“Inghiottiti dal mare dell’indifferenza di un'Europa vecchia nel cuore”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 11:47

Sono arrivate questa mattina a Porto Empedocle (in provincia di Agrigento, in Sicilia) le tredici bare con i corpi delle vittime, tutte donne, del naufragio avvenuto al largo di Lampedusa nella notte tra domenica 6 e lunedì 7 ottobre. Ad accoglierli le  massime autorità civili e militari locali e e della Provincia di Agrigento con in testa il prefetto di Agrigento Dario Caputo, ma anche diversi cittadini e cittadine che hanno voluto rendere omaggio ai migranti morti anche solo con un fiore. Il Prefetto, in particolare,  ha avuto parole di apprezzamento per i  comuni dell’agrigentino  che hanno accolto la richiesta di ospitarli, nei loro cimiteri,  nella speranza che i corpi possano essere identificati e fare ritorno nella loro terra.

I commenti

“Non c’è una – come ha scritto Marilisa Della Monica su L'amico del Popolo, settimanale cattolico di Agrigento – che superi i 30 anni di età. Chi li ha ricomposti, gonfi e deformati, i corpi di quelle tredici donne morte nel naufragio non riesce a trattenere le lacrime quando racconta quel suo ultimo gesto di umanità”. Le 13 salme di donne della Costa d’Avorio dovrebbero essere così ripartiti nei cimiteri dell’agrigentino: 2 andranno ad Alessandria della Rocca; 2 a Favara; 2 a Camastra; 2 a Cianciana; 1 a Campobello; 1 a Joppolo; 2 a Grotte ed infine 1 a Naro. “Ancora altre morti”, commenta don Mimmo Zambito, già parroco di Lampedusa. “Ci chiedevano di vedere la nostra terra: ai piccoli corpi di Cristo daremo loculi nei nostri cimiteri. La morte comminata non fa più notizia. Muore la donna col pancione, muore il bambino. Con loro muore l’Europa che esce da se stessa, dal suo principio dal suo senso: l’Europa esce di senno, muore lei e noi suoi figli a Lampedusa”. Sul molo ad attenderle anche don Leopoldo Argento, parroco della matrice di Porto Empedocle e, anche lui, già parroco di Lampedusa, don Luca Camilleri, direttore ll’ufficio per il Dialogo interreligioso della Curia di Agrigento e il direttore dell’Ufficio Missionario, don Aldo Sciabbarrasi che hanno benedetto i corpi ed elevato una preghiera di suffragio. “ Come ufficio missionario – commenta don Aldo Sciabbarrasi  –  ancora una volta chiediamo perdono a questi fratelli che volevano arrivare vivi e soprattutto vivere una vita più serena rispetto alle loro terre e invece sono morti e per questo li affidiamo al buon Dio che usi misericordia su di loro. Ancora una volta accogliamo nella nostra terra di Agrigento morti tragiche che ci fanno solo dire: basta! Non vogliamo più vivere tragedie come queste, auspichiamo che chi di dovere, ognuno per  le proprie competenze, possa intervenire concretamente con soluzioni, risolutive”. Don Leopoldo Argento ha espresso parole dure: “Inghiottiti dal mare dell’indifferenza di un’Europa vecchia nel cuore che passa di trattato in trattato senza concludere nulla, mentre il Mediterraneo continua ad essere un cimitero”. Gli Imam di Agrigento hanno pregato nelle loro Moschee unendosi alla preghiera di uomini e donne che hanno affidato queste nostre sorelle alla bontà e alla Misericordia di Dio.

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