Cold case, 60 mila persone scomparse in Italia

ULTIMO AGGIORNAMENTO 11:21

E' un esercito di fantasmi. Persone uscite di casa la mattina e mai più ritornate la sera. In Lombardia è entrato in vigore Progetto Missing, un nuovo protocollo per la ricerca delle persone scomparse e l’aiuto alle loro famiglie. Sul territorio sono impegnati i volontari della Protezione Civile dell’associazione nazionale Carabinieri e dell’associazione “Penelope” che attivano il protocollo di intervento ogni volta che giunga una segnalazione direttamente dai familiari o da altre associazioni. “Penelope” è la onlus delle famiglie e degli amici delle persone scomparse, è stata costituita nel dicembre 2002 ed è una associazione composta da famigliari e amici di persone scomparse.

Supporto psicologico

A unirsi nella Onlus sono stati i precedenti comitati spontanei sorti per tutelare le famiglie che si sono trovate sole ad affrontare il dramma della scomparsa di un familiare senza avere alcun aiuto nella ricerca dello scomparso, supporto psicologico e legale, e risposte da parte delle istituzioni centrali e periferiche. “In qualsiasi caso vanno sempre informate le autorità locali e invitati i familiari a sporgere denuncia di scomparsa”, spiegano i promotori di Progetto Missing. I volontari che mettono in pratica il nuovo protocollo intervengono tempestivamente a supporto dei familiari tramite volantinaggio, affissione di fotografie in luoghi pubblici, stazioni ferroviarie, parchi, centri commerciali e altri potenziali luoghi utili alla ricerca dello scomparso. “La finalità dell’iniziativa è quella di evitare lunghe attese, da parte dei familiari, prima dell’intervento delle forze dell’ordine e avere notizie e informazioni utili sulla persona scomparsa, guadagnando così ore di tempo preziose nella speranza che la stessa possa essere ritrovata – precisano i promotori di Progetto Missing -. Non si tratta di una duplicazione di competenze ma di un supporto in attesa dell’intervento ufficiale delle forze dell’ordine. L’associazione Penelope ci fornisce costantemente dati inquietanti e la famiglia ha un notevole giovamento nel non sentirsi sola o peggio abbandonata in un momento così delicato nel quale deve far fronte ad un evento imprevisto e drammatico. E’ fondamentale avere persone professionalmente preparate e di cuore al loro fianco come primo intervento”.

Collaborazione con le forze dell’ordine

Gli individui di cui non si sa nulla sono “tanti quanti gli abitanti di una città di medie proporzioni come Savona o Matera”, sottolinea il prefetto Giuliana Perrotta, commissario straordinario del Governo per le persone scomparse, impegnata a intensificare la collaborazione con i prefetti, le forze dell’ordine e le autorità giudiziarie “nella consapevolezza che la scomparsa è un fenomeno sociale e non è destinato a cessare”. Saranno presto introdotti meccanismi di prevenzione e conoscenza del problema, “anche perché sono tante le scomparse di genere e quelle dei minori, soprattutto stranieri non accompagnati”. Per fronteggiare la situazione il prefetto Giuliana Perrotta ritiene “doveroso prospettare nelle competenti sedi istituzionali la questione della rideterminazione della dotazione organica della struttura organizzativa commissariale per adeguarla alle mutate e gravose esigenze di coordinamento operativo”. Gli scomparsi sono le persone di cui sono perse le tracce e non ritrovati nemmeno più i corpi. “Gente come il fisico Ettore Majorana, scomparso misteriosamente la sera del 25 marzo 1938, a 31 anni, e mai più riapparso – riferisce l’Agi -. O come il professor Federico Caffè, economista, uscito dalla sua casa di via Cadlolo, un'elegante strada di Monte Mario, il 15 aprile 1987 senza farvi più ritorno”. È un esercito forato da 59.044 persone.

Misteri da risolvere

Il prefetto Giuliana Perrotta, una lunga carriera al vertice del palazzo prefettizio delle province di Enna, Lecce e Cagliari e, dal 18 marzo, Commissario straordinario del governo per le persone scomparse. “In una dicitura, Commissario ai misteri italiani – evidenzia l’Agi -.Tuttavia dal 1974 al 30 giugno 2019 le denunce di scomparsa nel nostro Paese sono state 236.656 e, tra queste, 90 mila circa hanno riguardato donne, di cui l’85% sono state ritrovate, ma di questi ritrovamenti l’1,3% era di corpi senza vita”. In generale, rispetto alle 236.656 denunce, molte persone sono state ritrovate, però ci sono ancora da rintracciare 59.044 persone, di cui il 75% è rappresentato da minorenni, la stragrande maggioranza dei quali stranieri, pari al 67% della cifra delle persone da rintracciare. Un dato quest’ultimo, spiega il prefetto Perrotta a Libero, legato, ovviamente, al fenomeno migratorio e si riferisce al periodo 2015-17 e all’allontanamento dai centri di accoglienza. “Spesso sono sedicenti minori perché privi di documenti”. E i minori italiani? Se è vero che la maggior parte degli allontanamenti si risolve in modo positivo con il ritorno a casa dei ragazzi, ricorda Giuliana Perrotta, “è anche vero che negli ultimi 5 anni abbiamo registrato dati che fanno riflettere: 350 casi in più dal 2014 al 2018”. Ci sono i minori affidati agli istituti che si occupano proprio di loro, che spesso scappano e “noi indaghiamo sulla cause dell’allontanamento perché c’è sempre una motivazione e nell’ultimo semestre “sono stati 419 gli allontanamenti volontari”.

Mai smettere di cercare

Ci sono, poi, le donne e le bambine (sono il 34% delle denunce) su 6.761 casi denunciati nell’ultimo semestre. E gli anziani, che sono il 6% e riguarda soprattutto over 65 “con problemi psicologici”. Si smette mai di cercare una persona scomparsa? “Mai” risponde il prefetto Perrotta. “Adesso, poi, con le nuove tecniche che la scienza ha messo a disposizione, si cerca di risolvere anche i cosiddetti cold case. Bisogna poter riconoscere bimbi rapiti anni fa, oggi adulti”. Da ultimo un consiglio: denunciare subito la scomparsa di un parente, un amico, figlio o figlia. Entro le 24 ore. Non indugiare. “Prima partono le ricerche, meglio è”. In tutte le città statunitensi i cartelli “missing” sono diventati un arredo urbano, con quelle foto dai colori sbiaditi, gli sguardi ancora felici. Secondo l'Fbi i casi sono oltre seicentomila all’anno negli Usa, poco meno di 500mila sono ragazzi sotto i 18 anni. Un incubo descritto da Repubblica. Amanda, Gina e Michelle sono le più famose in ordine di (ri) apparizione: resuscitano in una notte di maggio dalla porta rossa di una casa di legno e alluminio in un sobborgo di Cleveland dopo una vita nelle mani di Ariel Castro, poi morto suicida in carcere. Patrick, 14 anni, fisico minuto e occhi grandi, è svanito a Brooklyn. Sono le gocce nel mare delle persone scomparse negli Stati Uniti, un'onda nera che sommerge il paese, una paura ancestrale che nei sondaggi supera anche il terrorismo: nessuno sa come difendersi, nessuno è immune.

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