L’unificazione tedesca e lo slancio all’unità dell’Europa

Interris.it ha intervistato il professor Giovanni Giovagnoli in merito alle fasi che hanno contraddistinto l'unione di Rft e Rdt

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Helmut Kohl e Erich Honecker a Bonn nel 1987 (immagine di alliance/dpa/kb/sv)

Negli Anni della Guerra Fredda, il confine tra la Repubblica Democratica Tedesca e la Repubblica Federale Tedesca, ha rappresentato plasticamente il fronte europeo della stessa, in quanto si sono fronteggiati politicamente e ideologicamente, i due blocchi contrapposti guidati rispettivamente dagli Stati Uniti d’America e dall’Unione Sovietica. In particolare, il simbolo di questa guerra non guerreggiata, è stato il Muro di Berlino che, dal 13 agosto 1961 al 9 novembre 1989, ha sancito la separazione fisica e ideologica, tra i paesi facenti parte della Nato e quelli sotto l’egida del Patto di Varsavia. Dopo l’abbattimento del Muro ci sono state diverse tappe che hanno portato alla riunificazione della Germania, una di queste è stata la Conferenza di Ottawa che – il 13 febbraio 1990 – in cui Europa e Unione Sovietica raggiungono un accordo per la riunificazione in due fasi di RFD e RDT. Interris.it, in merito al processo di riunificazione della Germania dopo la Guerra Fredda, ha intervistato il professor Giovanni Giovagnoli docente ordinario di Storia contemporanea presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore ed autore di molteplici pubblicazioni.

La costruzione del Muro di Berlino (immagine Ansa)

L’intervista

Quali furono le fasi salienti che portarono alla riunificazione della Repubblica Democratica Tedesca e della Repubblica Federale Tedesca?

“La Riunificazione tra le due Germanie è stato il punto di arrivo di un percorso che è cominciato con le proteste all’interno della Repubblica Democratica Tedesca, ossia la Germania orientale che, nel corso degli anni ’80, hanno sollecitato e richiesto delle profonde trasformazioni. Queste proteste si sono sviluppate soprattutto in ambito cristiano – in particolare evangelico – ma non chiedevano ne la riunificazione tedesca ne la fine del socialismo, bensì un socialismo diverso, più democratico nonché rispettoso dei diritti umani. La situazione naturalmente è cambiata in tutta l’Europa orientale perché, com’è noto, la Caduta del Muro di Berlino ha cambiato radicalmente le cose in quanto, il permesso accordato ai tedeschi dell’est di andare all’ovest, ha fatto precipitare la situazione e ha portato appunto anche alla distruzione fisica di quel Muro nel giro di pochi giorni nel novembre del 1989. In quel frangente si è aperta la grande questione sul futuro della Germania Orientale per cui inizialmente ci si è mossi nella direzione di una continuazione dell’esperienza delle due Germanie divise, a tal proposito la Repubblica Democratica Tedesca ha cercato di introdurre delle riforme – sia politiche che economiche – ma senza uscire da un quadro socialista. Le pressioni internazionali hanno modificato il quadro perché, gli Stati Uniti, hanno ottenuto da Gorbaciov il via libera sostanziale ad una forma di avvicinamento tra le due Germanie e poi soprattutto il governo Kohl della Germania Ovest, ha cominciato a premere per una unificazione economica nonché della moneta, la quale in effetti viene realizzata nella primavera del 1990. Le questioni internazionali hanno quindi mutato il corso degli eventi, portando la Germania Orientale ad ipotizzare una confederazione tra i due paesi ed in seguito ad accettare la riunificazione. Ciò è avvenuto molto rapidamente, prima che gli stessi tedeschi della Germania Orientale maturassero una idea precisa sul loro futuro e su quello che volevano”.

Un punto del confine tra Rdt e Rft (immagine di Lothar Schaack)

Quali furono, dal punto di vista economico e sociale, le conseguenze sulle due Germanie all’atto della riunificazione?

“Le conseguenze immediate furono piuttosto negative perché l’unione del valore della moneta della Germania Orientale orientale e quella del marco della Germania Occidentale, fu considerata dagli economisti un disastro e, in effetti, per diversi anni, la situazione economico sociale della Repubblica Democratica Tedesca è stata molto difficile, connotata da povertà e disoccupazione. Certo, da una prospettiva più ampia, è stato un grande evento che ha cambiato la storia dell’Europa oltreché quella dei tedeschi. L’unificazione ha dato grande slancio al processo di unità europea, ha portato la Germania a diventare il caposaldo della democrazia europea com’è oggi. Quindi, è stata una decisione affrettata che ha avuto dei costi, ma profondamente giusta perché è andata nella direzione della storia, ossia di cancellare tutte le conseguenze della Seconda guerra mondiale e della Guerra Fredda”.

Tra quella che fu la Repubblica Democratica Tedesca e quella che fu la Repubblica Federale Tedesca permangono ancora oggi delle differenze dal punto di vista economico e sociale?

“Si, delle diversità permangono, questo è abbastanza singolare perché sono passati ormai molti anni ma, in effetti, le condizioni della Germania Orientale sono diverse, soprattutto è diversa la cultura, la mentalità – anche dal punto di vista politico -. Quella che fu la Germania Orientale, è oggi più attraversata da fenomeni estremisti di estrema destra nonché la presenza del socialismo radicale rappresentato da Die Linke, c’è un malessere sociale e culturale che non si è totalmente riassorbito. La Germania Orientale continua in qualche modo ad essere trainata da quella occidentale – anche se fanno parte dello stesso paese – ma dalla stessa, vengono dei segnali di disagio che continuano a farsi sentire”.

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