Il gangster che si è fatto frate

ULTIMO AGGIORNAMENTO 18:38

Quella di Alvaro Sican è la storia di una conversione che fa capire bene quanto siano imperscrutabili le vie del Signore.

Un passato difficile

Il 4 novembre del 2016, Alvaro ha ricevuto l'ordinazione sacerdotale dalle mani di monsignor Oscar Julio Iván presso la parrocchia “la Mercé” a Lleida, in Spagna. Il nuovo sacerdote, però, diplomato presto l'Istituto Teologico Salesiano, è nato nel 1983 in Guatemala ed ha un passato particolare alle spalle. Già da bambino, infatti, come accade molto spesso in Sudamerica, era stato introdotto in una gang criminale. Una sorte comune a tanti suoi coetanei destinati poi a vivere nell'illegalità, covando odio e infliggendo violenza. Come  ha raccontato l'interessato in un'intervista rilanciata sul portale “Religion en Libertad”, il “miracolo che Dio ha voluto” nella sua vita ha cambiato completamente un finale che sembrava già scritto dall'infanzia.

La conversione

Gli anni nella gang e la durezza della strada hanno portato Alvaro a fare i conti con l'aridità di una vita che non gli piaceva più. Più il tempo passava, più il ragazzo ha iniziato ad osservare “come gli amici stavano morendo per avvelenamento, alcuni uccisi, altri si suicidavano in carcere”Entrando in contatto con la morte ed il dolore, Alvaro ha cominciato ad essere sempre più inquieto, a domandarsi quale fosse il vero senso della vita. Questa esigenza lo ha portato ad entrare dopo tanto tempo in una chiesa dove ha trovato il conforto di un sacerdote che gli ha consigliato di tornare a frequentare la sua parrocchia, retta da religiosi dell'Ordine di Santa Maria della Mercede. Proprio il contatto diretto con questi frati è servito ad Alvaro per scoprire la sua vocazione all'età di 19 anni. Da membro di una gang criminale decide di abbandonarsi totalmente a Cristo e diventa un mercedario. 

La missione tra i carcerati

Oggi il giovane guatemalteco non ha dimenticato il suo passato, ma lo ha riscattato svolgendo il suo apostolato nelle carceri, come cappellano della prigione spagnola di Zuera. Padre Alvaro ha raccontato nell'intervista di come oggi si ritrovi dietro le sbarre, quel destino che sembrava scritto per lui già all'età di sette anni, ma per celebrare la messa davanti a 300 detenuti: “Molti di loro – ha spiegato il frate – vedono Dio come un'ancora di salvezza, come qualcuno che può aiutarli”. La sua storia vale soprattutto per loro come esempio di riscatto, un dono prezioso che il Signore offre all'intera umanità.

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