Addio a Piero Terracina, sopravvissuto ad Auschwitz

ULTIMO AGGIORNAMENTO 11:07

Oggi piangiamo un grande uomo e il nostro dolore dovrà trasformarsi in forza di volontà per non permettere ai negazionisti di far risorgere l'odio antisemita“. Così Ruth Dureghello, presidente della Comunità ebraica di Roma, ha commentato la scomparsa di Piero Terracina, uno degli ultimi testimoni dell'orrore di Auschwitz, dove fu deportato nel maggio del '44 assieme a tutta la sua famiglia. Lì, come tutti coloro che vi furono rinchiusi, fu un prigioniero marchiato, contrassegnato dal numero A-5506. E laggiù, ancora adolescente, perse tutta la sua famiglia. Piero Terracina non ha mai taciuto sugli orrori dei campi di stermino, rendendosi testimone di quanto male riescano a concepire l'odio e la follia dell'uomo: “Ad Auschwitz – disse in seguito al suo ritorno a casa, unico membro della sua famiglia a sopravvivere – il prigioniero non aveva nome, gli internati non erano contati come persone ma come pezzi. Ai prigionieri veniva tolta ogni dignità. Di quelli usciti dal campo vivi, pochissimi sono riusciti a sopravvivere, e a tornare ad essere persone degne di essere chiamate tali“.

Testimone dell'orrore

Piero Terracina “ha rappresentato il coraggio di voler ricordare – ha detto ancora Ruth Dureghello -, superando il dolore della sua famiglia sterminata e di quanto visto e subito nell'inferno di Auschwitz, affinché tutti conoscessero l'orrore dei campi di sterminio nazisti”. Una testimonianza viva, più forte dell'odio e della violenza subita: “Gli artefici della mia resurrezione sono stati gli amici, senza di loro non so se ce l'avrei fatta… Con loro e con i miei parenti per molti anni non ho parlato di quello che mi era accaduto. Temevo soprattutto che mi chiedessero come mi ero salvato. Mi terrorizzava il fatto che qualcuno potesse chiedermi 'Perché tu ti sei salvato e mio figlio o mio marito no?'”. Aveva 91 anni Piero, e delle indicibili sofferenze perpetrate fra le baracche e il filo spinato di Auschwitz era uno degli ultimi ad averne memoria. E nel corso della sua vita, alle generazioni future ha lasciato qualcosa di importante su cui riflettere: “La testimonianza era diventata la missione di vita – ha ricordato Nicola Zingaretti, segretario del Partito democratico -. Le sue parole continueranno a vivere negli occhi dei tanti ragazzi che ha incontrato in questi anni”.

Appena due giorni fa, a varcare per la prima volta i cancelli di Auschwitz era stata la cancelliera tedesca Angela Merkel. Lì, fra il silenzio delle baracche, riecheggiano ancora le grida delle vittime della follia: “Ricordare i crimini, indicare i suoi autori e rendere un omaggio degno alle vittime è una responsabilità che non finisce mai. Non è negoziabile. Ed inseparabile dal nostro Paese”.

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