“Mi compro un amico…”

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In tutto il mondo, nella moderna società delle amicizie virtuali, la solitudine è soltanto mascherata o surrogata attraverso scorciatoie e iniziative del web. L’ennesima idea scaturita negli Usa, propagatasi in maniera decisa anche in Giappone, in Europa e quindi in Italia, è di alcuni siti che permettono, dietro pagamento, di prenotare una persona per un’uscita o una semplice chiacchierata (nelle fasi successive l’“amico” può anche scegliere di non farsi più pagare). Il sito apripista, in questa nuova concezione o “servizio” per le persone sole, è stato Rentafriend.com.

In vendita

La spontaneità, la casualità e la genuinità che da sempre sono state alla base dei veri rapporti d'affetto, sono ricordi ormai lontani. L’amico “mercenario” è disponibile ad accompagnare in qualsiasi frangente, sia un evento culturale, sia al teatro, cinema o in feste private. La disponibilità è giustificata anche dal fatto che il suo guadagno (di circa 8 euro l’ora) è commisurato al tempo trascorso insieme. Il finto amico, comprato, deve sottostare ai capricci di chi lo finanzia e a volte deve sorbirsi discorsi noiosi e tristi o presenziare a eventi in cui non sarebbe mai andato, pur di percepire gli euro promessi.

Amici come merce

Si tratta, quindi, rapporto davvero falso, a prestazione, una sorta (ci scusiamo per il termine un po' forte) di “prostituzione” dell'amicizia. Quanto si può davvero essere felici nel sapere che una persona è lì presente, a esempio al cinema, a vedere un film noiosissimo solo perché è vincolato dal pagamento effettuato? Si tratta di un fenomeno figlio della società odierna, così strettamente legato ai social media e a tutti i rapporti virtuali che lì si innestano. La degenerazione di questa realtà avviene proprio nel momento in cui dalla pseudo amicizia gratuita, nata ad esempio su Facebook, si passa a una a pagamento

Bene prezioso

Per fortuna rimangono ancora presenti e numerose quelle persone davvero amiche che, senza tornaconto economico, si prestano per ore ad ascoltare una persona, per consigliarla, aiutarla materialmente o solo per scambiare qualche chiacchiera. Il tema dell’amicizia, così profondo, è stato trattato per secoli da religiosi, filosofi, pensatori, artisti e nulla poteva presagire, un giorno, tale incredibile evoluzione. In tale contesto, scuotono ancor di più le parole di Papa Francesco: “La vera amicizia consiste nel poter rivelare all’altro la verità del cuore”. L’autrice Susanna Tamaro scriveva, all’insaputa di questa mercificazione “L’amicizia è uno dei sentimenti più belli da vivere perché dà ricchezza, emozioni, complicità e perché è assolutamente gratuita”.Lo stesso filosofo Epicuro nella sua forte razionalità e nel suo pragmatismo, affermava “Di tutte le cose che la saggezza procura per ottenere un’esistenza felice, la più grande è l’amicizia”. Suonano obsolete le parole di Riccardo Cocciante che, nella canzone “Un nuovo amico”, recitava “Non dico che dividerei una montagna/ma andrei a piedi certamente a Bologna/per un amico in più”.

Paura del giudizio altrui

La solitudine, oggi, è un fardello ancora più pesante da sopportare, soprattutto tra i giovani, in un’epoca in cui, tra conoscenze virtuali e reali, si rischia di essere derisi e di subire un principio di bullismo. A questo ha pensato, dal Giappone, l’app Real Appeal che permette di noleggiare figuranti e di scattare selfie in compagnia (i cosiddetti groufie), pareggiando così i post degli altri contatti, ricchi di pranzi e cene fra amici o feste in discoteca. I difensori di questa nuova “moda”, definiscono moralisti e benpensanti nonché retorici e ipocriti i critici. Il fenomeno è talmente in espansione che, nell’epoca in cui tutto è “fake”, anche l’amico può esserlo (fake friend), tale da esser ingaggiato, nella società dell’immagine, per farsi vedere al fianco di belle persone. Nella società della solitudine, mascherata da post sempre perfetti, in cui mostrare felicità infinita, l’eventuale mancanza di un amico potrebbe significare una lacuna troppo grande, da colmare in fretta e senza farsene accorgere dagli amici virtuali, con buona pace del portafoglio.

La riflessione

“Chi trova un amico trova un tesoro” recita il celeberrimo proverbio. Ora il “tesoro” deve essere finanziato.  Siamo giunti al punto assurdo che anche l’amicizia, avendo un costo, diventa una merce e non è per tutti; esclude, infatti, quelle fasce di popolazione che non posso permettersi di pagare per scambiare due chiacchiere. C’è da augurarsi, con una buona dose di certezza che, almeno tra le persone più avvedute e le categorie più deboli (e i popoli più in difficoltà del pianeta), questo “servizio” non attecchisca e la solidarietà sia sempre incondizionata, presente e sentita, sin dai primi anni di vita.

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