Cina: arrestato un avvocato cristiano per aver diffuso “segreti di Stato”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 2:02

Dopo 25 giorni di silenzio assoluto sulla sorte dell’avvocato per i diritti umani Jiang Tianyong, scomparso nel nulla lo scorso 21 novembre, le autorità cinesi hanno rivelato che l’uomo si trova sotto custodia della polizia con “misure coercitive per un atto criminale”. Secondo un rapporto diffuso dai media di Stato cinesi, i funzionari della pubblica sicurezza hanno prelevato e messo sotto custodia Jiang – comminandogli nove giorni di fermo amministrativo – per “uso fraudolento dell’identità di un’altra persona”, per “possesso illegale di documenti classificati come segreto di Stato” e per “diffusione illegale di segreto di Stato a [fonti] estere”, nonché per altri “reati generici”. Secondo le autorità, la vicenda è “di particolare gravità” e – se dovesse essere riconosciuto colpevole – Jiang rischierebbe l’ergastolo.

Jiang Tianyong, 46 anni, è una delle figure di primo piano del China Human Rights Lawyers Group e un grande sostenitore dei diritti dei detenuti. Egli è scomparso nella notte del 21 novembre, mentre stava per salire a bordo di un treno diretto a Pechino da Changsha, nella provincia dell’Hunan, per incontrarsi con altri avvocati pro-diritti umani. Subito dopo la scomparsa, i suoi familiari si erano rivolti alle forze dell’ordine, ma la polizia locale aveva bloccato sin dall’inizio i loro sforzi per ritrovarlo e si erano rifiutati di aprire un fascicolo per persona scomparsa opponendo presunti “vincoli legali” che impedivano loro di intervenire sul caso.

Jiang – racconta la moglie in una nota di denuncia presentata al governo dagli attivisti del Chinese Human Rights Defenders (Chrdha) – aveva subito per anni vessazioni e persecuzioni da parte di Pechino a causa della sua attività. “Jiang con tutta probabilità ha subito torture per estorcergli con la forza confessioni” durante gli interrogatori subiti dalla polizia nei 25 giorni di detenzione segreta, dice la consorte. La moglie è anche convinta che il marito “non abbia compiuto alcun crimine” e che sia stato oggetto “di feroci torture per estorcergli la confessione” riportata a gran voce dai media di Stato.

Sulla sua scomparsa, erano intervenuti anche tre esperti delle Nazioni Unite che, lo scorso 6 dicembre, avevano chiesto alla Cina di indagare sulla vicenda di Jiang e avevano apertamente manifestato grandi preoccupazioni per la sua persona, ipotizzando che la sparizione fosse in realtà una vendetta per la collaborazione di Jiang con un rappresentante speciale delle Nazioni Unite che aveva visitato il Paese in Agosto.

“La scomparsa e ora la detenzione penale di Jiang sono un chiaro gesto di vendetta e di punizione per le attività di Jiang in tema di diritti umani e di espressione di libera associazione, per le sue attività a difesa dei diritti umani e la sua opera di avvocato a difesa dei diritti dei propri assistiti”, ha ulteriormente sottolineato la moglie dell’avvocato indagato.

I rapporti ufficiali non hanno menzionato la località in cui è custodito l’uomo, né i nomi dei funzionari di polizia che stanno gestendo la vicenda, né hanno fornito ai familiari alcun contatto cui rivolgersi affinché gli avvocati possano organizzare un colloquio in carcere con il proprio assistito e assicurarsi delle sue condizioni psico-fisiche. Jiang era già stato rapito e torturato dalla polizia cinese altre tre volte negli anni scorsi, sempre a causa del suo impegno per i diritti umani. In una di queste incarcerazioni arbitrarie, a causa delle percosse subite, aveva perso l’udito ad uno degli orecchi.

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