Pranzo d'Amore, la ricetta contro la cultura dello scarto

ULTIMO AGGIORNAMENTO 15:16

Si nasce liberi ma si può morire schiavi, non solo per indigenza, ma anche a causa di quelle povertà, morali, sociali e culturali che ci fanno diventare prigionieri di una società incapace di mettere al centro la dignità dell'uomo”. Con queste parole il presidente del RnS, Salvatore Martinez, ha introdotto la presentazione in conferenza stampa del “Pranzo d'Amore”. Un'iniziativa ideata dal progetto Prison Fellowship Italia Onlus in collaborazione proprio con il Rinnovamento e Fondazione Alleanza, che si svolgerà il 18 dicembre in 13 Istituti penitenziari, con l'obiettivo di rendere il Natale all'interno delle carceri un vero momento di fraternirà e accoglienza, attraverso un pranzo preparato da un team di prestigiosi chef e servito da personaggi del mondo del cinema e della cultura: “Oggi a fare notizia è il business – ha detto ancora Martinez -, a vincere è l'azione commerciale: con il 'Pranzo d'Amore' noi intendiamo proporre una sfida per superare la 'cultura dello scarto', come afferma Papa Francesco, e ‘investire in umanità’, a partire da quella considerata ‘perdente’. Dio può far sorgere figli dalle pietre: anche i cuori più duri possono aprirsi!”.

Gli “ingredienti” del Pranzo d'Amore

La “ricetta” del Pranzo d'Amore è semplice: creatività e curiosità, amalgamate per crerare un impasto di gentilezza e generosità, per far sì che la festa del Natale sia davvero inclusiva e accogliente per tutti, senza esclusioni di sorta. D'altronde, il progetto di Prison mira proprio a questo: “sprigionare” il bene per rendere speciali le festività di coloro che, oggi, sono definiti “ultimi”: “L'ingrediente principale – ha spiegato Marcella Reni, presidente dell'organizzazione PFItalia Onlus – è l’amore, lo sguardo con cui i volontari servono per far sentire primi gli ultimi”. Questo perché, ha detto ancora – “occorre rispondere con fatti concreti, vincendo lo stigma sociale dell'indifferenza e raggiungendo tutte le periferie esistenziali possibili”.

Uno spirito di solidarietà

Don Raffaele Grimaldi, ispettore generale dei Cappellani penitenziari in Italia, ha invitato a non dimenticare “che quando entriamo in un Istituto penitenziario siamo consapevoli che chi vive dietro le sbarre ha ricevuto una sentenza umana; ma c’è altro: prima di tutto c'è sempre la giustizia di Dio, che salva e redime ciascuno di noi”. Il Pranzo d'Amore, infatti, poggia su un'idea di inclusione che possa rappresentare uno stimolo per una futura rinascita di una vita nella società, come spiegato anche dalla testimonial Nancy Brilli, che per la prima volta aderisce al progetto: “Condividere un pranzo è un modo per dare una seconda possibilità, perché c’è in ogni uomo la volontà di migliorare”. E, per celebrare al meglio questo spirito di solidarietà e fratellanza, non potrà mancare un menù d'eccezione: “Preparerò un risotto con robiola ai tre latti e polvere di olive; pancia di maiale bollito e tiramisù al sifone”, ha annunciato lo chef stellato Giuseppe Iannotti, del Ristorante “Krèsios”. A lui sarà affidata la cucina del penitenziario di Salerno: “Accetto volentieri la collaborazione a questo evento, anche se inizialmente non volevo partecipare. Non è la prima volta che entro in carcere, ma certe esperienze ti arricchiscono. Ho la fortuna di lavorare nel luogo più democratico del mondo: la tavola”.

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