Lotta alla prostituzione: Rimini in prima linea

ULTIMO AGGIORNAMENTO 16:04

Un’altra città italiana compie un passo in avanti nella lotta alla prostituzione. Il consiglio comunale di Rimini ha approvato un’ordinanza che prevede l’arresto del cliente, fino a tre mesi, e la segnalazione all’Agenzia delle Entrate e alla Guardia di Finanza. Entrerà in vigore l’11 dicembre 2017.

“Ordinanza indispensabile”

Rimini segue così Firenze, che nelle settimane scorse aveva adottato un’ordinanza simile. “In assenza di certezze da parte dello Stato, crediamo importante, anzi indispensabile, cercare di attivare anche come Comune qualsiasi strumento contro un fenomeno odioso, caratterizzato peraltro da mille addentellati e altrettanti impatti negativi sulle città e i luoghi della quotidianità – afferma l’amministrazione comunale in una nota -. Oggi è un giorno sicuramente importante in questo senso, ma ancora più importante sarà quanto accadrà dall’11 dicembre in poi. Non sarà facile ma l’anticamera dell’arrendersi è il fatalismo di chi non fa o non dice più nulla. Come Comune di Rimini non vogliamo arrenderci”.

Clienti fonte del guadagno degli sfruttatori

Non si arrende sul fronte della lotta allo sfruttamento l’Associazione Comunità Giovanni XXIII, in prima linea nel sostegno alle ragazze sfruttate sui cigli delle strade italiane, fondata dal sacerdote riminese don Oreste Benzi. Membro dell’Apg23, nonché consigliere comunale di “Rimini Attiva” è Kristian Gianfreda, che ha espresso soddisfazione.

“È un’ordinanza – ha detto a In Terris – contro la prostituzione e a favore delle tante ragazze vittime di un mercato che riduce le persone in stato di schiavitù”. Gianfreda spiega che l’azione del Comune di Rimini ha l’obiettivo di “rompere questo fenomeno bloccando la fonte del guadagno, che giunge dai clienti”.

Il consigliere comunale ringrazia dunque il sindaco di Rimini, Andrea Gnassi, perché “con coraggio e chiarezza ha seguito questa battaglia, nonostante gli strumenti del Comune siano pochi”. Di qui l’appello di Gianfreda affinché “la città di Rimini, con le associazioni, i comitati e le forze di polizia facciano il possibile per non lasciare cadere nel vuoto questo primo passo”. Gianfreda ricorda che è “un segno bello e importante” che l’ordinanza sia giunta nel decennale della morte di don Benzi, grazie al cui impegno la città di Rimini per anni “è stata liberata dalla presenza di ragazze costrette a vendere il proprio corpo”.

Questo è il mio Corpo

Rimini, così come Firenze ed altre città che hanno emesso misure per colpire la domanda della prostituzione, può rappresentare uno sprone nei confronti del Parlamento. “La speranza è che la campagna ‘Questo è il mio Corpo’ possa essere raccolta in ambito legislativo”, afferma Gianfreda. Il quale ricorda che il “modello nordico” proposto dalla campagna ha ottenuto ottimi risultati nella lotta alla prostituzione nei Paesi scandinavi e anche in Francia.

L'intervento di Ramonda

Sull'ordinanza di Rimini è intervenuto anche Giovanni Paolo Ramonda, presidente dell'Apg23. “Da Firenze a Rimini in Italia si sta tracciando una nuova linea: contrastare la schiavitù della prostituzione tramite la sanzione dei clienti del sesso – ha detto -. Un plauso al Sindaco di Rimini, Andrea Gnassi, per il coraggio e per aver recepito le istanze per la liberazione di queste giovani donne, vittime di tratta di persone”.

Ramonda sottolinea che il “cambiamento di paradigma culturale” sta avvenendo proprio nel decennale della morte di don Benzi: “A dieci anni della morte di Don Oreste Benzi, il sacerdote che per primo in Italia ha combattuto la cultura della prostituzione, è giunto il tempo di fermare in Italia questa schiavitù moderna”.

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