Rinunciò alle cure per far nascere il figlio, morta mamma coraggio

ULTIMO AGGIORNAMENTO 17:18

Mamma coraggio, così viene definita Caterina Morelli da chi la conosceva. Una giovane di 37 anni la cui storia ha commosso e incantato tutta l’Italia. Una storia di santità ordinaria e possibile che per tanti tratti ricorda quella di Chiara Corbello Petrillo, proclamata dalla Chiesa cattolica, nel 2018, Serva di Dio. I funerali di Caterina si sono svolti sabato 9 febbraio nella basilica fiorentina della Santissima Annunziata. Durante la celebrazione, il Cardinale, l’Arcivescovo Giuseppe Betori, nel ricordare l’amore sconfinato per la vita della giovane, ha parlato di lei come espressione di “puro Vangelo”.

La storia

Caterina è morta nella notte tra il 7 e l’8 febbraio. Faceva il medico, al Meyer, l’ospedale dei bambini tra i più conosciuti al mondo. Dai bambini era amata e lei amava i bambini al punto che per la vita del suo secondogenito ha rinunciato alla propria. Caterina, nel 2012, mentre era in dolce attesa, scoprì di essere affetta da un tumore aggressivo ed esteso. Decise di portare avanti la gravidanza rinunciando alla chemioterapia a favore di cure meno invasive. Dopo il parto ha lottato sette anni contro la malattia “senza smettere un minuto di vivere e di voler vivere con passione, con intensità, con gusto, tanto da stupire chi la conosceva e conosceva le sue condizioni. Fino alla fine ha voluto occuparsi della casa, dei suoi figli, ha vissuto tutto quello che poteva permettersi di vivere, e alla grande”. A raccontarlo è don Filippo Belli, l’amministratore apostolico di San Pietro a Careggi, nei pressi del grande ospedale del capoluogo toscano. Conosceva Caterina e nella sua chiesa la salma della giovane ha anche sostato in attesa di essere tumulata.
“Non si è mai rassegnata – ha ribadito don Filippo – chiedeva continuamente e faceva chiedere a Dio la guarigione, ma soprattutto non ha smesso un istante di chiedere la santità per sé e per la sua famiglia. L’estate scorsa ebbe a dire che per lei la santità era diventata ‘un problema quotidiano’, ma non per poter essere più pia e perfetta agli occhi del mondo, ma per poter essere felice”. “È capitato a tanti, anche al sottoscritto – racconta ancora il sacerdote fiorentino – di avvicinarsi a Caterina pensando di doverla in qualche modo confortare e aiutare, per poi ritrovarsi invece travolti da una serenità, un amore, una dedizione e un’attenzione alla persona, che lasciavano sconvolti. In lei viveva e traspariva un grande mistero, una luce particolare, ma che lei sapeva bene individuare e segnalare: la presenza amorosa di Gesù nella sua vita”.

Gli ultimi giorni

La sua casa era diventata negli ultimi tempi una sorta di santuario. Tantissime persone andavano a salutarla, a parlare con lei, a pregare. “Ma si capiva bene che volevano vederla perché in lei, nel suo volto, nelle sue poche parole, stando con lei, ravvisavano la presenza di Gesù. Del resto – commenta in conclusione don Filippo – lo avevamo tutti capito: Caterina era pronta, era serena, si era completamente consegnata, consegnando a Dio anche il suo più grande e ultimo cruccio, ovvero la vita e il futuro senza di lei di suo marito e dei suoi figli. Per la figlia maggiore aveva chiesto di anticipare la Prima comunione per poterci essere. Ci è riuscita. È successo pochi giorni prima di entrare in coma”.

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