Sacerdoti fino al martirio nell’ecumenismo del sangue

Nel giorno in cui è stato istituito il sacerdozio, Interris.it ripercorre il sentiero della vocazione attraverso la testimonianza dei missionari

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Papa Francesco lo definisce “ecumenismo del sangue” e accomuna i discepoli di Cristo nella testimonanza dei fede fino al martirio. Il Giovedì Santo è il giorno in cui Gesù ha istituito l’Eucareil sacerdozio. Tre settimane fa, in piena emergenza Covid-19 (con decine di sacerdoti e religiosi morti per soccorrere le vittime della pandemia) è stata celebrata la 28° Giornata di preghiera e digiuno in memoria dei missionari martiri. Si tratta di un appuntamento che negli anni è diventato un punto di riferimento per tutti coloro che guardando al martirio non vedono un mero sacrificio, ma il compimento di una vita alla sequela di Gesù.

Configurati a Cristo

Il titolo, particolarmente significativo, di questa giornata è “Innamorati e Vivi”- spiagano al Centro missionario diocesano di Padova-. In questi giorni in cui stiamo sperimentando la malattia, la fragilità, l’isolamento, l’oscurità, noi battezzati siamo chiamati ad essere proprio “innamorati e vivi”. Siamo autentici testimoni di quella Croce luminosa che dona senso alla storia, discepoli di Gesù, risorto da morte“. Configurati a Cristo, i martiri sono luce per i popoli che hanno scelto di servire. Quella  croce, ormai vuota è “fonte di speranza per tante situazioni di sofferenza e fatica, un bagliore che, attraverso il sacrificio dei Missionari Martiri continua ad illuminare la storia”. Fides ha documentato la strage silenziosa dei sacerdoti in un articolo di resoconto dei missionari martiri nel mondo nel 2019 integrato con un video e un dossier. I missionari italiani nel mondo oggi sono circa 7 mila, per la maggior parte appartenenti ad istituti religiosi maschili e femminili, ma tra questi anche 406 sacerdoti diocesani e 200 laici inviati dalle nostre diocesi italiane. A questi si deve aggiungere un grande numero di missionari inviati dai movimenti ecclesiali, e centinaia di volontari inviati da associazioni e Ong di ispirazione cristiana in servizi di cooperazione. Senza contare le centinaia e centinaia di  “volontari pendolari”, ossia coloro che ogni anno dedicano un mese o due o tre ad un servizio volontario in appoggio a missionari di cui sono amici e sostenitori. Ci sono missionari italiani distribuiti in tutti i continenti: le presenze maggiori si registrano in America Latina e in Africa.

Spiritualità viva

Quest’anno è stato ricordato in particolare il 40° anniversario del martirio di San Oscar Arnulfo Romero, la cui uccisione ha dato avvio a questa memoria ogni anno. I motivi di natura sanitaria hanno portato ad annullare le numerose veglie ed iniziative in programma nelle diocesi facendo memoria di coloro che hanno consacrato la loro esistenza al Signore e per Lui hanno dato realmente la vita. “Nonostante ciò, manteniamo viva la spiritualità legata a questa giornata, certi che lo Spirito sa suggerirci nuove strade, pregando anche per le persone colpite dal virus e per chi si sta operando per superare questo grave momento”, aggiungono al centro missionario rendendo omaggio in particolare alla memoria di suor Dorothy Stang, brutalmente uccisa 15 anni fa in Brasile. A decretare la condanna a morte di suor Dorothy era stato il suo impegno accanto agli ultimi, in difesa dei diritti degli sfruttati e del rispetto del creato. La sua morte appare oggi “un segno profetico del messaggio che l’Amazzonia sta lanciando all’intero pianeta”. Don Giuseppe Pizzoli, direttore della Fondazione Missio e dell’Ufficio Nazionale per la cooperazione missionaria tra le Chiese, prima di essere chiamato a Roma dalla Cei, è stato missionario nello stato brasiliano di Paraiba e in Guinea Bissau.

Don Luigi Castiello celebra la Messa in ospedale

Terra di missionari

“L’Italia è ancora una terra di missionari, ma è sempre più una terra di missione”, afferma don Pizzoli.  Il 24 marzo 1980, mentre celebrava messa, venne ucciso San Oscar Arnulfo Romero, vescovo di San Salvador. Dal 1993 questa tragica data è diventata Giornata di preghiera e digiuno in memoria dei missionari martiri. Spiega don Pizzoli: “Siamo abituati a pensare che le persecuzioni dei cristiani appartengono solo al passato, o meglio, all’antichità della Chiesa, in realtà le persecuzioni hanno accompagnato tutta la storia della Chiesa e ci accompagnano ancora nei nostri giorni”. Il Papa ricorda al mondo intero che “il secolo scorso e l’inizio di questo nuovo secolo sono caratterizzati da un numero sempre crescente di cristiani perseguitati nel mondo e da un grande numero di “martiri”, ossia, persone uccise per causa della loro fede, del loro impegno nell’annunciare il Vangelo di Cristo e di testimoniarlo nel servizio della “carità” ai più poveri, sfruttati, oppressi o abbandonati“. La Chiesa ha “il dovere di manifestare la sua vicinanza e solidarietà nei confronti di queste moltitudini di fratelli perseguitati: per noi cristiani la preghiera è la forma più alta della solidarietà e il digiuno ci fa sentire più vicini ai sacrifici di coloro che soffrono per causa della loro-nostra fede”.

Globalizzare i diritti umani

Aggiunge don Pizzoli:”Parliamo di un mondo globalizzato, ma in realtà la globalizzazione è molto parziale e ingiusta: di fatto essa si riduce soltanto all’aspetto economico o mercantile o alla vorticosa velocità della circolazione planetaria di informazioni. In realtà assistiamo ad un continuo allargamento della forbice tra i Paesi ricchi e i Paesi pietosamente chiamati “in via di sviluppo”, ma che dovremmo chiamare “impoveriti” delle loro materie prime, delle loro capacità produttive e delle loro prospettive di futuro. Noi missionari siamo testimoni di questa ingannevole globalizzazione e sentiamo l’urgenza di una vera globalizzazione dei diritti umani, dei valori di giustizia, di solidarietà, di fraternità universale, di rispetto dell’ambiente, di condivisione delle risorse. Oggi, per essere missionari annunciatori del Vangelo, non possiamo fare a meno di mettere al primo posto i poveri e gli esclusi di questo mondo e farci portavoce della loro sete di dignità, di giustizia e di speranza“.

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