Dal grano al pane il prezzo aumenta 15 volte

ULTIMO AGGIORNAMENTO 16:45

Dal grano al pane il prezzo aumenta di quindici volte per effetto delle speculazioni e delle importazioni selvagge di prodotto dall’estero con pagnotte e panini spacciati come italiani all’insaputa dei consumatori”. Lo denuncia la Coldiretti in occasione della Giornata nazionale del Grano italiano. Numeri alla mano, l’associazione dei coltivatori diretti spiega che “oggi un chilo di grano tenero è venduto a circa 21 centesimi mentre un chilo di pane è acquistato dai cittadini a valori variabili attorno ai 3,1 euro al chilo, con un rincaro quindi di quindici volte”, tenuto conto che “per fare un chilo di pane occorre circa un chilo di grano, dal quale si ottengono 800 grammi di farina da impastare con l’acqua per ottenere un chilo di prodotto finito”.

Prezzi e campi coltivati

I prezzi variano, di molto, anche da una città all’altra. “Se a Milano una pagnotta da un chilo costa 4 euro, a Bologna si arriva addirittura a 4,55 euro, ma a Napoli si scende fino a 1,91, mentre a Roma – continua Coldiretti – si viaggia sui 2,60 euro, a Palermo sui 2,85 euro e a Torino sui 3,05 euro”. “L’andamento del prezzo del pane dipende solo marginalmente dal costo del grano, con le quotazioni dei prodotti agricoli ormai sempre meno legate all’andamento reale della domanda e dell’offerta e sempre più ai movimenti finanziari e dalle strategie speculative”. Il risultato è che “gli agricoltori devono vendere ben 5 chili di grano per potersi pagare un caffè o una bottiglietta di acqua al bar”. Il basso rendimento ha portato molti agricoltori a cambiare tipologia di coltura. Negli ultimi dieci anni, evidenzia sempre Coldiretti – è infatti scomparso un campo di grano su cinque, con la perdita di quasi mezzo milione di ettari coltivati ed effetti dirompenti su economia, occupazione e ambiente. Alla perdita economica e di posti di lavoro si aggiunge il rischio ambientale in un Paese che, con l'ultima generazione, ha perso oltre un quarto della terra coltivata per colpa dell'abbandono, della cementificazione e degli attacchi degli animali selvatici che distruggono i raccolti agricoli. 

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