Sos prostituzione, dilaga l'ingiustizia più antica del mondo

ULTIMO AGGIORNAMENTO 9:40

L'indagine si è conclusa con la richiesta del pubblico ministero di Venezia, Federica Baccaglini di un provvedimento restrittivo per gli indagati e così la squadra mobile ha arrestato cinque italiani per favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione.

Il monito di don Buonaiuto

La legalizzazione della prostituzione non è la soluzione ma un moltiplicatore della più antica ingiustizia del mondo.”Tre anni e mezzo fa, papa Francesco venne a visitare una nostra casa rifugio per le vittime della prostituzione coatta e sentì il bisogno di chiedere perdono per tutti i sedicenti cristiani che avevano violato la dignità di quelle che don Oreste Benzi chiamava le “nostre sorelline” e che un direttore di giornale onnipresente in tv, ripetutamente sprezzante nei confronti della dignità umana, bolla scandalosamente come “puttane”- osserva don Aldo Buonaiuto, sacerdote anti-tratta della Comunità Papa Giovanni XXIII e autore del saggio-inchiesta “Donne crocifisse” (Rubbettino, con la prefazione di Papa Francesco)-. Il libro “Donne crocifisse” si conclude con un sogno: la richiesta di perdono da parte dei governanti. I politici devono scegliere di stare dalla parte di chi chiede perdono, piuttosto che schierarsi con chi vuole continuare a umiliare la dignità delle donne crocifisse”.

All'interno dei night

Ci sono anche i gestori di due night club tra le persone arrestate dalla squadra Mobile di Venezia che ha scoperto un giro di prostituzione in cui erano coinvolte una cinquantina di ragazze, tutte dell'Europa dell' est, soprattutto romene, riferisce la Nuova Venezia. Prostituzione che avveniva, secondo quanto emerso nell'indagine, che si prostituivano all'interno dei night club chiusi nel blitz. Tutti gli indagati sono accusati, a vario titolo, di favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione. Le ragazze, infatti, consegnavano ai gestori dei night dal 50 al 70% del guadagno per le prestazioni. L'indagine, coordinata dal pm Federica Baccaglini, è cominciata alcuni mesi fa grazie a un esposto anonimo. La squadra mobile ha ricostruito un giro d'affari da migliaia di euro. Le ragazze, assunte con regolari contratti come collaboratrici nei night club, in realtà si prostituivano. I servizi che i locali offrivano erano tre: prestazioni sessuali all'interno del privè che costavano 150 euro a mezz'ora, in albergo (fino a 500 euro), mentre per una notte a casa del cliente si arrivava anche a 1.500 euro, evidenzia la Nuova Venezia. L'organizzazione era tale che le donne, in caso di prestazione fuori dal club, portavano con sé i Pos per consentire ai clienti di pagare con la carta di credito. I pagamenti venivano mascherati ad esempio con l'acquisto di bottiglie nel locale.

Allerta minori

A Napoli, documenta il Giornale, una zona dove è dilagante la prostituzione su strada, tra i residenti c’è chi lancia l’allarme. Tra via Gianturco, i vicoli del rione Luzzatti e via Taddeo Sessa a vendere il proprio corpo sono principalmente donne originarie di Paesi dell’Est Europa. Calcano i marciapiedi anche alla luce del sole, in un’area durante il giorno solitamente trafficata per il viavai dal vicino Centro direzionale. In questo contesto di degrado, dove i residenti da tempo urlano l’abbandono e i disagi che ne conseguono, si affaccia una realtà devastante, quella della prostituzione minorile. Nel quartiere, riferisce il quotidiano diretto da Alessandro Sallusti, c’è chi riferisce di ragazzine impegnate a consumare rapporti sessuali all’aperto. Cristina dichiara di aver assistito a una trattativa tra tre bambini e un presunto pedofilo. “Erano tre ragazzini che avevano 10,11 anni. Loro volevano 30 euro e lui, il ragazzo, chiedeva 10”, racconta oggi. Ha assistito alla contrattazione dalla finestra di casa sua, circa un anno fa.

Sesso in strada con i bambini 

“Alla fine mi sono messa urlare per farlo allontanare. Non ho mai denunciato perché lo feci scappare e non riuscì a prendere il numero di targa”, spiega al Giornale. Quell’episodio non sarebbe isolato. I residenti raccontano che non è raro vedere scene di sesso all’aperto tra ragazzine e anziani. “Loro (i minori) escono e trovano le macchine nel viale sulla Decima, dove non c’è nessuno”, racconta Cristina, che rivela di aver visto personalmente dei ragazzi giovanissimi consumare rapporti con persone anziane. “Una ragazzina – dice al Giornale– stava facendo sesso orale con un uomo anziano e tre ragazzini stavano facendo sesso, sempre con un uomo anziano, in una macchina grande”. “Qui non passa mai nessuno e si mettono qua sotto”, spiega, indicandoci il punto, proprio sotto la finestra di casa sua. Cristina vive in un parco con accesso da via Gianturco.

Infanzia violata

Il marciapiede dirimpetto è coperto da una distesa di preservativi usati. Di fronte vivono decine di famiglie. L’idea di qualche residente è che a prostituirsi siano alcuni dei bambini che vivono nel vicino campo rom. “E chi può essere? – osserva Cristina al Giornale- Solo loro. Perché, qui, i bambini nel rione di sera non escono, c’è il coprifuoco”. Un dramma nel dramma, se fosse così, che decreterebbe il fallimento delle politiche di inclusione sbandierate dal sindaco De Magistris e che richiederebbe un intervento urgente per dare fine a quella che, secondo i racconti dei testimoni, sembra essere un’infanzia violata a cielo aperto.

 

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