Allarme clima: la Groenlandia perde ghiaccio

ULTIMO AGGIORNAMENTO 16:38

Le belle giornate estive calde e assolate stanno danneggiando seriamente i ghiacci della Groenlandia, l’isola coperta per l’82% da una calotta polare che per dimensioni è seconda solo a quella dell’Artico. In un solo giorno, mercoledì 31 luglio, c’è stato il record stagionale dello scioglimento del ghiaccio groenlandese: un millimetro di superficie del 56,6% dell’area di ghiaccio si è liquefatto. Nell’oceano Atlantico si sono riversate 11 miliardi di tonnellate d’acqua, corrispondenti a quasi quattro milioni e mezzo di piscine olimpioniche, causando un innalzamento del livello del mare di 0,28 millimetri. Che potrebbe diventare tra i 5 e i 33 centimetri entro il 2100.

Come stanno le cose in Groenlandia

Le correnti calde proveniente dall’Africa, le stesse che hanno fatto registrare oltre 42 gradi a Parigi, 40 in diverse città tedesche e 38 a Cambridge, sono arrivate fin qui, davanti alla coste nordamericane. Le temperature sull’isola sono arrivate a 22-23 gradi invece dei normali 9-10. Non un record ma abbastanza per far perdere, dal primo giugno, in totale 240 tonnellate di ghiaccio, secondo la climatologa dell’Istituto meteorologico danese Ruth Mottram. Lo scioglimento proseguirà in agosto, per via delle giornate calde e assolate, e gli scienziati danesi e statunitensi non escludono che venga superato il drammatico primato del 2012. L’anno in cui la Groenlandia vide sciogliersi il 92% della sua calotta, 290 tonnellate in tutta stagione della fusione dei ghiacci. Un record da quando, nel 1981, lo Snow and Ice Data Center di Boulder, in Colorado (Usa), ha iniziato a monitorare il fenomeno. Probabilmente a causa del cambiamento climatico, dicono gli scienziati, fa più caldo e più a lungo mentre in inverno nevica poco, così si deposita meno neve per proteggere il permafrost. In quarant’anni, dal 1979 a oggi, la velocità di fusione dei ghiacci in Groenlandia è aumentata di sei volte e dal 1993 il livello del mare si è alzato di 7 centimetri.

Il dramma del cambiamento climatico

Se si sciogliesse tutto insieme il ghiaccio groenlandese i mari si alzerebbero di 7,2 metri in un colpo solo, se accadesse in contemporanea con la liquefazione di quello artico arriverebbero a 65 metri. Questo scenario apocalittico è irrealistico, ma non lo è quello di uno studio riportato dalla rivista scientifica Nature: lo scioglimento dei ghiacciai potrebbe fare alzare i mari di 41 centimetri entro il 2100. Intanto la calotta di ghiaccio del Polo Nord sì è più che dimezzata  passando dai 3,6 metri del 1975 al metro e 25 attuale mentre in Antartide, al Polo Sud, tra il 2009 e il 2017 si è arrivati alla perdita di 252 tonnellate di ghiaccio all’anno. Oltre all’innalzamento del livello del mare e la perdita dei ghiacciai, ci sono altri effetti dell’aumento delle temperature dovuto delle emissioni di gas effetto serra ( prodotti principalmente dall’attività industriale ed energetica umana) che lasciano passare la radiazione solare ma trattengono quella infrarossa emessa dalla Terra. Il pianeta si riscalda: il 2018 è stato il quarto anno più caldo mai registrato dal 1900 in Italia, addirittura il più bollente di sempre per l’Europa. In più il riscaldamento scatena eventi estremi. Secondo le Nazioni Unite nel 2018 tra i 61,7 milioni di persone sono state colpite da terremoti, tsunami e incendi mentre oscilla tra i 6 e i 7 milioni la cifra dei morti per malattie legate all’inquinamento atmosferico. A questi si aggiungono fenomeno di desertificazione, con conseguenti danni all’economia, conflitti e spostamenti in massa di persone, di acidificazione degli oceani con la morte delle barriere coralline e dell’alternarsi di siccità e violenti rovesci. La comunità scientifica ha fissato l’aumento della temperatura globale di due gradi rispetto all’era pre-industriale come il limite invalicabile, mentre nel 2015 in occasione dell’accordo di Parigi sul clima tra i principali paesi sviluppati e quelli in via di sviluppo si è deciso di non superare gli 1,5 gradi.

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