Ospizi-lager: l’Italia non è un Paese per anziani

ULTIMO AGGIORNAMENTO 10:37

Ventuno anziani su mille sono ospiti di strutture residenziali socio-assistenziali e socio-sanitarie. “Non è un paese per vecchi” è il titolo di un romanzo dello scrittore premio Pulitzer Cormac McCarthy e di un film premiato con quattro Oscar, ma si attaglia tristemente al resoconto delle ispezioni dei Nas nelle case di riposo italiane. In ogni regione i nuclei antisofisticazioni e sanità dei carabinieri scoprono quotidianamente strutture fatiscenti, scarsa assistenza medica, violazioni di norme sanitarie, pessime condizioni igieniche. Due anziani su tre tra quelli assistiti nelle residenze ha più di 80 anni. La tariffa media nelle residenze protette per anziani è di  90,46 euro. Il costo dell’assistenza agli anziani collocati nelle strutture residenziali è poco più di 9 miliardi all'anno di cui il 50% circa a carico della sanità, mentre il restante 50% è in gran parte a carico delle famiglie

Giro d’affari colossale

Un far west degli ospizi-lager nei quali la terza età, quindi, è ridotta a occasione di illecito profitto piuttosto che valorizzata come priorità di impegno sociale. In una delle nazioni con l’età anagrafica più alta del mondo, insomma, prendersi cura degli anziani diventa a tutti i costi, individuali e collettivi, un’occasione di business per un giro d’affari colossale che in molti casi non ha al centro l’attenzione alla persona bensì la spasmodica e priva di scrupoli ricerca di facili guadagni. Nel 70% dei casi i presidi sono gestiti da enti privati, soprattutto no profit (48%), il 13% da enti di natura religiosa, il 16% da enti pubblici. La fotografia scattata dall’Istat ritrae un paese in costante invecchiamento. Glianziani non autosufficienti in Italia sono  218 mila. Le strutture residenziali socio-assistenziali e socio-sanitarie sono 12.828. Gli anziani assistiti nei presidi socio-assistenziali e socio-sanitari sono 288mila.

Una sequela di illegalità

I nomi e i bilanci delle ultime ispezioni portate a termine dai Nas nelle strutture per anziani sono emblematici di una realtà degradata talvolta in una landa fuori legge.  A Livorno sono stati arrestati due sanitari per abbandono di incapaci. A Latina sette arresti per l'”Operazione Gabbia”, otto a Potenza per “Riabilitazione invisibile”, due a Bologna per “Collina degli orrori”. A Cremona i Nash hanno arrestrato un’educatrice per maltrattamenti sugli ospiti di una casa di riposo.

Telecamere nelle case di riposo

Da quattro mesi è prevista nello stato di previsione del ministero dell'Interno una dotazione di 5 milioni per il 2019 e 15 milioni per ciascuno degli anni dal 2020 al 2024. Si tratta di  un fondo per finanziare l'installazione di sistemi di videosorveglianza a circuito chiuso negli asili e nelle strutture socio sanitarie e assistenziali per anziani e disabili al fine di assicurare loro “la più ampia tutela”. Lo stanziamento servirà  ai comuni per installare in ogni aula di ogni scuola per l'infanzia sistemi di videosorveglianza e apparecchiature finalizzate alla conservazione delle immagini. Altrettanti ne vengono stanziati per fornire gli stessi strumenti alle strutture socio-sanitarie e socio-assistenziali per le case di cura per ii disabili e di riposo per gli anziani sia che siano residenziali, semiresidenziali o diurne.

Il sì della Cassazione

Sul tema della videosorveglianza negli asili nido, ricostruisce l’Agi, si era espressa in passato la Commissione europea che, in risposta a un'interrogazione parlamentare, aveva precisato che l'installazione di sistemi di videosorveglianza per la protezione e la sicurezza di bambini e studenti nei centri per l'infanzia, negli asili nido e nelle scuole può essere legittima, purché siano rispettati i princìpi della protezione dei dati. Un orientamento ribadito anche dal Garante per la protezione dei dati personali nel 2013. La tutela dell'incolumità fisica dei minori venne allora definita una finalità senz'altro lecita. Inoltre “è di tutta evidenza che in Italia milioni di persone ogni giorno lavorano serenamente in ambienti videosorvegliati, grazie a tutti gli accorgimenti e le precauzioni del caso, senza che alcun loro diritto venga leso”. La stessa Corte di Cassazione, osserva l’Agi, aveva già stabilito che qualora i dipendenti abbiano prestato il loro consenso all'installazione delle telecamere non vi è alcuna violazione del diritto alla riservatezza. Insomma, occorre individuare un punto di equilibrio tra la tutela della riservatezza e della libertà dei soggetti coinvolti e le esigenze di monitoraggio. E’ lecito dotarsi di un sistema di telecamere criptate a circuito chiuso al fine di garantire la sicurezza dei minori nelle medesime strutture. Le registrazioni del sistema di videosorveglianza devono essere visionabili esclusivamente da parte delle Forze dell'ordine e solo dietro formale denuncia di reato alle autorità nel pieno rispetto della normativa sulla privacy.  C’è la possibilità per tutte le strutture assistenziali per anziani, per disabili e per minori in situazione di disagio, convenzionate o no con il Servizio sanitario nazionale, nonché per quelle gestite direttamente dalle aziende sanitarie locali a carattere residenziale e semiresidenziale di dotarsi di un sistema di telecamere criptate a circuito chiuso.

Garanzie per la privacy

Le registrazioni  sono visionabili esclusivamente da parte delle Forze dell'ordine e solo dietro formale denuncia. Oltre a questo viene considerato necessario che il sistema di videosorveglianza sia caratterizzato da un sistema efficiente di sicurezza dotato di telecamere criptate a circuito chiuso in modo da evitare il rischio di incorrere in sistemi di controllo a distanza ritenuti illeciti. Le immagini riprese dalle telecamere devono  automaticamente cifrate, al momento dell'acquisizione, già all'interno delle medesime telecamere. Inoltre, specifica l’Agi, il flusso di dati cifrati in output dalle telecamere, sprovviste di dispositivi di comunicazione con risorse esterne, viene trasmesso via cavo ethernet o con soluzione wi-fi cifrata a un server interno che non è configurato per la connessione alla rete internet, questo anche per evitare di incorrere nel rischio di atti di pirateria informatica. Di fatto, la visione in chiaro delle immagini è preclusa a tutti, con la sola eccezione dell'autorità inquirente: ciò rende questa tecnologia, già in uso in diversi asili privati, del tutto imparagonabile a precedenti soluzioni già bocciate dal Garante per la protezione dei dati personali. Insomma l’installazione in nidi e asili, comunità per minori e disabili, case di riposo  non sarà facoltativa, ma obbligatoria. Si potranno fare accessi e controlli a qualsiasi ora della giornata e in base a un piano straordinario di ispezioni. Nel codice penale verrà inserito un articolo ad hoc, per punire chi maltratta anziani e persone fragili in strutture che dovrebbero essere sicure

 

 

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