Don Aldo Buonaiuto:”Mai più indifferenza per i bambini sfruttati”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 12:37

E' il buco sul muro che vedete nella foto qui sopra l’immagine più inquietante dell’inchiesta che la puntata odierna di Storie Italiane ha mandato in onda sulla pedofilia a Napoli. Bambini che si prostituiscono nel quartiere partenopeo di Poggioreale, a poche centinaia di metri dal Centro direzionale, dal tribunale, dalla sede della Regione Campania, da una scuola elementare e da una parrocchia. In quel buco su un muraglione si infilano i pedofili per consumare rapporti sessuali con minori che si vendono per venti-trenta euro. Il programma di Rai 1 condotto da Eleonora Daniele ha documentato attraverso i reportage dei propri inviati e il commento degli esperti in studio la piaga della prostituzione minorile. Sono centinaia di bambini costretti a vivere tra rifiuti tossici e degrado sociale estremo, vittime di un mercimonio criminale che si svolge tra il palazzetto dello sport abbandonate e le sterpaglie a ridosso del campo rom.

Scandaloso abbandono

“Come comunità al servizio degli ultimi, siamo presenti nei paesi più poveri e degradati del pianeta, ma una situazione del genere non è facile trovarla neppure nel terzo mondo- afferma don Aldo Buonaiuto, sacerdote anti-tratta della Comunità Papa Giovanni XXIII-. Nessuno può tacere di fronte all’orrore di questi atti criminali sui bambini. La prostituzione è un reato gravissimo e l’indifferenza di una società diventa complicità e correità se le istituzioni non sono spinte da noi tutti a muoversi nella maniera più forte e risolutiva. In una nazione civile nessun minore deve vivere in condizioni di totale abbandono e scandaloso degrado. E’ una vergogna inammissibile”. Il sacerdote di frontiera che prosegue sulle orme di don Oreste Benzi l’impegno per la liberazione da ogni forma di schiavitù richiama poi l’attenzione sui “cosiddetti clienti”, cioè “sui criminali pedofili che si sentono in diritto di acquistare i corpi di bambini innocenti e indifesi: esistono leggi che permettono di intervenire nella maniera più netta ed efficace” Quindi, avverte don Buonaiuto, “bisogna intervenire subito sui genitori e i familiari affinché questi minori vengano seguiti e accompagnati dai servizi sociali”. Da qui il monito: “Non devono mai più accadere ingiustizie e crimini abietti sulla pelle di questi piccoli. I bambini devono andare a scuola, non possono vivere in un tugurio simile”.

Il business dei cordoni ombelicali

La trasmissione ha poi affrontato un altro tema di stringente attualità sul quale in studio si è articolata un’accesa discussione tra gli ospiti del programma. Si tratta di una nuova frontiera della bioetica che riguarda migliaia di famiglie italiane che conservano al di fuori dei confini nazionali il cordone ombelicale dei propri figli in strutture private.  Nei mesi scorsi è stata denunciata dall'Ufficio federale della Sanità pubblica elvetico (per violazione della legge sui trapianti e inadempimento degli obblighi di notifica e di cooperazione) un'azienda che si occupa della conservazione di sangue da cordone ombelicale con sede in Svizzera . Sono coinvolte 15 mila famiglie italiane che, a pagamento, vi hanno depositato il sangue cordonale per poi ritrovarsi, a loro insaputa, a dover cercare in Polonia il cordone embrionale conservato. Don Aldo Buonaiuto, in due distinti interventi nel corso dello spazio dedicato al tema, ha riferito ai telespettatori e agli altri ospiti della trasmissione la posizione della Chiesa su questo delicato ed eticamente complesso argomento.

“Non è un soprammobile”

“La posizione della Chiesa non è contraria all’utilizzo di cellule staminali adulte quali sono quelle estratte dal cordone ombelicale, mentre non ammette l’uso di cellule embrionali – osserva don Buonaiuto-. Al tempo stesso , però, occorre mettere in guardia le famiglie dal mercato legato alla conservazione del cordone ombelicale. E’ evidente, infatti, che si sta sviluppando un notevole giro d’affari basato sul comprensibile desiderio di fare qualcosa che si ritiene benefico per la salute del proprio figlio in caso di necessità”. Ma è proprio su ciò che si nasconde dietro questo business che il sacerdote di frontiera esorta a fare attenzione: “La donazione e non la conservazione ha un senso dal punto di vista medico e scientifico. Il cordone non serve per un eventuale trapianto a favore del figlio di chi lo conserva ma per altri perché presenta lo stesso difetto genetico dell’individuo”. Quindi, chiede don Buonaiuto, “non esiste una contrarietà etica a depositare il cordone ombelicale, ma quale altra motivazione può esserci se non quella medica? Si pensa forse di farne un soprammobile? Attenti a non favorire un commercio a esclusivo vantaggio di aziende private”. E aggiunge: “Proprio ciò che è accaduto a queste famiglie italiane tra Svizzera e Polonia non è affatto normale. E’ un diritto di chi deposita il cordone sapere che uso ne viene fatto e dove viene conservato”

 

 

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