Roberto Giacobbo: “Vi svelo il segreto di Freedom – Oltre il confine”

L'intervista al conduttore di Freedom - Oltre il confine, Roberto Giacobbo: dall'amore per la famiglia e la vita, alla passione per le auto e la comunicazione

Roberto Giacobbo, con la moglie, Irene, e le figlie Angelica, Giovanna e Margherita

Freedom-Oltre il confine il programma di divulgazione guidato da Roberto Giacobbo è arrivato alla sua sesta stagione su Mediaset e alla sua ventiquattresima edizione in generale. Il segreto della trasmissione è il continuo viaggio alla scoperta di luoghi, culture e civiltà che il conduttore svolge fianco a fianco del telespettatore. “Siamo in costante contatto diretto con i nostri telespettatori, che ci supportano e ci danno continui spunti per la costruzione delle puntate. È come se facessimo parte di un gruppo di appassionati e uno di loro sono io che raccolgo la voglia di tutti di conoscere di più e, vado a scoprire i posti, le culture e li racconto per loro” ci dice Giacobbo.

L’intervista

Cosa c’è dietro la costruzione delle puntate di Freedom-Oltre il confine?

“Un grande lavoro di studio e ricerca. Tenete conto che solo a casa ho una libreria con circa undicimila libri, una passione che parte da molto lontano. È un programma con una storia di ben ventiquattro anni di vita, che ha vissuto l’evoluzione della comunicazione e della televisione. Essendo aumentato il panorama dell’offerta televisiva, in cui oltre alle reti generaliste, sono arrivate negli anni le reti tematiche e il web, abbiamo dovuto alzare l’asticella dell’interesse del pubblico e del linguaggio televisivo. Il gruppo di lavoro è composto da quaranta persone legate da profonda passione e rispetto. È una squadra che crea il programma dall’idea alla messa in onda. Lavoro da tanti anni in questo settore. Ho avuto la fortuna di iniziare a soli ventidue anni, quando andavo ancora all’università e dovevo laurearmi. Dopo tutta l’esperienza maturata, quando ho avuto la possibilità finalmente di mettermi in proprio ho scelto i miei collaboratori che avevo incontrato in questi anni e che per me avevano delle caratteristiche speciali e le competenze necessarie a fare un lavoro duro come questo. E tutti hanno accettato”.

Roberto Giacobbo e la troupe di Freedom

Come spiega il successo della trasmissione?

“Quest’anno abbiamo fatto più di mezzo punto in più rispetto alla scorsa stagione e, siamo molto orgogliosi di aver raggiunto questo risultato. Ringrazio di cuore Mediaset del supporto e della grande collaborazione e condivisione. È un lavoro di squadra, continuo, costruttivo e di reciproca valorizzazione e sostegno. Il successo del programma passa attraverso una sua unicità: raccoglie l’essenza della divulgazione, che per sua natura è a servizio pubblico, al di là del canale di trasmissione, perché diffonde la conoscenza per tutti. La trasmissione è seguita dai bambini molto piccoli agli adulti e, raduna sia le persone che non hanno avuto la fortuna di studiare sia i laureati con un alto grado di cultura”.

Cosa vi ha permesso di continuare ad andare in onda da ben ventiquattro anni?

“Abbiamo sempre voluto essere innovativi e provare il brivido di sperimentare nuovi modi di lavorare. Spesso per primi abbiamo fatto delle scelte nuove, poi diventate di uso comune per molti altri, come i titoli o la troupe in campo e questo mi fa molto piacere. Mi ricordo una volta che incontrai uno dei più grandi archeologi al mondo il quale mi disse: ‘Io quando sto con voi, mi diverto perché avete una passione che raramente vedo in chi viene a fare delle riprese in Egitto!’”.

Al pubblico a casa arriva il mondo raccontato da uno studioso come te con il tuo stupore, tipico di un bambino. Da piccolo sognava di fare questo lavoro?

“Scrissi in un pensierino in terza elementare che da grande volevo fare il venditore di autovetture o l’inventore della pubblicità ed effettivamente sono poi diventate le mie due passioni: le automobili e la comunicazione. Nel corso del tempo ho dato un futuro a questi sogni da bambino: ho fatto il professore universitario, l’autore, il giornalista, anche l’inventore della pubblicità per radio, fino ad arrivare a capire che fare comunicazione è l’attività che mi piaceva di più. Infatti posso definirmi un autore prestato alla conduzione. La cosa che mi rende orgoglioso è che questo programma va in onda da ventiquattro anni ininterrottamente, e per una trasmissione che parla di cultura e divulgazione, credo sia un unicum”.

Ha mai pensato a un’edizione per le scuole magari sul web?

“Sarebbe un bel progetto. Oggi mi capita di andare nelle scuole a titolo completamente gratuito. Una volta andai in una scuola di Roma con bambini e ragazzi dalla quarta elementare alla terza media. Mi sono messo a parlare e mi ricordo che sia le maestre sia le professoresse dissero: ‘Era da tanto tempo che non vedevamo i nostri ragazzi per un’ora zitti e fermi ad ascoltare!’. Mi ricordo ancora che un bambino mi chiese quante stelle c’erano nell’universo e io gli raccontai la teoria dell’infinito. Vedevo i bambini a sognare li, insieme a me e fu magico”.

Ha fatto da poco da testimone di nozze al suo compagno di squadra Omar. Cosa ha provato quando glielo ha detto?

“Sono stato testimone di Omar insieme al regista del programma, Ico Fedeli. Sono stato estremamente felice di essere stato scelto insieme a Ico e questo testimonia che l’unione del nostro team di lavoro è così profonda e autentica che va al di là del programma. Omar ha scelto il Madagascar come viaggio di nozze e lì ha fatto un sopralluogo per la prossima edizione della trasmissione per vedere se possiamo andare a fare delle riprese lì, visto che non ci siamo mai stati”.

Durante il Covid è stato in rianimazione. Cosa le ha insegnato quell’esperienza?

“Ero già un entusiasta del mondo, dopo il Covid, dato che me la sono cavata veramente per un pelo, sono ancora più innamorato della vita e del dono che ognuno di noi ha e che deve apprezzare ogni singolo giorno. Adesso ha tutto un sapore più bello. È difficile che mi arrabbi e mi demoralizzi per delle sciocchezze, perché la vita è meravigliosa”.

Che tipo di marito è?

“Ho avuto la fortuna di aver spostato Irene. Siamo sposati da ventinove anni e fidanzati da cinque. Se andate a vedere, la maggior parte della mia vita l’ho trascorsa con lei. Siamo ormai una cosa sola. È difficile pensare a qualcosa della mia vita senza pensare a cosa direbbe lei. E lo stesso è per lei. Irene è un’autrice ed è la curatrice del programma. Noi ci siamo conosciuti sul lavoro e la prima edizione, Stargate – Linea di confine, che andò in onda nel lontano settembre del 1999 su La7 l’abbiamo inventata insieme. Io venivo dall’esperienza di Misteri, avevo scritto La macchina del tempo, che era una trasmissione a carattere scientifico. Ci siamo guardati e abbiamo pensato di scrivere un programma che si trovasse esattamente a metà strada: ovvero che raccontasse quello che è stato scoperto e che facesse sognare quello che si può ancora scoprire”.

Roberto Giacobbo con la moglie Irene

Come padre che viaggio di vita sogna per le sue figlie?

“Io e Irene abbiamo tre figlie femmine che adoriamo: Angelica, Giovanna e Margherita. Hanno fatto un percorso di crescita importante: due di loro hanno appena ottenuto la laurea magistrale e la terza ha da poco concluso la laurea triennale. Tutte hanno capito l’importanza dello studio, della preparazione e la necessità di non far passare il tempo inutilmente. Per le mie figlie sogno un viaggio verso la felicità. Negli anni ho costruito un rapporto con loro, e non contro di loro. Voglio esserci sempre con la mia presenza e la mia esperienza, per aiutarle e dar loro il mio costante appoggio”.

Come famiglia vi siete mai trovati a dover affrontare una situazione difficile?

“Ci siamo trovati ad affrontare delle difficoltà durante il Covid. Io ero ricoverato in rianimazione, mia moglie era grave a casa sotto controllo medico, ma Angelica, Giovanna e Margherita hanno affrontato la situazione nel migliore dei modi: controllando ogni due ore mia moglie e restando in contatto costante con il primario che mi stava salvando la vita. Si sono prese cura di noi con grande senso di responsabilità. Non potrei desiderare di meglio”.

Dove la porterà il suo viaggio prossimamente?

“Abbiamo Freedom Magazine, una rivista mensile curata da mia moglie, che è la reale prosecuzione del programma: lì si possono trovare approfondimenti e anticipazioni. In ogni numero andiamo a conoscere da vicino un membro della troupe nella sua vita privata. Abbiamo deciso di utilizzare un carattere tipografico, EasyReading, che parte dall’idea di aiutare a decifrare le parole scritte in modo fluido e immediato. È un carattere che vuole rendere accessibile la lettura anche alle persone che soffrono di dislessia. È lo stesso carattere che usiamo in Freedom e che io stesso uso nella scrittura dei miei libri. Sto scrivendo il mio ventunesimo libro, a proposito del quale non posso anticipare nulla. Inoltre stiamo già lavorando alla prossima stagione del programma. Il mio gruppo di lavoro e io non ci fermiamo mai. Iniziamo già a studiare, a trovare idee e nuovi posti da scoprire per farvi continuare a sognare”.

Pubblicato sul settimanale Visto