Onu: “In Centrafrica allarmante aumento di violazioni dei diritti umani”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 2:19

Nella Repubblica Centrafricana, “dall’agosto 2016 abbiamo annotato un aumento allarmante di violazioni dei diritti dell’uomo”. Lo afferma un comunicato dalla Missione Onu di stabilizzazione nella Repubblica Centrafricana (Minusca) che presenta un rapporto sulla situazione dei diritti umani nel Paese, uno dei più poveri della Terra.

Il Consiglio di Sicurezza aveva autorizzato l’avvio dell’operazione di mantenimento della pace il 10 Aprile del 2014; l’obiettivo principale è la protezione dei civili. Le altre attività sono: il sostegno al processo di transizione; il facilitare l’assistenza umanitaria; la promozione e protezione dei diritti umani; il supporto per la creazione di uno Stato di diritto; il disarmo e la smobilitazione delle forze ribelli nate durante la lunga crisi politica. La maggior parte dei crimini denunciati dalla missione sono stati infatti commessi “dalle diverse fazioni degli ex ribelli Seleka, delle milizie anti-balaka e loro affiliati, oltre che dall’Esercito di Resistenza del Signore (Lra) e dai pastori Fulani. Questi incidenti hanno provocato la morte di almeno 100 persone”.

Il documento denuncia che “la situazione della sicurezza e dei diritti umani resta una delle maggiori fonti di preoccupazione. La Divisione per i diritti dell’uomo ha documentato 1.301 casi di violenze e abusi dei diritti umani che hanno causato almeno 2.473 vittime, con un incremento del 70% rispetto ad uno studio precedente che andava dal settembre 2014 al 31 maggio 2015”. Il periodo preso in considerazione da questo ultimo rapporto va da giugno 2015 a marzo 2016. Le violenze, riprende il testo, “sono principalmente esecuzioni arbitrarie, trattamenti crudeli, inumani o degradanti, violenze sessuali, privazioni arbitrarie di libertà, distruzioni e furti di beni, e restrizioni alla libertà di movimento”. Tra le tante vittime civili, ci sono anche 203 bambini.

Un ulteriore rapporto, questa volta promosso dall’ong inglese Conflict Armement Research (Car) aveva evidenziato come, ad infiammare il conflitto interno, ci fosse l’arrivo illecito di armamenti dalla Costa d’Avorio e dal Mali. In Centrafrica – spiega Car – il 20% dei fucili Kalashnikov russi Ak47 e più del 35% di quelli type 56-2 (la sua copia cinese) provengono dalla Costa d’Avorio, paese dove – a seguito della lunga crisi politico-militare conclusasi nel 2011 – sono rimaste in circolazione molte armi leggere.

Parte di questi arsenali – nota il rapporto – sono ora disponibili sui circuiti illegali che vanno dall’Africa occidentale a tutto il Sahel (dall’arabo Sahil, “bordo del deserto”: la fascia di territorio dell’Africa sub-sahariana che si estende tra il deserto del Sahara a nord e la savana del Sudan a sud, e tra l’oceano Atlantico a ovest e il Mar Rosso a est) fino a scendere verso i paesi centrafricani. La denuncia del Car è frutto di indagini sul terreno che hanno permesso di recuperare i numeri di serie di armi e munizioni impiegate dalle forze irregolari.

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