“L'Italia non lasci sola l'Albania”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 14:43

Macerie indistinte, case crollate per effetto delle scosse, soccorritori che scavano per cercare persone disperse sotto cumuli di mattoni. A Storie Italiane, il programma di Rai 1 condotto da Eleonora Daniele, arrivano immagini e voci dal sisma in Albania. Le testimonianze dai luoghi della tragedia si intrecciano alle riflessioni degli ospiti in studio.  

Villaggi poveri

“Il terremoto in Albania sia l'occasione per confermare la tradizionale amicizia e la consolidata solidarietà dell’Italia verso un popolo già provato da sofferenze sociali e ristrettezze economiche, alle prese ora con la tragedia del sisma”, afferma don Aldo Buonaiuto, sacerdote di frontiera dalla Comunità Papa Giovanni XXIII. La comunità fondata da don Oreste Benzi,  ricorda don Buonaiuto, è “presente in Albania, dove c'è un'infinità di piccoli villaggi e paesi con strutture molto povere che avvertono maggiormente le conseguenze di un terremoto”. Il sacerdote impegnato in prima linea a sostegno degli ultimi richiama l’attenzione sulle “necessità dei bambini, degli anziani e dei soggetti socialmente più fragili”. Da qui l'appello alla “solidarietà e al senso di condivisione che l’Italia ha sempre dimostrato” per fornire “aiuto e supporto alle popolazioni albanesi duramente provate dal terremoto”.  


Le operazioni di soccorso nel villaggio di Thumane – Video © YouTube

Il mistero Samira

La trasmissione ha approfondito anche la vicenda di Samira El Attar, la 43enne marocchina, sposata e madre di una bambina, sparita un mese fa dalla sua abitazione di Stanghella, nel Padovano, dopo aver accompagnato la figlia a scuola. Mentre si intensifica il mistero attorno alla sorte di una donna integrata nel tessuto sociale che non avrebbe avuto alcun motivo per allontanarsi da casa e dalla propria figlia, affiorano dubbi sulla ricostruzione fornita agli inquirenti dal marito Mohamed che, appena perse le tracce della consorte, ha subito inviato messaggi audio in cui parla della sua scomparsa. Altre ombre emergono per una firma dubbia su un documento della questura e sulle motivazioni fornite dall’uomo ai suoi datori di lavoro per motivare la sua assenza nelle ore nelle quali Samira sembra essere svanita nel nulla. “Ci sono troppe cose che non tornano in questa vicenda- evidenzia don Aldo Buonaiuto -. È veramente sorprendente leggere i messaggini con cui pochi minuti dopo la scomparsa di Samira il marito inizia a cercarla. C’è qualcuno che sa e continua a tacere: va incoraggiato a collaborare e ad uscire dal suo silenzio. La verità non può rimanere nascosta e verrà sicuramente fuori, quindi si arrenda chi cerca di mascherare le proprie responsabilità in questa vicenda, soprattutto perché si tratta del calvario di una bambina che sta soffrendo per l’assenza di sua madre e che progressivamente comprende ciò che sta accadendo nella sua famiglia”. Inoltre, avverte don Buonaiuto, “va riaffermato con forza il diritto di sapere se Samira sia ancora viva o se c’è ancora da scoprire qualcosa di negativo”.

L'ultimo femminicidio

La puntata odierna di Storie Italiane si è poi focalizzata sull'ultimo femminicidio avvenuto a Palermo. Si tiene oggi, infatti, l'udienza di convalida dell'arresto di Antonino Borgia, l'imprenditore cinquantenne arrestato sabato con l'accusa di avere ucciso nel Palermitano, a colpi di bastone e a coltellate, Ana Maria Di Piazza, di 30 anni. La giovane, come emerge anche da un audio del video registrato da una abitazione vicino al luogo dell'omicidio, aspettava un bambino dal suo assassino. La vittima lascia un bambino di 11 anni. Il corpo della vittima è stato ritrovato nelle campagne tra Balestrate e Partinico, lungo la statale 113. E’ stato lo stesso imprenditore Borgia a confessare ai Carabinieri e al magistrato di avere ucciso la donna. Lei, secondo il racconto dell’uomo, dopo avergli detto di aspettare un figlio, gli avrebbe anche chiesto dei soldi. A quel punto lui l’ha colpita, con un coltello e con un bastone, fino a ucciderla.

Duplice omicidio

La scena dell’inseguimento sarebbe stata ripresa dalle telecamere di un sistema di videosorveglianza e si sente la donna che urla, “Ma che fai? Noi aspettiamo un bambino, io ti amo”.  Don Aldo Buonaiuto ha evidenziato la mostruosità del gesto con cui l’uomo ha rivolto il coltello verso il ventre della donna incinta. “E’ un duplice omicidio, sono state stroncate due vite cioè quanto di sacro possa esistere – afferma il sacerdote di frontiera della Comunità Papa Giovanni XXIII -. Alle donne rivolgo l’appello a reagire fin dal primo gesto di violenza. Il primo schiaffo deve essere anche l’ultimo. Bisogna subito denunciare e allontanare da sé un uomo violento Il perdono è cosa diversa dall’ammettere una condotta che calpesta la dignità e mette in pericolo l’incolumità. Per tutelare se stessa e i propri figli una donna deve abbandonare chi le fa violenza”.  

Lo sfregio della scorta revocata

In studio è stata poi raccolto il racconto di Valeria Grasso, l'imprenditrice antiracket di Palermo che aveva denunciato il pizzo facendo arrestare alcuni membri del clan mafioso dei Madonia. Le è stata revocata la scorta a Roma, città nella quale vive. “Lo Stato sta lasciando a rischio me e i miei figli, di cui una è ancora minorenne”, denuncia la donna. Don Aldo Buonaiuto, che da molti anni vive sotto la minaccia delle organizzazioni criminali per il suo impegno a favore delle vittime della tratta a scopo di prostituzione coatta e dei fuoriusciti dalle sette occulte, evidenzia “lo sfregio” della scorta revocata a chi ha consentito allo Stato di progredire nell’azione investigativa contro le mafie. “Occorre chiedere scusa a Valeria Grasso e ai suoi figli- sostiene-. È un preciso obbligo della collettività accompagnare e rassicurare, anche attraverso la scorta, chi ha avuto il coraggio di affrontare la mafia e il suo sistema di morte. Valeria Grasso e la sua famiglia non vanno lasciati soli. La mafia ha la memoria lunga e non deva mai calare l’attenzione delle istituzioni. Dobbiamo ringraziare questa donna coraggiosa per il suo impegno sociale e culturale, nelle scuole e tra i giovani, contro la criminalità organizzata”.  

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