Scuola paritaria: la Cenerentola del Decreto Rilancio?

L'intervista a suor Anna Monia Alfieri, autrice del blog "Il Diritto di Apprendere", esperta di politiche scolastiche e una delle voci più autorevoli nel panorama scolastico italiano

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Suor Anna Monia Alfieri

Due pesi, due misure. E’ quanto si evince dalle bozze del Decreto Rilancio dove sono previste ingenti risorse per le scuole statali – pari a 1,5 miliardi di euro – ma nulla per quelle paritarie. Il decreto consta di 258 articoli e prevede interventi per il rilancio del paese durante questa fase 2 dell’emergenza Covid-19, con un piano di intervento da 55 miliardi di euro in diversi settori. La scuola è ovviamente uno dei punti chiave, eppure dalle bozze emerge chiaramente l’assordante assenza degli aiuti alle scuole paritarie che in Italia educano quasi un milione di studenti.

L’allarme di suor Anna Monia Alfieri

“La situazione per le scuole paritarie è molto più grave di quanto ipotizzassimo. Nelle bozze del nuovo decreto rilancio – circolate nelle scorse ore e che devono essere messe al voto – non ci sono aiuti per le scuole paritarie, ma solo per gli asili perché allo Stato conviene. Un gesto di grande irresponsabilità da parte dello Stato perché se tutti gli alunni delle paritarie si riversassero nelle scuole pubbliche, la scuola non avrebbe i numeri per accoglierli e ripartire”. E’ il forte allarme che lancia suor Anna Monia Alfieri, religiosa delle Marcelline, autrice del blog “Il Diritto di Apprendere”, esperta di politiche scolastiche ed una delle voci più autorevoli e accreditate nel panorama scolastico italiano. Una laurea in giurisprudenza, una in economia, ha di recente pubblicato per l’Istituto Bruno Leoni il Dossier esclusivo “Diritto all’istruzione: ripartire dalle scuole paritarie” (qui il link per scaricarlo gratuitamente). In Terris l’ha intervistata per fare il punto all’indomani della Fase 2 e del nuovo Decreto Rilancio.

Suor Anna Monia Alfieri

L’intervista

Suor Anna Monia, quali sono le criticità delle scuole paritarie (rispetto alle pubbliche e in generale) causate dal coronavirus?
“I genitori dei 900mila allievi che frequentano le scuole paritarie, che già faticavano a pagare due volte (le tasse e la retta) hanno cominciato a manifestare difficoltà a pagare il contributo di funzionamento alle scuole. Altri genitori hanno interrotto i pagamenti di propria iniziativa e Codacons ha predisposto un modulo per chiedere – alle scuole! – l’eventuale rimborso delle rette già versate. A settembre queste famiglie saranno realmente più povere e non potranno certamente pagare la retta seppur modesta (dai 2.500 per l’infanzia ai 4.200 per la scuola secondaria di II grado). Da qui la difficoltà economica e di continuità di molte scuole paritarie, legata da una parte al pagamento dello stipendio dei dipendenti e dall’altra al rischio di un mancato pagamento delle rette da parte delle famiglie. Teniamo ben presente che la maggior parte delle piccole e medie scuole paritarie sono già indebitate da anni e possono proseguire la loro attività solo basandosi sul versamento delle rette da parte dei genitori e sulla possibilità di avere classi con un numero adeguato di alunni”.

E’ esagerato dire che la scuola paritaria sta morendo a causa del virus?
“Penso che il virus abbia semplicemente messo a nudo quelli che erano già i limiti del sistema scolastico italiano, che si dimostra sempre più classista, regionalista e discriminatorio. Due denunce-limite: l’isolamento dei trecentomila alunni con disabilità confinati – quando non abbandonati – in casa; 1.600.000 gli allievi non raggiunti dalla didattica a distanza con la tragica previsione della dirigente del Caivano di Napoli: ‘se i miei ragazzi non tornano a scuola se li prende la criminalità’. Se è vero che la scuola paritaria rischia di morire per il virus, è ancor più vero che qui a rischio è la famiglia, gli allievi più fragili economicamente e umanamente … insomma, il rischio reale è quello di un sistema scolastico iniquo che rende il povero sempre più povero. La scuola da tempo non è più un ascensore sociale: ora rischia di divenire un sistema che nel percorso non riduce le differenze, ma le alimenta. Insomma, un favore ai ricchi che avranno sempre più possibilità.

Quante sono, in cifre, le scuole e i posti di lavoro a rischio a settembre?
La situazione è chiara e l’allarme è stato lanciato: il 30% delle scuole paritarie è a rischio chiusura, 300mila sono gli allievi che busseranno alla scuola statale che già rischia il collasso, 2.4 mld di euro costerà in tasse questo disastro, con l’aggiunta dei 3mld di euro chiesti da Fioramonti per ripartire a settembre con le scuole statali… La scuola statale, con le sue 40mila sedi scolastiche e gli oltre 7 milioni di studenti, non potrà ripartire. Se le bozze del Decreto Rilancio non saranno modificate, chi non lo farà sappia che mette in gioco non solo la società e la cultura italiane, ma anche l’economia e la sopravvivenza della Nazione. L’emergenza determinata dalla pandemia non va affrontata solo a livello sanitario ma anche trasversalmente, creando soluzioni nuove per un reale cambiamento della società. La scuola e il mondo della cultura, in questo contesto, devono essere posti nelle condizioni di svolgere il loro ruolo in modo nuovo e strategico, a servizio e per conto della Famiglia. Sarebbe folle non consentire la rinascita della Nazione attraverso la Scuola tutta, pubblica statale e pubblica paritaria. l’Italia – e soprattutto chi la governa – ne dovrebbe dare conto all’Europa, dove la libertà di scelta della Famiglia è presente in tutti i Paesi – Grecia e Italia escluse.

Quindi chi ne pagherà il prezzo?
“Evidentemente le classi sociali più svantaggiate economicamente. Quel milione e 600mila studenti non raggiunti dalla Dad si raddoppierà, non ripartirà la scuola pubblica, le famiglie non potranno ritornare al lavoro e saranno le donne, in particolare per la fascia 0-6 anni, a pagarne il prezzo, dovendo restare a casa. Qui la maggioranza governativa ha intenzione di intervenire obtorto collo, e non certo per un principio di giustizia che rende la Famiglia libera di scegliere… gli allievi della Scuola dell’Infanzia: sono 901.052 delle 13.286 sedi scolastiche Statali e 524.031 quelli delle 8.957 sedi scolastiche Paritarie che non ripartono. Il disastro è evidente per lo Stato. Dove resterebbero mezzo milione di bambini della fascia 3-6 anni? A casa, con un costo sociale ed economico enorme. Dati che il Miur conosce bene, poiché li pubblica ogni anno. Le famiglie ricche pagheranno la baby sitter, quelle povere no e In Terris, da anni in campo per la tutela della donna e delle pari opportunità, sa bene quale sia l’allarme che si apre per le donne più povere che vivono in situazioni di degrado in alcune terre d’Italia, delle periferie e del Centro Sud. Numeri ben maggiori se inseriamo quelli della fascia 0-3 anni. Allo Stato conviene salvare la fascia 3-6 anni delle Paritarie. Ma non si salverà agli occhi della Famiglia”.

Quale è la situazione della Scuola Primaria?
“Ecco i numeri della Scuola Primaria: 2.443.092 allievi delle 14.896 sedi scolastiche statali e 167.667 allievi delle 1.385 scuole paritarie sono a rischio chiusura se la bozza non viene immediatamente modificata”.

Passiamo alla scuola secondaria….
“Il comparto della scuola secondaria di I grado coinvolge 1.628.889 allievi delle 7.228 sedi scolastiche statali e 65.406 allievi delle 622 scuole paritarie a rischio chiusura; 2.626.226 allievi della scuola secondaria di II grado della scuola statale (5.339 sedi) a rischio apertura con la scuola a doppia velocità e 109.704 della secondaria di II grado della scuola paritaria (1.600 sedi), che per gestione oculata, attenzione delle Famiglie, dedizione del corpo docente potrebbe far fronte autonomamente, con metà della spesa utilizzata per gli stessi numeri della scuola statale, all’emergenza del distanziamento. La Maggioranza pensa, forse, che gli Italiani non sappiano contare: intende salvarsi dallo tzunami di cinquecentomila pargoli di 3-6 anni abbandonati in strada, pensando di far fronte a più di 350.000 bambini e ragazzi che si riverserebbero alle porte delle Scuole statali. Le Famiglie sanno che i loro figli, restando alle Paritarie con la libertà di scelta educativa, sarebbero costati la metà ai contribuenti… e ne chiederanno conto allo Stato”.

Quali sono le soluzioni finora attuate o ipotizzate dal governo in favore delle scuole paritarie ?
“Anzitutto la scuola paritaria non vuole soldi per sé e – come ha ampiamente dichiarato e chiarito per bocca dei suoi massimi rappresentanti del comparto scuole cattoliche, laiche e di ispirazione cristiana – si chiede che sia la famiglia posta in grado di continuare a scegliere la scuola, tanto più che in tempi di covid-19 l’allarme impone che sia possibile ripartire proprio con la scuola”.

Qual è l’apporto culturale delle scuole paritarie nel contesto italiano? – AUDIO –
“La scuola paritaria è anzitutto ‘pubblica’, cioè ‘per tutti’, perché fa parte del servizio nazionale di istruzione. Risponde compiutamente di fronte allo Stato e alle norme che regolano la convivenza secondo i principi costituzionali e i valori che hanno reso grande il nostro popolo. Tutto questo lavoro è portato avanti da docenti e personale formati secondo uno spirito buono, intelligente e aperto, che ha dato vita a queste scuole per rendere migliore la società. La scuola paritaria ai sensi della L. 62/2000 è controllata dallo Stato che ogni anno invia i suoi ispettori per le dovute verifiche della permanenza dei requisiti parità e rilascia verbali che sono agli atti (altro sono le scuole private che sono fuori dal circuito sistema nazionale di istruzione). Moltissime personalità le hanno frequentate e scienziati insigni sono stati formati intellettualmente in queste scuole. La determinazione di queste scuole a realizzare il meglio per migliaia di bambini, ragazzi e giovani, ci fa pensare che la loro diffusione nel territorio nazionale potrebbe riscattare zone ormai in balia della malavita organizzata e non solo. Lo Stato preferisce perdere la battaglia – costosissima – contro la mafia, la camorra e la ‘ndrangheta, piuttosto che risparmiare, salvando le scuole pubbliche paritarie che, per serietà e determinazione, si pongono come antitesi a questo cancro inarrestabile”. L’intervista prosegue sotto il contributo audio

Quali soluzioni crede siano necessarie per salvare le scuole paritarie nel contesto italiano?
“Abbiamo chiesto ed ottenuto che nella più ampia trasversalità politica tutti i partiti presentassero degli emendamenti e così è stato. Chi tradisce se ne assumerà la responsabilità di fronte agli Italiani. La detraibilità integrale del costo delle rette versate alle scuole pubbliche paritarie dalle famiglie nei mesi di sospensione della didattica tenendo conto del ‘costo standard di sostenibilità per allievo’ come definito dal Ministero dell’economia e delle finanze. Fondo straordinario alle scuole paritarie per scontare la retta ai genitori pagata in tempi di covid 19. Fondo straordinario per il comparto 0-6 anni. Esonero dal pagamento dei tributi locali per il 2020 causa emergenza covid 19. Il 19 maggio alle ore 16.30 partiranno le votazioni in Senato precedute e accompagnate dalle dichiarazioni di tutte le forze politiche – Cdx, Pd, italia viva e anche dei 5 stelle – le recenti dichiarazioni della Ministra, dopo anni di resistenza, vanno verso questa direzione. Le Famiglie italiane, titolari del diritto a scegliere, sapranno quali forze politiche avranno tradito in extremis. Possiamo auspicare che tutti votino sì a questi emendamenti che sono ad incastro e tutti insieme possono salvare la scuola pubblica, perché qui a rischio è la scuola pubblica tutta, statale e paritaria, e per altro, come ha dimostrato lo studio pubblicato dall’Istituto Bruno Leoni, c’è la più ampia copertura finanziaria.

In questo momento storico le persone rischiano di non avere un pezzo di pane le pare possibile che il Governo aiuti le scuole paritarie che potrebbero essere pagate dai genitori che le scelgono?
Il problema è proprio questo. L’Italia ha bisogno di ripartire: quindi servono, accanto ai soldi, anche i servizi. Altrimenti avremmo condannato il paese a guarire, ma a vivere una vita di stenti… tanto vale! Se il Governo non aiuta la famiglia, e non solo la fascia 3-6 anni perché da miope gli conviene, il costo che si riverserà sui cittadini sarà stratosferico: dove possiamo pensare di imporre tasse ai cittadini per far ripartire la scuola? Possiamo pensare di non fa ripartire la scuola? Tutti a casa e fermiamo il paese? Qui non si tratta di aiutare la scuola paritaria che altamente indebitata non avrebbe futuro e chiude, si perde il pluralismo ma si chiude, qui si tratta di dare una possibilità di futuro ai cittadini. Io credo che siamo ad una svolta: il governo non può far finta di nulla: sarebbe vituperato e travolto dalla propria inadempienza, condita da grave ignoranza e irresponsabilità rispetto alle conseguenze nefaste che ne otterrebbe”.

Mettere a norma le scuole paritarie e sanificarle comporterà costi proibitivi per molti istituti?
“Certamente, ma senza la riforma come sopra descritta vedo questo problema residuale. Verranno adeguati gli istituti che possono permetterselo con rette oltre 7 mila euro: a quel punto avremmo la scuola paritaria dei ricchi e la scuola statale che non riparte. Si ritornerà all’età della pietra per i poveri… il figlio sarà educato dai genitori che sopravviveranno nell’ambito di una sussistenza rurale”.

Come intende agire il Governo?
“Con una finta furbizia: se non si aiutano, a costo zero, le Famiglie a pagare le rette delle scuole pubbliche paritarie – anche prescindendo dal diritto inalienabile di scelta educativa, se questo non interessa – a settembre il finto risparmio si rivelerà una spesa insopportabile per le tasche dei cittadini, che sapranno, dati economici alla mano, di chi è la responsabilità. Non ci sarà scampo – politico – per nessuno”.

 

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