Il danno sociale di rifiutare la scienza. Intervista alla psicologa Veronica Leone

Ecco perché negare l’evidenza scientifica, oltreché un problema sanitario in pandemia, rappresenta anche un fattore disgregante del senso di comunità

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Attività di ricerca (immagine La Nostra Famiglia)

Negare la scienza impedisce progresso e coesione sociale. Le fake news contro il vaccino “vanno combattute”, avverte papa Francesco. Sulle possibili ripercussioni del rifiuto dell’evidenza scientifica in pandemia, In Terris ha intervistato la psicologa Veronica Leone, secondo cui “si dovrebbe ripartire proprio dal significato che assume il senso di comunità per la comunità stessa. Ed anche e soprattutto dal dialogo. Che, il più delle volte è costellato da aggressività e spettacolarizzazione. E non da comprensione e condivisione”.ScienzaA cosa è dovuta la sfiducia di una considerevole minoranza nei confronti della scienza?

“Una delle possibili spiegazioni potrebbe rintracciarsi all’interno delle primissime interazioni che il neonato stabilisce con le figure di attaccamento e che ci potrebbe aiutare a riflettere anche sul rapporto di fiducia nei confronti della comunità medico-scientifica e dell’informazione scientifica. Di questo ne ha parlato ampiamente Peter Fonagy, eccellente studioso dell’infanzia e delle relazioni tra bambini e caregiver che afferma che, quando è presente un attaccamento ‘sicuro’ con le proprie figure di riferimento, il bambino riuscirà a sviluppare tramite risposte genitoriali contingenti e segnali ostensivi la fiducia epistemica, che permetterà al bambino di riconoscere l’altro come fonte attendibile di conoscenza ed informazione”.scienzaPuò farci un esempio?

“Nel caso in cui invece il piccolo ‘allievo tirocinante’ sviluppi una relazione non sicura o/e ambigua con le figure d’attaccamento, lo sviluppo della fiducia epistemica può diventare problematico (sfiducia epistemica): il piccolo tenderà, o sarà più propenso a sviluppare un comportamento auto protettivo di chiusura rispetto alla fiducia interpersonale. In una condizione di sfiducia epistemica è presente una compromissione delle abilità di interpretare in modo appropriato le azioni sociali in termini di stati mentali, questo renderà l’individuo dotato di sistemi di apprendimento sociali disfunzionali ed incapaci di adattarsi alle avversità e al cambiamento, inducendolo a fare resistenza alla comunicazione e alla verità del messaggio”.scienzaCioè?
“Questo tipo di processo potrebbe essere rintracciato all’interno del momento attuale tramite il rapporto che si è creato tra rete sociale e informazione scientifica che può contenere sia una buona parte di fiducia epistemica ma anche di sfiducia epistemica che può esser rafforzata dalla modalità che ha l’individuo di raccogliere informazioni”.Perché nelle generazioni precedenti la vaccinazione contro il vaiolo e la poliomielite furono accolte come una liberazione e invece quella contro il covid oggi trova tante resistenze?

“Nell’era passata non vi erano tutti i mezzi di comunicazione di cui disponiamo oggi e che possono favorire la proliferazione di una comunicazione distorta, errata ed a volte ambigua, avendo così un’influenza ed un impatto notevole sulla popolazione, facendo leva su errori sistematici già presenti in natura, ben ingranati nella nostra mente e nel modo in cui ragioniamo. Il bias di conferma ne è un esempio. Il bias di conferma è un processo mediante il quale le persone tendono ad attribuire maggiore credibilità alle informazioni che confermano le loro ipotesi e credenze, sminuendo e ignorando le altre (esempio: i vaccini sono pericolosi, la persona tenderà a ricercare quelle informazioni e non quelle che la contestano)”.ScienzaA cosa si riferisce?

“Anche se è considerato una naturale tendenza del ragionamento umano, è innegabile che il bias potrebbe avere effetti negativi, se non persino pericolosi. Non a caso studi scientifici recenti hanno trovato una correlazione tra teorie complottiste ed una maggiore esitazione vaccinale, questo potrebbe dipendere dal fatto che queste teorie, facendo leva sui bias , potrebbero indurci in errore più spesso a causa anche del continuo bombardamento di notizie a cui siamo sottoposti ogni giorno e di conseguenza a delle resistenze, poiché il nostro cervello non è in grado di elaborare e processare le informazioni continuativamente e trova la “scorciatoia” per analizzare in maniera rapida una situazione di minaccia o una situazione che ha grande connotazione emotiva. In passato questo probabilmente succedeva meno poiché l’informazione era minore, viaggiava in maniera molto diversa e quindi più gestibile a livello di elaborazione e di contenuto”.Ciò cosa comporta?

“Essere consapevoli del funzionamento della nostra mente è già un passo avanti per non rimanere in balia delle distorsioni cognitive anche se fanno parte di noi, cercando di valutare i nostri pensieri, riconoscendoli e laddove è necessario modificarli ed interrogandoci se le fonti che stiamo valutando siano attendibili o meno”.scienzaLe frange di complottisti che negano l’evidenza scientifica oltreché un problema sanitario in pandemia, rappresentano anche un fattore disgregante del senso di comunità?

“Probabilmente le teorie del complotto potrebbero aver esasperato una condizione già preesistente di comunità vacillante ed essere diventate un fattore in più tra quelli disgreganti del senso di comunità creando delle fratture e polarizzazioni. Studi infatti hanno dimostrato che le teorie complottiste potrebbero avere anche conseguenze e ripercussioni importanti su persone particolarmente influenzabili, non particolarmente preparate, impressionabili o con delle condizioni psicologiche/psichiatriche preesistenti che potrebbero sfociare in azioni gravi e/o negative arrivando a conclusione che queste teorie siano associate a criminalità e violenza”.Con quali effetti?

“Penso che tutte queste teorie estremiste abbiano in un qualche modo palesato un problema che era presente anche prima ma forse meno visibile, ovvero una società totalmente individualistica basata su un IO a spese di un NOI. Ebbene sì, ho parlato di società e non di comunità perché a mio avviso questa parola si è andata un po’ a perdere oggigiorno insieme al suo significato e ai valori che condivide”.

 

 

 

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