Allarme per 4 cibi su 5 di provenienza estera

ULTIMO AGGIORNAMENTO 6:00

La Turchia invade l’Europa con cibi pericolosi: è al primo posto per allarmi alimentari fatti scattare dall’Ue. “La Turchia si classifica al primo posto, addirittura davanti alla Cina, per allarmi alimentari fatti scattare nella Ue, dall'ortofrutta con pesticidi oltre i limiti ai fichi secchi con eccesso di aflatossine cancerogene come pure pistacchi e nocciole – riferisce l’Ansa -. ultimo rapporto Sistema di allerta rapido europeo (Rassf), che registra gli allarmi per rischi alimentari verificati a causa di residui chimici, micotossine, metalli pesanti, inquinanti microbiologici, diossine o additivi e coloranti nell'Unione Europea”.

Il monitoraggio del Rassf

Nel 2019 in Italia è scoppiato finora più di un allarme alimentare al giorno, per un totale di 281 notifiche inviate all'Unione Europea durante l'anno, secondo i dati Coldiretti- Rassf (sistema di allerta Rapido). I dati evidenziano, secondo Coldiretti, il primato del Made in Italy nella sicurezza alimentare a livello internazionale ed europeo, dove la media delle irregolarità è del 2,5%, ma “preoccupa la presenza sul territorio nazionale di alimenti di importazione con elevati livelli di residui: Ciò dimostra l'importanza di una informazione corretta con l'obbligo di indicare in etichetta l'origine nazionale dei prodotti che va esteso a tutti gli alimenti”

Sicurezza alimentare a rischio

“Sul totale di 281 allarmi che si sono verificati 124 provenivano da altri Paesi dell'Unione Europea (44%) e 108 da Paesi extracomunitari (39%) – evidenzia Coldiretti -. Oltre quattro prodotti su cinque più pericolosi per la sicurezza alimentare provengono dall'estero (83%). I pericoli maggiori per l'Italia sono infatti venuti dal pesce spagnolo, come tonno e pescespada, con alto contenuto di mercurio e dal pesce francese, sgombro in primis, per l'infestazione del parassita Anisakis”. In cima alla classifica del rischio ci sono anche i materiali a contatto con gli alimenti (Moca), per i quali si riscontra la cessione di sostanze molto pericolose per la salute del consumatore (cromo, nichel, manganese, formaldeide), in particolare per quelli importati dalla Cina.

La lista nera dei prodotti

“Nella black list alimentare ci sono i pistacchi dalla Turchia e le arachidi dall'Egitto per l'elevato contenuto di aflatossine cancerogene, presenti anche nei pistacchi dagli Stati Uniti e la salmonella enterica nelle carni avicole polacche – sottolinea Coldiretti -.Sul podio dei Paesi da cui arrivano in Italia il maggior numero di prodotti rischiosi al primo posto emerge la Spagna con 54 notifiche, riguardanti principalmente la presenza di mercurio nel pesce, seguita dalla Cina con 28 segnalazioni, soprattutto per migrazione di metalli nei materiali a contatto con alimenti e dalla Turchia con 22 avvisi, maggiormente per aflatossine nella frutta in guscio. La Cina e la Turchia rappresentano rispettivamente appena il 2% e l'1% del valore delle importazioni agroalimentari in Italia mentre la Spagna arriva circa al 10%”.

Normative nazionali e Ue

Dall’indagine sono evidenti le maggiori garanzie di sicurezza dei prodotti nazionali, mentre preoccupazioni vengono appunto dalle importazioni. “L’esperienza ha dimostrato che nei confronti delle emergenze alimentari l’indicazione di origine in etichetta è importante per intervenire rapidamente, circoscrivere l’allarme e contrastare le psicosi con effetti drammatici sul sistema economico e occupazionale – puntualizza la maggiore associazione di rappresentanza e assistenza dell'agricoltura italiana -. L’Unione europea vuole bocciare le normative nazionali che consentono agli italiani di sapere da dove viene il grano impiegato nella pasta, il latte utilizzato nei formaggi e il pomodoro nella salsa per evitare che venga spacciato come Made in Italy prodotto straniero”.  E l’Italia è all’avanguardia in Europa per la trasparenza delle informazioni sulle etichette degli alimenti, ma questo primato rischia di essere cancellato dall’entrata in vigore nell’aprile 2020 delle norme europee “fortemente ingannevoli per i consumatori”, avverte Coldiretti.

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