La piccola Tafida è in Italia. Per i medici inglesi doveva morire

ULTIMO AGGIORNAMENTO 10:37

Non era ancora calata la notte sul Mar Ligure, quando ieri alle 19:14 la piccola Tafida Raqeeb atterrava all'aeroporto di Genova, diretta all'ospedale Gaslini. “Quando siamo atterrati aveva gli occhi aperti ed era del tutto sveglia” è stato il primo commento della madreShelina Begum, avvocato di 39 anni. Sono stati lei e il marito, Mohammed Raqeeb, ad aver voluto questo viaggio nella città italiana. Desideravano fuggire da un Paese, il Regno Unito, dove i medici avevano dichiarato che la piccola non avrebbe avuto alcuna speranza di vita. E invece i due, con l'ostinata caparbietà tipica dei bengalesi, non hanno voluto crederci. Come si può accettare che un estraneo dica che tanto vale sospendere la respirazione artificiale? Sono parole che un genitore non vorrebbe mai sentire. 

Il caso

La piccola Tafida, bimba inglese di 5 anni, soffre dalla nascita di una malformazione arterio-venosa: si tratta di lesioni congenite, quasi sempre non ereditarie, caratterizzate da un groviglio di vene e arterie unite da capillari. Un “gomitolo” pericoloso che la bambina ha nascosto per cinque anni. Poi, l'8 febbraio, quel groviglio si rompe, le piccola batte alla testa, ha una crisi cardiaca, va in coma. Al London Royal Hospital di Londra, dove la piccola è ricoverata, l'equipe medica la tiene in coma, ma è troppo perché “proseguire con cure invasive è vano” stengono: per i medici, il respiratore che tiene in vita Tafida è invasivo. Non la pensa così l'Alta Corte di Londra, che il 3 ottobre scorso accetta il ricorso presentato subito dalla madre della bambina e autorizza il trasferimento a Genova

Realismo e speranza

In questa corsa contro il tempo, non solo i genitori sono ostinati a dare un'altra chance alla piccola. Ne è convinta una parte della scienza, come il direttore generale del Gaslini, Paolo Petralia: “Non sempre si può guarire, ma sempre si può e ci si deve prendere cura dei nostri piccoli pazienti” ha dichiarato al Corriere della Sera. In questi mesi un'equipe italiana specializzata si è occupata del caso, anche recandosi personalmente a Londra per monitorare la bambina. Assieme alla piccola Tafida, l'ospedale ha con sé un enorme plico di carte, circa 11 mila immagini e diverse ore di video che hanno monitorato la bambina. Nulla è stato lasciato all'improvvisazione: gli specialisti hanno vagliato tutto nei dettagli, in seguito si sono resi disponibili a farsi carico della bambina.

Una storia di tutti

Ieri ad accogliere l'aeroambulanza c'erano diverse autorità, fra cui il governatore della regione Liguria, Giovanni Toti: “Abbiamo fatto la cosa giusta” ha dichiarato, mentre la piccola veniva caricata sull'ambulanza diretta all'ospedale. In questa storia c'è qualcosa di universale, che va oltre un dramma londinese: è quell'umanità che trova la sua massima espressione in una bambina di cinque anni, che all'alba di una fredda giornata di febbraio stravolge la sua vita per cause fuori dalla sua portata. Chi può dire che da quel giorno la piccola è passata dalla vivacità all'essere considerata uno “scarto”? Di certo, i genitori non si sono rassegnati allo sguardo solare della loro piccola: in realtà, lo hanno sempre visto, anche nei giorni più bui del coma, così come ieri, quando quegli stessi, vibranti occhi, si sono mossi al guizzo frizzante della brezza di Genova. 

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