“Sogni e vai”, il progetto che realizza l’ultimo desiderio

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L'ambulanza del progetto "Sogni e vai"

Aiutare i malati terminali con problemi di ambulazione a realizzare l’ultimo sogno della vita. E’ ciò a cui risponde il progetto “Sogni e vai” realizzato in comune tra l’Associazione Provinciale di Soccorso Croce Bianca e la Caritas Diocesi Bolzano-Bressanone. Entrambe le associazioni da anni lavorano con persone gravemente malate: il Servizio Hospice della Caritas accompagnandole nell’ultima fase della loro vita, la Croce Bianca effettuando servizi di trasporto infermi. Da ciò è nata l’idea di coniugare la professionalità e l’esperienza di entrambe le organizzazioni per iniziare insieme questo nuovo progetto, concepito in primo luogo per esaudire i desideri di persone gravemente malate. In pratica, “Sogni e vai” aiuta le strutture sanitarie e le famiglie, che spesso non hanno né i mezzi né le possibilità, a realizzare i sogni dei propri cari contribuendo anche, al contempo, ad evitare l’isolamento dei malati dalla società, reinserendoli al centro della stessa, proprio dove si trovavano prima di ammalarsi. Un progetto che tocca le corde del cuore di pazienti, malati, familiari e di tutto il personale coinvolto, come racconta a In Terris David Tomasi, coordinatore per la Croce Bianca insieme a Giulia Frasca di Caritas del progetto “sogni e vai” della diocesi di Bolzano-Bressanone.

Intervista

Qual è la specificità del progetto “Sogni e vai”?
“E’ quello di esaudire l’ultimo desiderio dei malati terminali quando non vi è più la possibilità di muoversi con mezzi propri o non si hanno più le forze fisiche per muoversi autonomamente. Noi offriamo loro gratuitamente questa opportunità”.

Come è nata l’idea?
“L’idea è nata in Olanda e poi è stata esportata all’estero. In Germania esiste un tipo di servizio simile al nostro con dei partner internazionali con i quali già collaboravamo da anni. Grazie all’esperienza matura lì, abbiamo deciso di importare l’idea anche in Italia”.

Quali sono le richieste più frequenti da chi è in fin di vita o dai loro familiari?
“Diversamente da quanto si potrebbe pensare, non sono richieste difficili o particolarmente strane: nessun viaggio in mongolfiera intorno al mondo. I malati negli ultimi giorni di vita chiedono invece di rivedere e rimanere vicini ai propri cari almeno un’ultima volta. La richiesta più frequente è semplice: ritornare a casa, rivedere i propri cari, andare in luoghi immersi nella natura che hanno un valore affettivo. In definitiva, sono cose che si farebbero abitualmente se non ci fossero degli impedimenti fisici e la malattia che richiedono il trasporto in ambulanza”.

Come avete svolto il vostro servizio durante l’emergenza Covid?
“Abbiamo prudentemente scelto di interromperlo rimanendo fermi per circa due mesi per non mettere a rischio contagio il personale medico e, soprattutto, i pazienti. Molti di loro, tra l’altro, si trovano in case di riposo. L’accesso era di per sé impossibile a causa delle restrizioni del Governo e potenzialmente pericoloso per la loro salute, già fragilissima. Siamo ripartiti da qualche giorno dopo la riapertura degli spostamenti tra Regioni diverse, avvenuta lo scorso 3 giugno”.

Quando è avvenuto l’ultimo servizio effettuato?
“Pochi giorni fa ed é stato molto toccante. Abbiamo fatto un trasporto di una ragazza italiana gravemente malata che abita a Londra e che, come ultimo desiderio, ha chiesto di potersi vedere un’ultima volta con sua madre, anch’essa molto malata, che è ricoverata a Merano, in provincia di Bolzano. Tre giorni di viaggio per due volontari e un medico che sono partiti in ambulanza da Bolzano, sono andati a prendere la giovane donna a Londra e l’hanno accompagnata dalla madre per questo toccante ricongiungimento. Un viaggio di oltre 2600 Km reso possibile – con l’emergenza Covid in corso – anche dal supporto dei colleghi del progetto “Sogni e vai” della Gran Bretagna. E’ stato un viaggio impegnativo ma molto toccante per tutti, anche per gli operatori coinvolti direttamente nel trasporto. Grandissima poi la gioia della famiglia e delle due donne, madre e figlia, che si sono ritrovate unite prima della fine”.

E’ dunque un’importante esperienza anche per medici e volontari?
“Sicuramente sì. Anche per chi organizza il viaggio dall’ufficio, oltre che per chi poi lo effettua praticamente. Realizzare gli ultimi desideri di una persona morente che – senza il nostro servizio – non potrebbe farlo è qualcosa che scalda il cuore e che commuove anche quei medici e volontari che lo fanno da tanti anni”.

Vuole infine raccontarci una storia che l’ha toccata particolarmente?

 

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