Alex a Lampedusa: sbarcati i migranti, barca sequestrata

ULTIMO AGGIORNAMENTO 23:59

Di è sciolto nella notte l'impasse che teneva oltre 40 migranti a bordo del veliero Alex: le persone ancora sull'imbarcazione di Mediterranea sono scese a terra, mentre la barca è stata sequestrata di iniziativa della Guardia di finanza e l'equipaggio (comandante incluso) denunciato per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. I migranti verranno ora accolti nell'hotspot dell'isola, dove avranno modo di recuperare le forze dopo due giorni trascorsi sullo stretto ponte del veliero. La barca aveva deciso di forzare il blocco “di fronte alla intollerabile situazione igienico-sanitaria a bordo Alex ha dichiarato lo stato di necessità e si sta dirigendo verso il porto di Lampedusa unico possibile porto sicuro di sbarco”. Rotti gli indugi, l'ong Mediterranea con il suo veliero, stipato da prua a poppa con 46 migranti a bordo, ha puntato le acque italiane, approdandovi dopo poche ore di navigazione. Inutili le trattative andate avanti nella giornata di ieri e la possibilità di trasferire i migranti a Malta: “In queste condizioni andare a Malta metterebbe a rischio la sicurezza e l'incolumità delle persone. Lampedusa è ora il solo porto sicuro possibile”. L'ingresso in porto è avvenuto con la scorta di due motovedette: forzato quindi il blocco, anche se le imbarcazioni al largo di Lampedusa non hanno impedito l'accesso in porto della barca. Prestati immediatamente i primi rifornimenti di acqua (esaurita a bordo) ai migranti che, per il momento, restano a bordo in attesa di scendere. Il vicepremier Salvini ha precisato che “ieri sono stati consegnati più di 400 litri di acqua potabile alla barca a vela Alex e altrettanti sono stati successivamente rifiutati. Oltre all'acqua, l'Italia ha garantito cibo, coperte e medicinali”. Inizialmente, però, dal ministro dell'Interno non era arrivata nessuna autorizzazione allo sbarco: “Siamo in una situazione surreale – spiegano dall'ong -. Ci sono persone che rischiano di svenire e che devono andare in bagno, i nostri servizi igienici sono inservibili e nessuno ci dice cosa fare. Questo è un sequestro di persona, non è più uno Stato di diritto. Devono farci sbarcare”. Fino a quel momento, però, il vicepremier era rimasto categorico: “Non autorizzo nessuno sbarco di chi se ne frega delle leggi italiane e aiuta gli scafisti”.

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Caso Sea Eye

Il blocco dei porti e degli sbarchi non aveva scoraggiato l'equipaggio della nave Alan Kurdi, gestita dall'ong tedesca Sea Eye e, secondo un messaggio rilasciato in mattinata, in rotta a spron battuto verso Lampedusa, il porto ritenuto più sicuro. A bordo, assieme a medici e operatori, ci sono 65 persone salvate al largo della Libia due giorni fa: “Ci stiamo dirigendo verso Lampedusa – scrive su Twitter l'ong -. Non siamo intimiditi da un ministro dell'Interno ma siamo diretti verso il più vicino porto sicuro. Si applica la legge del mare, anche quando qualche rappresentante di governo rifiuta di crederlo”. Il riferimento, naturalmente, è al blocco arrivato ieri dal Viminale, che aveva raggiunto un accordo con Malta per la risoluzione del caso della Alex (il veliero di Mediterranea, ancora però al largo dell'isola italiana) ma aveva dato un immediato altolà alla nave di Sea Eye, suggerendo di fare rotta verso le coste tunisine o, in caso, della Germania. In serata, però, la nave ha effettuato un dietrofron, puntando la prua verso Malta: “Non possiamo aspettare finché lo stato di emergenza non prevale. Ora si deve dimostrare se gli altri governi europei appoggiano l'atteggiamento dell'Italia “

Verso l'Italia

In mattinata, con la notizia della riaccensione dei motori verso Lampedusa, la Guardia di Finanza ha fatto pervenire all'equipaggio, secondo fonti del Viminale, la notifica del divieto di ingresso, transito e sbarco in acque territoriali italiane, di fatto creando i presupposti per un nuovo caso Sea Watch. Un divieto che, a ogni modo, non aveva fermato i motori della Alan Kurdi che, già nella giornata di ieri, aveva fatto sapere che l'intenzione era di dirigersi verso l'Italia, invocando al contempo l'aiuto di qualunque Paese avesse potuto, oltre che delle varie organizzazioni umanitarie. Fra le Nazioni interessate, vista l'appartenenza dell'ong, c'è anche la Germania che, in mattinata, ha fatto sapere tramite la portavoce del governo, Martina Fiez, di essere “al corrente della notizia della nave Alan Kurdi”, sottolineando che “ancora una volta il nostro obiettivo come governo tedesco è trovare una soluzione veloce: si tratta di trovare un porto sicuro e di chiarire la questione della redistribuzione”. Soluzione che, nel recentissimo passato, si è dimostrata tutt'altro che semplice, anche per le garanzie richieste dall'Italia su passi concreti da parte dei Paesi coinvolti.

Il caso Alex

Un possibile stallo che, peraltro, rischiava di aggiungersi a quello che ha visto coinvolta fino a poco fa la barca a vela Alex che, nelle scorse ore, aveva nuovamente manifestato l'impossibilità di fare rotta verso Malta e di riuscire a coprire tutta la distanza con l'isola senza conseguenze per i 46 migranti rimasti a bordo, sullo stretto ponte di un'imbarcazione di appena 18 metri e senza coperture. Nella giornata di ieri, la situazione sembrava in via risolutiva, con Italia e Malta a stringere un accordo su una doppia ripartizione di migranti (i 54 della Alex – meno i 13 già sbarcati – a La Valletta e altri 55 a fare il percorso inverso). Una soluzione che si è incagliata nelle ore serali, per via delle difficoltà palesate dal veliero che, dopo alcune ore, ha deciso di forzare il blocco e procedere con l'attracco, viste le gravissime difficoltà a bordo.

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