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Pacifico, allerta nella barriera corallina. I motivi della contesa

Il dialogo per scongiurare i venti di guerra nel Pacifico. Mentre arriva a livello di guardia la tensione sullo Stretto, l’antidoto all’incombente conflitto “made in China” è racchiuso nell’appello a Taipei di Francesco.  Il Papa esorta i monaci buddisti di Taiwan: “Facciamo progredire la cultura dell’incontro“. Servono “un’adeguata formazione e un’educazione dei giovani a verità senza tempo e alla costruzione della pace”. Gli spazi sacri creati dai credenti devono essere “oasi di incontro”. Per contribuire a “un’educazione integrale della persona umana”. vanno, quindi, favorite le “opportunità di incontro, di apprendimento reciproco e di valorizzazione delle nostre diverse esperienze”. La cultura dell’incontro, infatti, “costruisce ponti e apre finestre sui sacri valori e principi che ispirano gli altri. Abbatte i muri che dividono le persone e le tengono prigioniere di preconcetti, pregiudizi o indifferenza”.

Tensione in aumento

“Le religioni hanno avuto uno stretto rapporto con l’educazione. Accompagnando le attività religiose con quelle educative, scolastiche e accademiche- evidenzia il Pontefice-. E anche oggi, con la saggezza e l’umanità delle nostre tradizioni religiose, vogliamo essere di stimolo per una rinnovata azione educativa che possa far crescere nel mondo la fratellanza universale”. C’è bisogno, secondo Jorge Mario Bergoglio, di “momenti di incontro autentico“. Che “possano diventare a loro volta preziose occasioni di crescita in conoscenza, sapienza, dialogo e comprensione”. Sale inteensione sullo scacchiere internazionale. Nel mar Cinese,Pechino testa l’asse Filippine-Usa. La Cina utilizza cannoni ad acqua contro le unità di Manila e preme su Taiwan. Una situazione che riguarda tutte le potenze di una regione fondamentale per la geopolitica contemporanea.

Mar cinese

La tensione torna a salire nel mar Cinese meridionale. Con un’impennata destinata a testare l’alleanza tra Usa e Filippine, appena rafforzata. Nel fine settimana la guardia costiera cinese ha utilizzato i cannoni ad acqua contro unità navali di Manila dirette a rifornire i suoi marines su Second Thomas Shoal. Tratto conteso di barriera corallina a meno di 200 km dall’isola filippina di Palawan e a oltre 1.000 km dal Dragone, parte di uno scontro territoriale di lunga data. Manila ha definito le azioni “illegali, eccessive e offensive”, tutte compiute in acque rivendicate come parte della sua zona economica esclusiva. Decidendo di promuovere una protesta formale – un’altra in aggiunta alle oltre 400 già fatte dal 2020 – all’indomani del sostegno espresso dal Dipartimento di Stato Usa a favore dell’alleato. Il presidente Ferdinand Marcos Jr ha infatti annunciato che il ministro degli Esteri Enrique Manalo aveva convocato l’ambasciatore Huang Xilian. Al quale “ha consegnato una nota verbale che include immagini e video” dell’incidente. Assicurando che il Paese intende tutelare la sua sovranità. “Continuiamo a far valere i nostri diritti territoriali di fronte a queste sfide”, ha detto Marcos. Aggiungendo che Manila era in attesa di risposta.

Basi militari

Pechino, da parte sua, attraverso la guardia costiera ha chiesto alle Filippine di rimuovere la nave da guerra incagliata sulla barriera corallina contesa. Replicando che il blocco delle navi filippine era “conforme alla legge” nell’ambito di azioni “professionali, sobrie e irreprensibili. In caso di ripetuti avvertimenti inefficaci, al fine di evitare collisioni, sono stati usati cannoni ad acqua come avvertimento”. La barriera corallina contesa, nota come Ayungin nelle Filippine e Ren’ai in Cina, ha avuto origine nel 1999, con una nave militare dell’era della Seconda guerra mondiale fatta incagliare da Manila per rivendicare l’area. Le unità filippine da allora portano rifornimenti ai marine di stanza sul relitto e l’incidente dello scorso fine settimana è stato il primo che ha visto la guardia costiera cinese ricorrere ai cannoni ad acqua contro tali missioni dal novembre 2021. Palawan è sede di una delle quattro basi militari a cui Manila ha recentemente concesso l’accesso alle forze armate statunitensi per l’addestramento congiunto. Lo stoccaggio di attrezzature. E la costruzione di strutture come piste e alloggi in forza dell’Accordo di cooperazione rafforzata per la difesa, siglato a febbraio 2023 da Manila e Washington. Il Dipartimento di Stato ha assicurato l’operatività del patto in caso di aggressione militare di Pechino. Ma è questa la novità della mossa.

Washington-Pechino

“La Cina sa che l’uso di cannoni ad acqua contro navi governative/militari filippine non raggiunge la soglia di intervento militare Usa ai sensi del trattato di sicurezza. Ed è proprio per questo che assistiamo a tattiche aggressive che arrivano alla linea senza oltrepassarla. Aspettiamoci di più”, ha notato su X (ex Twitter), Derek Grossman, analista di Rand Corporation. Sul fronte Taiwan, la prima linea rossa delle relazioni Washington-Pechino, il ministro della Difesa di Taipei ha riferito che sono stati rilevati fino a questa mattina 24 aerei e 7 navi militari cinesi intorno all’isola: un aumento del pressing cinese in vista del doppio scalo negli Usa del vicepresidente taiwanese Lai Ching-te a New York e a San Francisco (il 12 e il 18 agosto prossimi) nel suo viaggio in Paraguay per l’insediamento del presidente eletto Santiago Peña. Il network statale Cctv ha trasmesso anche un nuovo documentario sui preparativi dell‘Esercito popolare di liberazione per attaccare Taiwan. Mostrando soldati pronti “a rinunciare alla propria vita se necessario”.

Giacomo Galeazzi

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