Settecento euro al mese per chi va a vivere in Molise

ULTIMO AGGIORNAMENTO 10:30

Lo spopolamento dei piccoli centri è un problema apparentemente insolubile soprattutto nel centro-sud. Scarsità di servizi, mancanza di opportunità di lavoro, depauperamento socio-economico del territorio a causa dell’incessante inurbamento e di migrazioni interne verso nord e verso l’estero sembrano cause insormontabili di un trend che accomuna tutte le realtà centrali e meridionali.  Nell’entroterra marchigiano, nelle province di Macerata, Fermo e Ascoli Piceno colpite dal terremoto del 2016,  sono 83 i Comuni del cratere. “Nel 72% di questi risiedono meno di 3.000 abitanti che già soffrivano dei mali tipici delle aree interne: marginalità geografica e carenze di infrastrutture, invecchiamento, emigrazione dei giovani- sottolinea Avvenire-. Un lento declino favorito dai ritardi nell’opera di ricostruzione. Come nelle aree martoriate dal terremoto in Umbria, Abruzzo e Lazio dove anche prima del sisma la popolazione diminuiva, a causa della crisi economica”. Ma se prima nelle Marche spariva un piccolo borgo di 800-1000 abitanti, dopo il terremoto scompare in media, ogni anno, un comune grande come Sarnano, che conta 3.100 residenti, come documento uno studio di Nico Bazzoli, ricercatore di sociologia del territorio dell’“Università Carlo Bo” di Urbino. A cercare una soluzione ad una dinamica demografica che appare irreversibile è ora l’amministrazione della seconda più piccola regione italiana.

Verifiche sui reali trasferimenti

“Il 16 settembre nel Bollettino della Regione Molise arriverà infatti il bando che stanzia 700 euro mensili per chi prende la residenza in uno di questi paesi e apre un’attività per almeno cinque anni – riferisce il Corriere della Sera -. Almeno 100 Comuni molisani su 136 hanno meno di duemila abitanti. Sempre più spopolati, rischiano di scomparire”. L’iniziativa della Regione Molise sarà avviata tra una settimana. “Per candidarsi al reddito di residenza attiva c’è tempo 60 giorni. Le domande verranno vagliate con attenzione e i nuovi arrivati saranno controllati per evitare che il loro trasferimento in Molise sia davvero attivo- sottolinea il Corriere-. Il bando proposto da Antonio Tedeschi, consigliere della giunta di centrodestra presieduta da Donato Toma, prevede lo stanziamento di un milione di euro, attingendo a un fondo vincolato del ministero dello Sviluppo che lo ha autorizzato”.

Rischio desertificazione

Tremila comuni, in Italia, sono a rischio desertificazione. “Dove non si produce ricchezza la gente non può più vivere, allora lo Stato smantella servizi ritenuti “inutilmente costosi” come ospedali, punti nascita e uffici”, avverte Avvenire. Non si provvede più alla manutenzione delle infrastrutture (quando ci sono) e i giovani, terminato il ciclo scolastico, fanno le valigie per trovare lavoro altrove. “A presidiare il territorio rimangono solo gli anziani, finché campano- evidenzia il quotidiano dei vescovi italiani -. Così si perdono tradizioni e identità locali. E muoiono i luoghi”. È il fenomeno dello spopolamento che, accompagnato dall’invecchiamento, interessa i piccoli centri soprattutto del Sud e delle Isole, ma anche larghe sacche montane nel Centro e nel Nord della Penisola penalizzate da isolamento o da gravi calamità naturali come il terremoto o i dissesti idrogeologici. Una legge del 2017, la 158, la “salva borghi” prevede misure per il sostegno e la valorizzazione dei piccoli Comuni, favorendo la riqualificazione e il recupero dei centri storici. Le risorse disponibili: 160 milioni di euro fino al 2023. “Serve una rivoluzione culturale – dichiara ad Avvenire Massimo Castelli, sindaco di Cerignale, nel Piacentino, e coordinatore Anci Piccoli Comuni –, alle spalle delle grandi città abbiamo un “Ovest” da riscoprire”. E fa un appello: “La legge ha aperto un hotel a venti piani: ci fanno prendere l’ascensore o le scale per salire? Ora è necessario trovare soluzioni per superare l’impasse attuale, dalla flat tax territoriale a nuove infrastrutture tecnologiche”. Ma la situazione resta grave.

Esodo incessante

In base a un rilevamento Anci su dati Istat, dal 1971 al 2015 sono 115 le municipalità che hanno registrato un esodo dei residenti superiore al 60%. Le province con i tassi di emigrazione più consistenti si trovano nel Nord (Bolzano, Vicenza, Mantova, Imperia e Trieste) e in Sicilia (Agrigento, Catania, Caltanissetta ed Enna). Oltre lo Stretto, in particolare, la quota dei giovani fino a 24 anni senza un lavoro tocca il 53,6%.  In Sicilia per arginare lo svuotamento dei paesi diverse amministrazioni locali hanno messo in vendita case abbandonate nei centri storici a costi irrisori (tipo un euro) con l’obbligo per i nuovi proprietari di ristrutturarle perché spesso sono a rischio agibilità: è accaduto a Sambuca, Salemi, Gangi. “Una scelta che hanno preso, in altre regioni, anche i sindaci di Bormida (Liguria), Carrega Ligure (Piemonte), Ollolai (Sardegna) o Fabbriche di Vergemoli ( Toscana)- evidenzia Avvenire-. In Calabria il comune di Vaccarizzo, 500 anime, frazione di Montalto Uffugo, in provincia di Cosenza, è stato addirittura “adottato” dal Mit ( Massachusetts Institute of Technology) di Boston ed è destinato a diventare un esempio internazionale di rigenerazione del territorio urbano”. C’è poi il caso più recente di Esino Lario, Comune lombardo che ha simbolicamente “messo in vendita” il municipio per 200 mila euro e a pochi denari anche i monumenti del paese che sovrasta il lago di Como: una provocazione, il grido d’allarme di uno dei tanti piccoli centri “dimenticati”.

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