Sociale

Don Di Noto: “Il messaggio profondo che racchiude il 1 novembre”

Festeggiare tutti i Santi significa guardare con ammirazione e con riconoscenza coloro che, in virtù di una vita in grazia di Dio,  già posseggono l’eredità della gloria eterna. La Chiesa ce li propone come dei fratelli maggiori che ci indicano la strada maestra e ci dimostrano che, nonostante le debolezze della vita terrena, è possibile vivere secondo la volontà del Signore. 

L’intervista

Il 1° novembre è il giorno in cui li commemoriamo, ma negli ultimi anni questa ricorrenza, parte integrante della nostra tradizione cattolica, sembra essere diventata una festa di secondo grado. Da qui nasce il bisogno di riscoprirla fino dalla tenera età. Interris.it ha chiesto a don Fortunato Di Noto, fondatore dell’associazione Meter, i motivi per cui i bambini non conoscono il valore del 1 novembre. 

Don Fortunato, perché i più giovani non capiscono l’importanza dei Santi?

“La fede è un dono e sempre di più emerge che noi adulti abbiamo perso quasi del tutto la capacità di trasmetterlo come tale. Di conseguenza, non riusciamo più a far rivivere ai bambini l’esperienza più profonda della vita in Gesù Cristo, morto e risorto per noi. Le tante distrazioni, a cui la nostra società con insistenza ci sottopone, impediscono di vedere la bellezza di tanti uomini, donne e anche bambini che hanno vissuto la loro vita con una fede intensa, mettendo sempre al centro il Signore e la sua volontà”. 

Lei ha fatto riferimento a tanti bambini Santi. Manca la consapevolezza della loro esistenza?

“Certamente sì, purtroppo la nostra conoscenza si ferma a qualcuno sporadico che la società mediatica pubblicizza maggiormente rispetto ad altri. Sarebbe però bello toglierli dall’ombra e parlarne, conoscere la loro storia ricca di amore, di fede e di pezzi di vita. I Santi non sono state delle persone divine, ma degli esseri umani, tanto quanto lo siamo noi oggi e ognuno di loro ha degli insegnamenti che possono aiutarci a trovare Dio nella quotidianità”.

Di chi è questo compito?

“La famiglia in primis perché è il fulcro della vita di un bambino, dove impara ad amare e a rispettare gli altri, in quanto fratelli e figli dello stesso padre. Un ruolo importante ce l’hanno anche i padrini, le madrine e tutti coloro che gravitano attorno a loro. Non è facile, ma c’è un forte bisogno di ritornare esempi vivi di fede”. 

Perché questa missione è difficile? 

“Innanzitutto, abbiamo reso la nostra fede cupa, senza alcun sprazzo di gioia vera. Inoltre, oramai noi viviamo la vita dell’ipermercato in cui vince la cosa che a livello mediatico ha più influenza. Ecco allora che i ragazzini sono più attratti dal 31 ottobre in cui si celebra Halloween, che però non ha nulla di cristiano, piuttosto che il 1 novembre che invece racchiude in sé un messaggio profondo, alle basi delle radici della nostra cristianità”. 

Il giorno seguente ricordiamo i defunti. Che legame c’è tra le due feste?

“Il 2 novembre ci ricorda che tutti noi siamo fatti di carne e per questo siamo destinati a morire. C’è però un messaggio di gioia e di rinascita, perché come hanno fatto i Santi a tutti è permesso di vivere su questa terra illuminati dalla luce splendente che solo il Signore può donare”.

Elena Padovan

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