Nobel per la pace ai cristiani perseguitati?

ULTIMO AGGIORNAMENTO 12:35

Devono affrontare periodicamente aggressioni, insulti, offese, nonché sanguinosi attentati. I cristiani in Egitto, come in altri Paesi, sono nel mirino degli estremisti islamici e pagano la loro fede a Cristo con un tributo di sangue e ingenti sofferenze. Essi vivono questa condizione non alimentando sete di vendetta, bensì perdonando i propri carnefici. Ibrahim Isaac Sidrak, Patriarca della Chiesa copto-cattolica in Egitto, intervenendo un anno fa ad una conferenza organizzata da Aiuto alla Chiesa che Soffre rilevava come martirio e perdono sono due tratti caratteristici dei cristiani egiziani. Nessuno in Egitto, al di là della propria appartenenza religiosa, resta indifferente alla “grande fede che dimostrano le comunità vittime degli attacchi”, spiegava il patriarca Sidrak.

Il Premio Nobel per la Pace

Ora questo atteggiamento di perdono è stato riconosciuto e porterà i cristiani egiziani fino a Stoccolma. Questa comunità perseguitati, infatti, è stata inserita tra i 331 candidati per il Premio Nobel per la Pace 2018, che verrà assegnato nella capitale svedese il 5 ottobre e consegnato a dicembre ad Oslo. È la prima volta nella storia di questo premio che un gruppo etnico-religioso viene selezionato. Il Comitato norvegese non rivela mai, se non 50 anni dopo la consegna del premio, l’identità dei nominati. L’indiscrezione – riporta Tempi – è stata diffusa e verificata dall’organizzazione internazionale americana Coptic Orphans. Il gruppo, che si prende cura in Egitto dei bambini copti rimasti senza genitori, ha aggiunto che i cristiani egiziani sono stati nominati per la testimonianza offerta al mondo, rifiutandosi di vendicarsi delle persecuzioni subite dagli estremisti islamici nel Paese.

La recente polemica

Come riferisce l'agenzia Fides, le violenze settarie che avvengono spesso nella provincia di Minya, hanno spinto il vescovo metropolita copto-ortodosso, Anba Makarios, a respingere la proposta di tenere una “sessione di riconciliazione” tra rappresentanti delle comunità cristiane e musulmane. Il vescovo copto ha spiegato che tali cerimonie hanno spesso l'effetto di sabotare la legittima e doverosa salvaguardia dei diritti dei cittadini cristiani, visto che dopo tali sessioni di riconciliazione i responsabili di atti violenti e criminali non finiscono per sottrarsi alla giustizia e i loro reati non vengono puniti.

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