Storie italiane, l'appello di don Aldo all'umanità

ULTIMO AGGIORNAMENTO 12:19

Qattro storie che sono spaccati di una società, quella italiana, innervata da un disagio sociale. Ospitato negli studi del programma Rai Storie Italiane condotto da Eleonora Danieledon Aldo Buonaiuto, sacerdote dell'Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII e fondatore del giornale online In Terris, ha cercato di dare un'interpretazione a tali fatti che, sotto il manto criminoso, celano un malessere su più livelli. 

L'infanticidio di Benevento

È il caso di una donna trentaquattrenne che il 15 settembre scorso si è macchiata dell'omicidio del suo figlio di appena 4 mesi. L'infanticida, sordomuta, a mezzanotte ha lasciato il compagno nel centro di Quadrelle, in provincia di Benevento, ed ha inscenato un omicidio-suicidio. Stando alle prime rilevazioni degli inquirenti, la donna avrebbe prima lanciato il neonato nella scarpata, poi vi si sarebbe accanita con un ramo di legno, la “prova-madre” che avrebbe, difatti, incastrato la donna. Secondo le indagini, pare che la donna abbia denunciato il compagno per maltrattamenti e si attende domani l'esito di convalida dell'arresto. “Siamo rabbrividiti nell'apprendere queste notizie”, ha detto don Aldo, che ha sottolineato lo stato di “profonda solitudine e disagio” della persona. Il prelato, da sempre attento ai casi di disagio sociale, ha ribadito: “Ci troviamo dinanzi a una persona che ha assassinato una creatura”. La sua denuncia, però, si rivolge a una “comunità sociale, che parla dopo l'accadimento dei fatti […]. È importante non tanto chiacchierare dopo, magari sui social, ma che i nostri contesti sociali diventino realtà preposte a seguire chi vive nella disabilità“. L'appello di don Aldo è netto: “Non si può più attendere: bisogna seguire chi vive un disagio“. 

La donna accusata di abusi su minore a Macerata

Il disagio coinvolge anche adolescenti. È quello che ipotizzano gli inquirenti nel caso specifico avvenuto in provincia di Macerata, dove una donna di 39 anni è stata accusata di aver avuto rapporti sessuali con l'amico minorenne della figlia. Secondo le indagini, gli incontri sarebbero avvenuti tra 2014 e 2015 e, a confermarlo, vi sarebbero alcuni messaggi inviati dalla donna al ragazzo. Le accuse di violenza sessuale su un minore sarebbero aggravate da alcol e droga di cui la donna avrebbe fatto uso assieme all'adolescente. Secondo il legale della donna, dalle perquisizioni non c'è riscontro, mentre i messaggi ritrovati sul cellulare potrebbero dare adito ad equivocità solo se decontestualizzati: “Un ragazzino che viene sottomesso alle manipolazioni di un adulto è grave” ha detto don Aldo, che ha posto l'accento sulla “confusione sociale profonda“. Per il prelato, si sta assistendo a un sovvertimento dei ruoli con “ragazzini che vogliono fare gli adulti e gli adulti che si comportano da ragazzini […]. Qui la situazione è gravissima, perché un adulto che pensa di assoggettare un minore è solo da condannare” ha chiosato don Aldo.

Il caso della prostituzione minorile a Mondragone

La posizione del sacerdote sulla sottomissione di persone vulnerabili è un problema endemico nelle nostre società. Quale erede spirituale di don Oreste Benzi, don Aldo lotta da sempre contro la tratta di donne, spesso minorenni, provenienti dai Paesi africani e costrette a prostituirsi in tutta Italia. Sull'argomento, il sacerdote ha scritto il libro Donne Crocifisse: un racconto corale delle vittime della tratta della prostituzione, che è stato accolto con grande fervore dallo stesso Papa Francesco, il quale ne ha curato la prefazione. Spesso questi casi avvengono in casa nostra. È il caso del racket della prostituzione di ragazzini a Mondragone, denunciato per la prima volta in un'inchiesta del quotidiano Avvenire lo scorso ottobre. Al caso diede un apporto decisivo lo stesso programma Storie Italiane, che documentò in diretta l'adescamento di un ragazzino in pieno giorno. Davanti al problema, tutt'altro che un caso isolato, ma piuttosto una vera e propria rete criminale, don Aldo ha usato parole durissime: “Acquistare il corpo di un minorenne è una violenza inaudita. Le persone non si possono comprare per nessuna ragione”. Per il prelato, il problema vergognoso di tale episodio, come di tanti altri, sta nel carattere “insopportabile” di un'”ingiustizia fatta sotto gli occhi di tutti […]. La prostituzione minorile – continua don Aldo – è un crimine che va combattuto senza se e senza ma. Si tratta di bambini che dovrebbero andare a scuola”.

La storia di Marcello, sulla gru per protesta

Gli scampoli di “disumanità” non sono relegati soltanto ad episodi criminosi. Spesso, infatti, la mancanza di dialogo innerva anche la quotidianità. Non mancano, infatti, contesti di pubblica amministrazione dove, complice una burocrazia talvolta pesante, l'appello dei cittadini resta inascoltato. È il caso di Marcello Finizi, titolare di uno stabilimento triestino, che vive da oltre cinque mesi su una gru per protesta. Dopo la chiusura del suo stabilimento e il pignoramento della casa a causa di un debito di oltre centomila euro, Marcello sfida le intemperie e la vita all'aperto per urlare il suo “no” alla direttiva Bolkestein, che di fatto dal 2006 ha liberalizzato la mobilità delle aziende che intendono offrire servizi in un Paese diverso da quello di origine. Per Marcello, l'effetto della direttiva di matrice europea ha comportato la chiusura dello stabilimento davanti a realtà imprenditoriali più grandi e, dunque, più competitive, e il suo conseguente, ingente indebitamento. Ancora oggi l'uomo protesta perché chiedere un finanziamento che avvii un'impresa, oggi risulta – a detta sua – molto difficile: “Davanti a questo gesto estremo – ha detto don Aldo – dobbiamo agire con umanità“. Il prelato ha fatto un appello al dialogo: “Cominciamo con un po' di umanità e dignità affinché le istituzioni locali trovino la via per seguire questa persona” ha ribadito il sacerdote.

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