Siria: a Raqqa migliaia di civili intrappolati nel fuoco incrociato

ULTIMO AGGIORNAMENTO 4:34

A Raqqa migliaia di civili sono intrappolati nella morsa dei fuochi incrociati. Lo denuncia l’organizzazione umanitaria Amnesty International, che in un comunicato riporta la gravissima situazione presente nella città del nord della Siria, definita un “labirinto mortale”. Nella cosiddetta “roccaforte Isis”, imperversa infatti da settimane la battaglia per spezzare l’assedio del sedicente Stato Islamico.

In molti cercano, fra rischi altissimi, la fuga verso i confini esterni, mentre tutto il resto della popolazione tenta di sopravvivere nella totale privazione di ogni bene essenziale. Raqqa, antichissima città fondata sulle rive del fiume Eufrate, contava (prima della conquista del Califfato nel gennaio del 2014) quasi 200mila abitanti. Oggi, si presume che siano poche migliaia.

Il comunicato di Amnesty

“Mentre si intensifica la battaglia per riprendere Raqqa dall’Is, i civili sono bloccati sotto il fuoco di tutte le parti in causa – ha spiegato Donatella Rovera, Alta consulente di Amnesty International per le risposte alle crisi – Sapendo che l’Is usa i civili come scudi umani, le forze siriane democratiche e quelle americane devono raddoppiare gli sforzi per proteggere i civili evitando raid sproporzionati o indiscriminati e creando zone di uscita sicure”.

“Un ponte per…”

Tra le pochissime agenzie umanitarie ancora presenti sul territorio per portare aiuto di base, soprattutto sanitario, c’è anche “Un Ponte per..”, testimone di  una “situazione davvero terribile”.

“Proseguire l’azione di sostegno a questa popolazione è una sfida irrinunciabile – spiega Domenico Chirico, coordinatore interventi in Siria, riportato da Radio Vaticana -. Occorre negoziare ogni metro che si percorre con l’ambulanza. I rischi sono altissimi anche per noi. Ma non possiamo mollare, soprattutto nella prospettiva di una prosecuzione della battagli per altri due, tre mesi. La zona è totalmente priva di presidi sanitari. Spesso i civili muoiono – conclude drammaticamente – per l’impossibilità ad essere medicati dopo essere stati feriti”.

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