Tartarini (Agricola Valtellina): “L’agricoltura è un settore difficile ma permette inserimenti lavorativi importanti”

L'intervista di Interris.it a Attilio Tartarini, referente del progetto di agricoltura sociale "Agricola Valtellina"

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L’agricoltura sociale rappresenta l’insieme di tutte quelle pratiche agricole che hanno la capacità di generare benefici per le fasce più deboli della popolazione. La stessa è presente da molto tempo, ma negli ultimi dieci anni ha visto una notevole crescita, evidenziando una diversificazione sia di esperienze che di soggetti proponenti e di beneficiari.

L’esperienza di “Agricola Valtellina”

In provincia di Sondrio, in un territorio la cui superficie è totalmente montana e le pratiche agricole estremamente difficili, un gruppo di cooperative sociali, ha deciso di dare vita ad un progetto denominato “Agricola Valtellina” nell’ottica di valorizzare le produzioni locali a filiera corta in modo sostenibile, ma soprattutto dare una possibilità di lavoro equo alle persone e alle famiglie in condizione di fragilità Interris.it ha intervistato il dottor Attilio Tartarini, agronomo e socio fondatore della cooperativa sociale “La Quercia” e referente del progetto “Agricola Valtellina”

L’intervista

Come nasce e che obiettivi si pone il progetto “Agricola Valtellina”?

“Faccio una breve premessa. L’agricoltura è un settore difficile e complesso, ma può permettere degli inserimenti lavorativi importanti, in quanto è un settore ad alta intensità di mano d’opera che ha compiti semplici di partenza, ma può anche evolvere verso cose più interessanti. Quindi, è possibile sia inserire persone che hanno dei limiti oggettivi, sia far crescere qualcuno e farlo diventare responsabile di qualcosa di interessante. Diverse cooperative, in provincia di Sondrio, si sono trovate ad operare in agricoltura, con diverse dimensioni ed era da un po’ di tempo che chi si parlava insieme e, grazie al progetto Agricola, si è cominciato anche a lavorare insieme e, conseguentemente, a trovare forme di collaborazione e commercializzazione comune. Lo stesso è stato sorretto, dal lavoro e dall’attenzione della Latteria di Chiuro, nonostante si sia svolto nel periodo estremamente difficile della pandemia”.

Che valore riveste per il vostro progetto l’inclusione lavorativa delle persone con fragilità e nel contempo la valorizzazione del territorio?

“Il lavoro agricolo nasce da una sensibilità per il territorio, dall’aver visto diversi spazi che l’agricoltura professionale non riesce più a coltivare perché, da una parte, richiedono un’intensità di manodopera troppo elevata e, dall’altra perché, i lavori ad alta intensità di manodopera, sono quelli che vengono svolti dalle cooperative sociali che si occupano di inserimento lavorativo. Per cui, tale specie di equazione abbastanza complessa, per la quale si riescono a fare questi lavori e, siccome si riesce a svolgerli ci si occupa di territori disagiati, costituisce la sfida delle cooperative sociali”.

Quali sono i vostri auspici per il futuro? In che modo chi lo desidera può aiutare la vostra opera?

“Stiamo lavorando affinché il progetto vada avanti, trovi nuovi stimoli e sia in grado di aumentare la dimensione dell’attività agricola delle cooperative sociali. Ciò significa di permettere alle stesse di fare più inserimenti lavorativi. Non stiamo parlando di numeri altissimi, ma comunque interessanti per un contesto come quello della provincia di Sondrio. Chi ci vuole dare una mano può offrire terreni da coltivare, oppure avvicinarsi alle cooperative per scoprire in quali spazi si può lavorare insieme o contribuire a far crescere questi percorsi”.

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