“Violenza sulle donne: rompiamo il silenzio”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 0:01

In settimana il capo dello Stato, Sergio Mattarella, ha conferito trenta onorificenze al Merito della Repubblica Italiana a cittadine e cittadini che si sono distinti per atti di eroismo, per l'impegno nella solidarietà, nel soccorso, per l'attività in favore dell'inclusione sociale, nella promozione della cultura, della legalità e per il contrasto alla violenza.

Tra i nuovi Cavalieri dell’Ordine al Merito della Repubblica Italia, c’è Francesca Romana Capaldo, quarantunenne vice-questore aggiunto del Servizio Centrale Operativo della Polizia, premiata per – si legge nelle motivazioni – “la sua esemplare attività di contrasto e prevenzione alla violenza di genere sia nell'ambito dell'esperienza svolta nel controllo del territorio sia in quella presso gli uffici investigativi”.

Il suo nome è balzato agli onori delle cronache nella scorsa estate, per aver arrestato, insieme alla collega della mobile Roberta Rizzo, il capo della banda che ha violentato a Rimini una ragazza polacca in spiaggia e un trans dietro un cespuglio. Nella Giornata contro la violenza sulle donne, In Terris l’ha intervistata.

Dott.ssa Capaldo, è possibile descrivere l’emozione provata quando ha saputo dell’onorificenza?
“È stata una grande soddisfazione, un riconoscimento per il lavoro di squadra della Polizia di Stato. Si tratta di uomini e donne che quotidianamente portano avanti quella che è un battaglia di civiltà, contro la violenza di genere”.

In che modo la Polizia combatte questa battaglia?
“Nel Servizio Centrale Operativo, dove io lavoro, diamo un supporto alle squadre mobili impegnate sul territorio. Sulla base della nostra esperienza, abbiamo cercato di focalizzare l’attenzione non solo sulla repressione, ma anche sulla prevenzione della violenza di genere, che è un fenomeno oltre che criminale, anche culturale e sociale. I progetti che abbiamo realizzato si muovono in tal senso”.

Ad esempio il Progetto Camper…
“Esatto. Questa azione ha l’obiettivo di far emergere il sommerso attraverso una squadra multidisciplinare composta da esperti della Polizia, della squadra mobile, della divisione anti-crimine, ma soprattutto il quid è rappresentato dalle reti anti-violenza diffuse sul territorio. Queste ultime compiono un lavoro straordinario di supporto pratico alle donne: legale e psicologico. Il Camper va direttamente dalle donne cercando di aiutarle nella denuncia e mettendole a conoscenza di tutti gli strumenti che la normativa fornisce: come l’ammonimento per stalking o violenza domestica. È uno strumento importante perché allarga il novero dei soggetti titolati a chiedere un intervento per far interrompere la violenza”.

Al Progetto Camper è affiancato il Protocollo Eva…
“Un altro strumento molto importante, utilizzato dagli operatori del primo intervento. Esso rappresenta una sorta di memoria degli interventi per liti in famiglia, dove si celano magari vecchie storie di violenza domestica, fisica e psicologica. Queste segnalazioni vengono raccolte a prescindere dalla denuncia. E quindi nell’intervento successivo sarà possibile effettuare un arresto in flagranza per violenza o stalking, utilizzando quella prima segnalazione come un precedente. Queste informazioni vengono condivise anche con altre forze di polizia perché si trovano in una banca dati interforze”.

Quanto è importante l’approccio psicologico da parte di chi si relaziona con persone che hanno subito una violenza?
“Si tratta di reati dove esiste un retroterra di sofferenze che è difficile da far emergere nelle donne. Quindi c’è bisogno di un personale formato, capace di ascoltare, ma è importante anche mettere a disposizione sale protette, dove le donne possano sentirsi a loro agio, rispettare i loro ritmi nel raccontare facendole sentire protette”.

Lei ha incontrato le vittime delle violenze avvenute a Rimini l’estate scorsa…
“Sì, le abbiamo incontrate personalmente, i loro racconti ci hanno consentito di arrivare ad arrestare gli autori degli stupri, in particolare il capo branco, Guerlin Butungu, con cui abbiamo chiuso il cerchio su questi bruttissimi episodi”.

Che valore assumono i media nel contrasto al fenomeno della violenza?
“Svolgono una funzione fondamentale, nella misura in cui usano le frasi giuste. Perciò è importante non stigmatizzare mai, non far sentire le vittime corresponsabili, evitare di fare indiscrezioni sul loro aspetto fisico o sull’abbigliamento”.

Oggi è la Giornata contro la violenza sulle donne…
“È una Giornata molto importante, ma mi preme dire che i nostri progetti di contrasto al fenomeno sono continuativi. Per noi tutti i giorni è il 25 novembre. Intendo rivolgere un messaggio non solo alle donne, ma a tutti coloro i quali sono intorno a loro – sorelle, amiche, colleghe di lavoro – perché possono intercettare segnali preoccupanti e rompere il silenzio che molte volte caratterizza chi subisce violenze. Va ricordato, del resto, che la violenza non è un fatto privato, ma una violazione dei diritti umani che quindi riguarda tutti noi”.


© Fabio Caricchia

Se vuoi commentare l'articolo manda una mail a questo indirizzo: scriviainterris@gmail.com
Avviso: le pubblicità che appaiono in pagina sono gestite automaticamente da Google. Pur avendo messo tutti i filtri necessari, potrebbe capitare di trovare qualche banner che desta perplessità. Nel caso, anche se non dipende dalla nostra volontà, ce ne scusiamo con i lettori.