Scuola e pandemia: cosa vuol dire essere un’insegnante di sostegno

Scuola: quanti alunni disabili ci sono in Italia? Come stanno vivendo questo periodo di pandemia? Molti di questi ragazzi continuano le attività scolastiche, ecco come. Interris.it ha sentito un'insegnante di sostegno

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L’integrazione scolastica degli alunni con disabilità costituisce un punto di forza della scuola italiana, che vuole essere una comunità accogliente nella quale tutti gli alunni, a prescindere dalle loro diversità funzionali, possano realizzare esperienze di crescita individuale e sociale. La piena inclusione degli alunni con disabilità è un obiettivo che la scuola dell’autonomia persegue attraverso una intensa e articolata progettualità, valorizzando le professionalità interne e le risorse offerte dal territorio. Il MIUR mette in atto varie misure di accompagnamento per favorire l’integrazione. Docenti di sostegno, finanziamento di progetti e attività per l’integrazione, iniziative di formazione del personale docente di sostegno e curriculare nonché del personale amministrativo, tecnico e ausiliare.

Scuola e pandemia

Per l’anno scolastico 2019/20, con il Decreto scuola, sono state adottate misure straordinarie a favore degli alunni con disabilità. Nello specifico, i dirigenti, tenuto conto della particolarità di questo anno scolastico, possono accogliere le richieste delle famiglie degli alunni con disabilità e consentire la reiscrizione dell’alunno al medesimo anno di corso, dopo aver sentito i Consigli di classe e acquisito il parere del Gruppo di lavoro per l’inclusione della loro scuola. Questo consentirà di recuperare il mancato conseguimento degli obiettivi didattici e inclusivi per l’autonomia, stabiliti nel Piano educativo individualizzato.

Scuola e accessibilità

Il rapporto mette in luce come nell’anno scolastico 2018-2019 sono ancora troppe le barriere fisiche presenti nelle scuole italiane. Solamente una scuola su 3 risulta accessibile per gli alunni con disabilità motoria. “La situazione – spiega l’Istat – appare migliore nel Nord del Paese dove si registrano valori superiori alla media nazionale (38% di scuole a norma) mentre peggiora, raggiungendo i livelli più bassi, nel Mezzogiorno (29%). La regione più virtuosa è la Valle d’Aosta, con il 67% di scuole accessibili, di contro la Campania si distingue per la più bassa presenza di scuole prive di barriere fisiche (24%)”. La mancanza di un ascensore o la presenza di un ascensore non adatto al trasporto delle persone con disabilità rappresentano le barriere più diffuse (46%). Frequenti sono anche le scuole sprovviste di rampe per il superamento di dislivelli (33%) o bagni a norma (29%). Rari invece i casi in cui si riscontra la presenza di scale o porte non a norma (rispettivamente 6% e 3%). Inoltre, appena il 2% delle scuole dispone di tutti gli ausili senso-percettivi destinati a favorire l’orientamento all’interno del plesso e solo il 18% delle scuole dispone di almeno un ausilio. Rispetto all’utilizzo della tecnologia come “facilitatore” nel processo d’inclusione scolastica, in Italia, una scuola su quattro risulta priva di postazioni informatiche adattate alle esigenze degli alunni con disabilità.

Quanti sono i ragazzi disabili nelle scuole italiane?

Nell’anno scolastico 2018/2019 gli alunni con disabilità che hanno frequentato le 55.209 scuole italiane sono stati poco più di 284mila, pari al 3,3% del totale degli iscritti. Un contingente in costante crescita che è aumentato, negli ultimi 10 anni, di circa 91mila unità. Tale incremento è imputabile sia a una maggiore riconoscibilità, rispetto al passato, di alcune patologie sia a un più diffuso accesso alle certificazioni. È quanto emerge dal report “L’inclusione scolastica degli alunni con disabilità” per l’anno scolastico 2018-2019 diffuso oggi dall’Istat. Ma come vivono questo periodo di pandemia i ragazzi con disabilità a scuola? Interris.it lo ha chiesto alla professoressa Claudia Armano, insegnante di sostegno all‘istituto Rossi Doria di Marigliano (Na).

“Prima di tutto bisogna distinguere i ragazzi diversamente abili in due categorie. Appartengono ad un primo gruppo quelli che non hanno particolari difficoltà cognitive e quindi seguono il programma di classe e stanno continuando insieme alla loro classe a fare la didattica a distanza. Loro generalmente non incontrano grandi difficoltà. Nel caso in cui ci fossero delle complicazioni noi insegnanti di sostegno ci distacchiamo dalla classe e o in contemporanea oppure nel pomeriggio e li aiutiamo con attività specifiche. Poi ci sono altri ragazzi con problemi cognitivi che non riescono a stare tante al computer e con loro la didattica a distanza non può funzionare. Con questi ragazzi abbiamo la possibilità di organizzare dei progetti a scuola portando avanti delle attività laboratoriali. Abbiamo laboratori di ceramica, informatica, discipline motorie come danza o ginnastica a corpo libero”.

Come stanno vivendo questo periodo i suoi alunni?
“Sicuramente la ripresa non è stata facile, si sperava in un periodo migliore e invece le scuole ben presto sono state richiuse. Anche se loro possono continuare a seguire le lezioni in presenza, non stanno vivendo bene questo periodo. Vengono già da un periodo lungo di solitudine. Pur potendo venire a scuola bisogna tener conto che manca loro la parte migliore della scuola: la socializzazione. Andare a scuola non significa solo studiare, ma anche confrontarsi stando insieme. Durante il primo lockdown ho cercato di essere vicina ai miei alunni anche con una telefonata o dove potevo con una video chiamata. I ragazzi erano contenti di poter paralre con la propria insegnante, ma si vedeva nei loro occhi la sofferenza della solitudine. Non è facile questo periodo ed è ancora pià difficile se hai delle disabilità. Puoi sentirti travolto da una sensazione di abbandono e per questo è molto importante il ruolo della scuola, degli insegnanti e degli amici che con la loro presenza sono fondamentali nella vita di questi ragazzi. Essere insegnante di sostegno è anche questo, prendere a cuore la loro vita ed essere sempre presente”.

 

 

 

 

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