Aids, Onu: “Situazione allarmante in Russia e Medio Oriente, decessi aumentati del 48%”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 11:50

In undici anni, il numero delle vittime dovute all’Aids nel mondo si è quasi dimezzato. Nel 2016 infatti la sindrome da immunodeficienza acquisita ha provocato 1 milione di decessi contro i quasi 2 (per la precisione: 1,9 milioni) del 2005. Lo rivela il rapporto pubblicato dall’agenzia dell’Onu Unaids che però getta ombre su un altro dato: le cifre non si sono ridotte ovunque poiché in alcuni Paesi la malattia è in aumento. Nello specifico, in Medio oriente e Asia centrale l’andamento è tutt’altro che positivo e le vittime sono salite rispettivamente del 48% e 38%. Lo riporta Asia News.

Situazione allarmante

Secondo l’agenzia delle Nazioni Unite per l’Aids/Hiv, gli aumenti delle nuove infezioni dovute al virus dell’immunodeficienza umana in Europa orientale e Asia centrale è “allarmante”: il numero dei nuovi casi è salito da circa 120mila nel 2010 a 190mila nel 2016.

In Russia, la percentuale dei nuovi contagi di Hiv è cresciuta del 75% fra il 2010 e il 2016. Anche in Kazakhstan l’epidemia è in rapida crescita. Inoltre, anche se l’accesso alle cure in Europa orientale e Asia centrale è raddoppiato negli ultimi sei anni, solo il 28% dei malati di Aids ha accesso alla terapia antiretrovirale. Questo, nonostante il fatto che due malati su tre siano a conoscenza della loro condizione. In Kyrgyzstan solo il 28% dei malati viene sottoposto a cure. Nella regione, il numero delle morti legate all’Aids è salito da circa 32 mila nel 2010 a 40 mila nel 2016, la maggior parte delle quali in Russia, dove la malattia ha provocato 30.550 vittime.

Medio Oriente

In Medio oriente e Nord Africa solo poco più della metà dei malati di Hiv era a conoscenza della sua situazione di salute, e solo la metà di questi avevano accesso alle cure necessarie. Le morti legate all’Aids nella regione sono più che raddoppiate fra il 2000 e 2010 in Egitto, Iran, Kuwait e Yemen, sia per via della crescita dell’incidenza che per l’impossibilità ad accedere ai trattamenti.

L’accesso alle cure

Eppure, il dato generale è che il 53% delle persone che vivono con l’Hiv ora hanno accesso alle cure. Michel Sidibé, direttore esecutivo di Unaids, ha commentato che il progresso “mette il mondo nella giusta direzione per raggiungere l’obiettivo globale di sottoporre 30 milioni di persone alle cure entro il 2020”.

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