“Sanga-bar: il bistrot dell’inclusione”. Disabili contro la pandemia

Costruire ponti tra il mondo della formazione e quello delle imprese. Intervista di Interris.it a Marta Rigo, responsabile Inclusione in Veneto di Engim (Ente nazionale Giuseppini del Murialdo)

ULTIMO AGGIORNAMENTO 0:05

Sanga-Bar:il bistrot dell’inclusione” ha come scenario Thiene in provincia di Vicenza. Ed è un progetto per l’inclusione dei disabili in tempo di pandemia. A realizzarlo è la Fondazione Engim, insieme ai ragazzi di “Abilmente: un ponte tra scuola e lavoro per la disabilità”.  L’Ente nazionale Giuseppini del Murialdo decide di investire sulla formazione sul campo. Sui giovani. Sul lavoro. E sull’inclusione. Prendendo in gestione diretta il locale al Patronato San Gaetano di Thiene (Vicenza).

Al servizio dell’inclusione

Nel nuovo “Sanga-bar: il bistrot dell’inclusione” saranno impegnati i ragazzi di “Abilmente: un ponte tra scuola e lavoro per la disabilità”. Sono giovani con disabilità e disturbi del neuro-sviluppo. Grazie al progetto vengono accompagnati nel delicato momento di passaggio tra scuola e lavoro. Attraverso anche il supporto e la sinergia con l’impresa sociale “I bambini delle Fate” e la torrefazione Julius Meinl. La fondazione Engim si occupa di formazione in Italia e all’estero. E lo fa cercando di costruire ponti tra il mondo della formazione e quello delle imprese.

Per fare il bene

Dunque costruire ponti tra il mondo della formazione e quello delle imprese. Interris.it ha intervistato Marta Rigo, responsabile Inclusione in Veneto di Engim (Ente nazionale Giuseppini del Murialdo). Negli ultimi anni si è fatto strada il modello dell’impresa formativa. Come luogo di passaggio tra la scuola e il lavoro, inclusivo per tutti gli allievi Engim e aperto al territorio. Il Sanga-Bar si inserisce in questo percorso. Con un occhio di riguardo per i giovani con disabilità.  Per Engim questa apertura “ha una grande importanza simbolica. Un segno di speranza, per ‘fare il bene e farlo bene’ come insegna san Leonardo Murialdo“.In un momento di emergenza generalizzata, cosa significa impegnarsi a favore degli studenti disabili e della formazione a distanza? 

“In questo momento di emergenza, il nostro impegno e la nostra energia vanno a presidiare il territorio educativo. Dobbiamo occuparci oltreché di protocolli sanitari anche degli aspetti educativi e psicologici. Vogliamo e dobbiamo essere punto di riferimento soprattutto per i giovani. Per tutti i giovani. Iniziando ad occuparci proprio dei più fragili. Di chi rischia maggiormente di rimanere escluso. Vogliamo essere un piccolo passo di coraggio e speranza in questa complessità. Senza negare o minimizzare la criticità della situazione”.Come si svolge il progetto “Sanga-Bar: il bistrot dell’inclusione?

“Il progetto nasce tre anni fa. Con l’idea di trovare uno spazio di formazione, di orientamento e di inclusione per giovani con disabilità. Quest’anno abbiamo avviato ‘Engim Impresa Formativa’. Risulta essere la veste migliore per poter realizzare gli obiettivi prefissati. Il bar è quindi un laboratorio. Quasi una bottega rinascimentale. Dove i giovani ‘apprendisti studenti’, a fianco del loro maestro, possono sviluppare competenze. Utili al loro futuro inserimento lavorativo”.Può farci un esempio?

“Si tratta di un vero e proprio laboratorio in assetto lavorativo reale. Il suo valore aggiunto è quello del contatto con il pubblico. Il Sanga-Bar vuole essere anche un’occasione di crescita per la nostra comunità. Uno spazio collettivo dove tutti insieme poter vincere stereotipi, pregiudizi e chiusure. Nell’ottica del bene comune”.Quali sono i possibili ponti tra scuola e lavoro per la disabilità?

“I ponti tra scuola e lavoro sono spazi sempre in costruzione. Fondamentali nel delicato periodo di sviluppo dei giovani. Se non è gestito nel modo giusto, questo periodo rischia di essere riempito di vuoto. Di assenza. E di passività. Non a caso il numero di giovani neet è in aumento. Tanti non lavorano né studiano”.A cosa si riferisce?

In questo senso le ‘imprese formative’ possono essere i ponti tra scuola e lavoro. Da costruire per il futuro di tutti i giovani. E anche questa volta Engim vuole partire dai più fragili per poi arrivare a tutti. Fondazione Egim ci crede molto. E sta lavorando per avviare imprese formative. In tutte le regioni in cui è presente».Cosa ostacola maggiormente l’inclusione in tempo di pandemia?

“I nemici dell’inclusione sono molti. E in tempi complessi come quelli che stiamo vivendo, sono sempre di più. Il rischio principale è l’isolamento. La solitudine alimentata dalle chiusure. A ciò si aggiungono le diseguaglianze socio-economiche. In tempo di pandemia vengono enfatizzate e diventano incolmabili”.Cosa significa in concreto l’inclusione? 

“Inclusione è garantire a tutti le stesse possibilità. Questo ora non è possibile. Ma tutto il nostro impegno deve andare in questa direzione. Un altro nemico subdolo e dilagante dell’inclusione è la cultura dell’odio. Essa spesso trova in rete un terreno fertile. In momenti come questi la frustrazione e la paura sono pressanti. E c’è un grave rischio”.Quale?

“Il rischio che la cultura dell’odio colpisca i più fragili è dietro l’angolo. Per Engim l’apertura di questo progetto in Veneto è segno di speranza. Simbolo di un nuovo ‘inizio’ possibile anche in questo momento storico”.

 

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