Il Garante della Privacy alle prese con i social

Intervista all’ Avv. Valerio Natale, docente del Master Privacy Università Roma Tre e Associate presso lo Studio legale Hogan Lovells

ULTIMO AGGIORNAMENTO 0:04

All’inizio di quest’anno in Italia ha avuto un grandissimo successo “Clubhouse”, un’ app che permette di creare delle stanze in cui discutere di diverse tematiche solo attraverso l’uso della voce. Al momento l’app è disponibile solo per iPhone ed è stata oggetto di informativa da parte del Garante della Privacy. Alla luce di questi fatti, InTerris, ha deciso di intervistare l’Avv. Valerio Natale, docente del Master Privacy Università Roma Tre e Associate presso lo Studio legale Hogan Lovells.

Il Garante per la privacy italiano si è pronunciato sulla registrazione temporanea degli audio in una stanza, sulle informazioni sui partecipanti e sulle loro interazioni, sulla profilazione a scopo pubblicitario al trasferimento dei dati verso gli Stati Uniti da parte di Clubhouse. Ce ne può parlare?

“Il Garante ha scritto una lettera alla società americana che gestisce Clubhouse, Alpha Exploration Co., chiedendo informazioni circa il funzionamento dell’applicazione e i trattamenti che sono dietro l’applicazione.  Alpha Exploration Co. ha  un termine per rispondere a questa richiesta di chiarimenti e poi, eventualmente, se il Garante riterrà non soddisfatti tali chiarimenti potrà avviare un procedimento amministrativo legato a una violazione o ad altro. All’esito del procedimento non necessariamente, il Garante infligge una sanzione, ma può anche adottare un ordine prescrittivo. Così come  è stato fatto nei confronti di Tik Tok, potrebbe ordinare all’ azienda di conformarsi a determinati criteri e principi e in caso di inottemperanza potrebbe effettivamente prendere avvio un procedimento.

Sulla questione Clubhouse, il Garante ha sollevato una serie di temi. Innanzitutto, la lettera che è stata inviata non è stata pubblicata, però è uscito qualcosa sulla stampa. Quello che ha preoccupato di più è sostanzialmente come tiene traccia di queste conversazioni, cioè capire se la registrazione delle conversazioni permanga anche al termine della stanza. L’informativa di Clubhouse dice che la registrazione è temporanea e viene eliminata subito dopo la chiusura della stanza. Soltanto laddove ci sia stata una segnalazione di un utente rispetto a un altro utente nell’ambito di quella stanza, la registrazione rimarrebbe ai fini della valutazione del caso. Quindi, se nessuno segnala nulla, quando si chiude la stanza le registrazioni cadono. Il Garante, probabilmente, vorrà capire qual è la cosiddetta Data Retention, cioè il periodo di conservazione di queste registrazioni e quali sono le finalità dietro il trattamento di queste registrazioni. Inoltre, vorrà capire anche se sostanzialmente ci sono trattamenti più invasivi, come di analisi di Big data oppure se magari c’è un trattamento di tipo biometrico”.

Quali e quanti sono i rischi legati ad un’eventuale registrazione degli audio?

“Perché la registrazione è importante? Perché la voce rappresenta un dato biometrico, ovvero un dato che ha una tutela particolarmente forte. Inoltre, è usata anche, ad esempio, per il riconoscimento nell’assistenza clienti nel settore bancario, dove quando il cliente chiama, avendo registrato la sua impronta vocale, gli viene chiesto di ripetere una frase: “la mia banca riconosce la mia voce”, la banca così riconosce la sua voce e gli risponde ad esempio:  “Ciao Valerio”.

Sostanzialmente, perché è importante far sì che ci siano delle misure di sicurezza? Questa è un’altra domanda che ha fatto il Garante a Clubhouse da quello che sembra sia emerso dalle notizie di stampa. Perché la sicurezza è fondamentale perché in caso di Data Breach, cioè in caso di perdita di quelle voci è possibile elaborare il modello biometrico della voce, che ovviamente non è sostituibile. Per es. se tu perdi il tuo modello biometrico, che sia l’impronta digitale dalla voce, del volto, o altro di fatto ti spogliano della possibilità di usare con sicurezza quel modello biometrico. Se mi rubano il modello biometrico dell’impronta digitale e magari quell’impronta è ricostruibile, io non potrò mai più essere sicuro utilizzare la mia impronta digitale per accedere ad un’ area riservata perché la mia impronta ormai è persa nella rete, quindi, qualcun altro potrebbe venirne in possesso. I rischi che possono, dunque, essere legati ad un eventuale registrazione sono due. Uno è che possa essere instaurato il modello biometrico da una registrazione rubata su Clubhouse o che potrebbero farsi analisi di dati rispetto ai modelli biometrici. L’altro, invece, è che queste conversazioni possano essere utilizzate per fini diversi, o meglio, ad esempio, poiché è possibile fare anche delle chat private con una ristretta cerchia di persone, bisogna capire come quei dati sono conservati, se sono conservati, in quanto non lo sappiamo, ma non dovrebbero esserlo quelli delle conversazioni private. Quindi, è necessario capire i rischi connessi al fatto che quei dati potrebbero essere utilizzati da terzi. Di recente, è uscita la notizia che degli hacker sono riusciti ad intercettare delle conversazioni private su Clubhouse. In sostanza, sappiamo troppo poco di quest’app, ma il Garante si sta muovendo alla luce di questi profili”.

La Cina ha deciso di bloccare anche quest’app per paura di attacchi al regime comunista. Cosa ne pensa?

“La mia opinione è che per quanto i Governi cerchino di bloccare l’accesso a determinate applicazione, piattaforme, oggi ci sono: i proxy, i DNS, ossia  strumenti di comune accesso facili da reperire per aggirare comunque  i blocchi. Quindi, in realtà è un effetto placebo temporaneo. I link dei video dalla Cina ci sono, salvo regimi più stretti come la Corea dove non trapela nulla. In generale, questi blocchi spesso riescono ad essere aggirati e bisogna vedere se non c’è l’intento di favorire player locali. In Cina, ci sono altri player che occupano il mercato. Anche questo potrebbe essere un altro elemento interessante”.         

Le tematiche oggetto di discussione sono svariate: dalla politica alla religione, dall’attualità ai social. Vip ed esperti del settore sono quasi sempre connessi. Secondo lei, quest’app può servire alle persone per sentirsi più vicine visto il momento storico che stiamo vivendo?

“Secondo me sì. Utilizzo Clubhouse da un po’ e ho trovato una vivacità nell’applicazione perché tantissime persone hanno avuto per la prima volta l’occasione di parlarsi con persone che non conoscevano e di fare networking. Questo è quello che ci è mancato in questo anno e mezzo perché le videochiamate le facevi con chi già conoscevi e gli altri social ti davano dei contributi video, scritti e immagini mentre questo ti permette un’interazione real-time con l’altra persona e per questo ha funzionato. Nel periodo della crisi politica, su Clubhouse ho visto tantissime stanze in cui si discuteva di politica. Tantissimi politici, parlamentari si sono riversati su Clubhouse per ascoltare la voce dei cittadini, che già hanno difficoltà ad ascoltare in generale, ma visto che sono bloccati gli eventi almeno su Clubhouse hanno recuperato il contatto con la società”.

Sembra che qualche altro social sia già al lavoro su una piattaforma simile a Clubhouse. Come potrebbe profilarsi la concorrenza?

“Questo è interessante. Ho letto anche io che alcuni social stanno cercando di creare qualcosa di simile. Sicuramente sarà un vantaggio per gli avvocati, visto che nasceranno questioni di proprietà intellettuale rispetto a questo tipo di funzione. Gli imprenditori che sono dietro le grandi multinazionali del tech sanno che cogliere l’attimo è fondamentale, così come Zuckerberg acquistò Instagram analizzando i dati, i players sanno che lasciando spazio a Clubhouse in  questo momento danno adito ad una nuova comunicazione di espandersi, che potrebbe ipoteticamente mangiare fette di mercato importanti alla loro sfera. La mia opinione personale è che molto si capirà nei prossimi mesi e in base a quello che succederà dopo la pandemia. Alcuni sostengono che Clubhouse sia una bolla che scoppierà passata l’ epidemia, perché quando potremmo rincontrarci e parlarci di persona potrebbe andare a morire o diventare qualcosa di diverso. Ad es. diventare un after-show rispetto ad uno show televisivo o potrebbe essere uno strumento di incontro tra azienda e clienti per es. una stanza per ricevere un riscontro sul prodotto, visto che ora è mediato”.

Ci sono dei social che possiamo considerare sicuri?

“I social network come qualsiasi altro strumento come il telefono, la televisione o qualunque altro mezzo di comunicazione possono assumere una forma di pericolo sulla base dell’utilizzo che se ne fa. Sicuramente è ottimo l’impegno del Garante a diffondere la cultura su come usare i social network. Ne è un esempio il caso di Tik Tok, che è giunta a un accordo con il garante e la soluzione non è chiuderlo, ma educare i ragazzi ad utilizzarlo correttamente. Secondo me deve essere evitata la verifica dell’identità di ogni iscritto, perché c’è anche un diritto dell’iscritto all’anonimato online, fermo restando che le piattaforme hanno tutti gli strumenti di reportistica interna per bannare gli utenti che si comportano in maniera scorretta”.

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