“Piccoli schiavi invisibili”, sempre più bambini e adolescenti sono vittime della tratta

ULTIMO AGGIORNAMENTO 13:09

Sempre più bambini e adolescenti sono vittime della tratta e dello sfruttamento. E’ il preoccupante quadro che viene riportato da Save the Children, che un nuovo rapporto, intitolato “Piccoli schiavi invisibili“, analizza i dati raccolti in 106 Paesi, denunciando una situazione davvero drammatica: su 63.251 casi rilevati a livello globale, infatti, ben 17.710 (ovvero 1 caso su 4) riguardano bambini o adolescenti, con una larga prevalenza di genere femminile (12.650); inoltre, i minori rappresentano il secondo gruppo più numeroso tra le vittime di tratta dopo le donne. Il fenomeno della tratta si dimostra ben radicato anche nei paesi dell’Unione Europea, dove lo scorso anno, rispetto ai numeri raccolti tra il 2013 e il 2014, risultano almeno 15.846 vittime accertate (o presunte), di cui le donne rappresentano il 76% e i minori il 15% (pari a 2.375), mentre le forme di sfruttamento principali emerse sono la prostituzione forzata (67%) e lo sfruttamento lavorativo (21%) soprattutto in ambito agricolo, manifatturiero, edile, nei servizi domestici e nella ristorazione. Il dossier, diffuso da Save the Children, in vista della giornata mondiale contro la tratta di esseri umani, approfondisce in particolare i dati e i profili dei gruppi più vulnerabili ed esposti in Italia, i ruoli e le responsabilità degli sfruttatori o offender che gestiscono il traffico e la tratta verso e nel nostro Paese, e l’allarme destato in particolare da alcuni territori.

La situazione in Italia

Nel Bel Paese, nel 2016, le vittime di tratta effettivamente censite e inserite in programmi di protezione sono state complessivamente 1.172, di cui 954 donne e 111 tra bambini e adolescenti, in gran parte di genere femminile (84%). Le vittime under 18 sono soprattutto di nazionalità nigeriana (67%) e rumena (8%), e, anche se lo sfruttamento in economie illegali come lo spaccio (10% circa), lo sfruttamento lavorativo (5,4%) e l’accattonaggio (3,6%) sono abbastanza frequenti, lo sfruttamento sessuale rappresenta quasi la maggioranza dei casi (50%), con un andamento purtroppo crescente. Save the Children, infatti, registra tra il gennaio del 2015 e l’aprile del 2016, ben 356 contatti con vittime o potenziali tali, un numero aumentato di quasi 4 volte tra il maggio del 2016 e il marzo del 2017, quando i contatti hanno raggiunto quota 1.313i. In una sola sera, nel maggio 2017, un’ampia rete di attori pubblici e privati della Piattaforma nazionale anti-tratta, rilevò circa 3.280 persone in strada vittime, o presunte tali, di cui almeno 167 sarebbero bambine o adolescenti (5,1%).

Un giro d’affari da 32 miliardi di dollari

Il numero di minori stranieri non accompagnati che raggiungono l’Italia via mare, più che raddoppiato nel 2016 (25.846) rispetto al 2015 e ulteriormente cresciuto nei primi mesi del 2017, si conferma come uno dei gruppi di bambini e adolescenti maggiormente esposti alle diverse forme di tratta e sfruttamento nel nostro Paese. Sempre maggiore anche il bacino di ragazzine nigeriane condotte nel Bel Paese con l’inganno e costrette a prostituirsi, insieme a un numero crescente di minori provenienti dell’Europa est, di ragazzi bengalesi vittime dello sfruttamento lavorativo, e di minori che si considerano “in transito” in Italia e si riconsegnano nelle mani di altri trafficanti per proseguire il loro viaggio verso il nord Europa. Sono loro il volto più frequente di un business criminale che nel mondo muove un giro d’affari di 32 miliardi di dollari (seconda fonte di reddito per le organizzazioni criminali dopo il traffico di droga), e in Europa conta almeno 12.760 adulti sospetti o incriminati (di cui 3.187 femmine).

I protettori

In Italia, benché il loro numero sia maggiore, gli adulti sospettati o incriminati per reati connessi alla tratta o allo sfruttamento sono 324, in maggioranza uomini e di origine rumena (89), nigeriana (85) e italiani (47), e la Corte d’Appello di Palermo segnala un allarme per il raddoppio tra 2015 e 2016 dei casi legati a riduzione e mantenimento in schiavitù e un numero triplicato di casi legati alla tratta, mentre a Catania i soggetti legati al reato di tratta sono passati addirittura da 1 a 48 nello stesso periodo. Chi sono i “protettori”? Romeni, nigeriani e italiani. La tratta e lo sfruttamento in Italia, ad oggi, coinvolge attivamente quasi 15.000 minori, già vittime di attività come spaccio e prostituzione. Questi ultimi, hanno, in 1 caso su 2, tra i 16 e i 17 anni e sono in maggioranza italiani (10.990, comprese 1.167 femmine), originari di alcuni paesi dell’Africa (1.551, di cui 73 ragazze), ma anche rumeni (747 maschi di cui 156 femmine).

Non solo prostituzione

​Ristorazione, commercio, agricoltura e manifattura. Anche in questi campi lo sfruttamento lavorativo dei minori, sia italiani che stranieri, è in aumento. Le segnalazioni raccolte dagli Ispettorati del Lavoro sono cresciute da 172 a 236 tra il 2014 e il 2016. In questo contesto, le regioni con il maggior numero di segnalazioni sono state la Lombardia (83), Puglia (49) ed Emilia Romagna (28), territori in cui i minori vengono sfruttati in settori come alloggio e ristorazione (93 casi), commercio (32), agricoltura (27) o manifattura (27).

Italia, sempre più bambini sfruttati

Ma se la tratta è un fenomeno che si estende in quasi tutti gli stati del mondo, ci sono alcuni territori in Italia che destano particolare preoccupazione per la crescente esposizione di bambini e adolescenti a rischi gravissimi. In Calabria, ad esempio, ciò è determinato da un numero di sbarchi sempre maggiore (385 quelli registrati da gennaio 2016 a giugno 2017), con un numero elevato di minori non accompagnati, (ben 7.617, circa 15,5% del totale), un dato che evidenzia la grave inadeguatezza di alcune strutture di prima accoglienza e le carenze del sistema di protezione. A Roma, oltre allo sfruttamento lavorativo in attività illegali, e allo sfruttamento sessuale che continua a coinvolgere i minori non accompagnati, soprattutto egiziani, si registra anche una diminuzione progressiva dell’età (fino a 14 o 13 anni), delle minori nigeriane e rumene costrette a prostituirsi e dei minori “in transito”, in particolare eritrei, particolarmente vulnerabili perché fuori dal sistema formale di protezione.

Vittime di violenza

Non va dimenticato che i minori diretti in altri Paesi sono esposti ad un rischio continuo e sempre maggiore di violenze di qualsiasi tipo, sfruttamento e ricatti da parte di adulti che approfittano della loro vulnerabilità. Ciò accade anche ai nostri confini, come a Ventimiglia, dove, a seconda dei periodi, stazionano in decine o centinaia sugli scogli per tentare di raggiungere la Francia (3.000 quelli passati presso la Chiesa di Sant’Antonio alle Gianchette solo nel 2016). La procedura di ricollocamento in altri stati europei, che nel caso dei minori non accompagnati su un bacino potenziale di circa 1.000 beneficiari in Italia è stata finora applicata a pochissimi ragazzi (completata in 6 casi, 12 quelli in attesa di trasferimento, 25 in attesa di approvazione dal Paese di destinazione, 38 le richieste istruite), sarebbe l’unico strumento sicuro e legale per garantire protezione e rispetto del superiore interesse dei minori sancito dal diritto internazionale.

Un fenomeno sempre più organizzato

“La lotta ai trafficanti e agli sfruttatori dei minori deve essere ferma e inflessibile, a partire dai paesi di origine e di transito dei tanti bambini e adolescenti soli che raggiungono poi anche il nostro Paese e l’Europa”, dichiara Raffaela Milano, direttrice dei programmi Italia-Europa di Save the Children. “E invece della sicurezza e di una opportunità di futuro si ritrovano di nuovo nelle mani di chi è pronto a sfruttarli e ad approfittare di loro. Le evidenze ci dicono anche, purtroppo, che c’è una vera e propria filiera criminale sempre più organizzata, che adesca all’origine i minori e li sposta attraverso i confini, dove quasi tutti, e soprattutto tutte, subiscono violenze di ogni tipo, prima di arrivare in Italia dove il sistema di accoglienza e protezione, e quello di contrasto alla tratta e allo sfruttamento, non riescono ancora a intervenire efficacemente per strapparli alle mani dei loro aguzzini e dei ‘clienti’ che abusano di loro sia nello sfruttamento sessuale che lavorativo”.

“Una priorità assoluta”

““I paesi europei hanno la possibilità di offrire un’opportunità di salvezza e futuro concreta a tutti questi minori che hanno già vissuto esperienze orribili. L’accesso alla procedura di ricollocamento dei minori soli deve essere una priorità assoluta e, nel loro caso, la lista dei paesi di origine eligibili dovrebbe essere estesa anche agli altri paesi d’origine dei minori che si considerano in transito – aggiunge Milano -. Dal punto di vista più generale dell’accoglienza di tutti i minori non accompagnati presenti nel nostro paese, l’Italia ha fatto molto approvando la nuova legge 147/2017 che istituisce finalmente un sistema nazionale strutturato, che deve ora essere applicata al più presto per rafforzare la rete di protezione. Inoltre, l’emanazione del Piano Anti-Tratta 2016-18, costruito anche grazie al contributo di molte organizzazioni impegnate nel settore tra cui Save the Children, rappresenta una grande opportunità se verrà previsto un adeguato e specifico intervento dedicato ai minori attraverso servizi di contrasto e fuoriuscita a loro destinati”, conclude.

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