Referendum eutanasia, Mantovano: “Non c’è adeguata resistenza culturale”

Intervista di Interris.it a Alfredo Mantovano, magistrato e vicepresidente del Centro Studi Livatino che riunisce giuristi di cultura cattolica

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Chiesa

Il comitato per il referendum “Eutanasia legale”, animato da radicali e Associazione Luca Coscioni, ha annunciato il superamento della 500mila firme necessarie per lo svolgimento della consultazione che propone l’abrogazione del reato di omicidio del consenziente (articolo 579 del codice penale). L’obiettivo è quello di legalizzare l’eutanasia attiva con un intervento da parte del medico che sarà sollevato da ogni responsabilità. Il modello sarebbe simile a quello già presente in Belgio, Lussemburgo, Olanda, Canada e alcuni Stati degli Usa. Insomma si andrebbe molto oltre l’attuale testamento biologico approvato nel 2017, che permette di rifiutare cure vitali.

L’avanzata del fronte mortifero

L’avanzata del fronte mortifero conta un altro episodio non poco conto. Giovedì scorso il ministro della Salute Speranza con una lettera al quotidiano La Stampa ha chiesto “urgente un intervento legislativo” per andare incontro alla sentenza Dj Fabo- Cappato della Corte Costituzionale, con cui il massimo organo giuridico ha riconosciuto per la prima volta il diritto al suicidio assistito ad un uomo tetraplegico da dieci anni a seguito di un incedente stradale. Ma il fatto più sorprendete, perché privo di basi giuridiche, è stata l’esortazione del ministro rivolta alle Asl affinché garantiscano il suicidio assistito, nell’attesa del legislatore.

L’intervista ad Alfredo Mantovano

In Terris ha raccolto la riflessione di Alfredo Mantovano, magistrato e vicepresidente del Centro Studi Livatino che riunisce giuristi di cultura cattolica: “Questi ultimi passi si inseriscono in un’offensiva più ampia, alla Commissione Giustizia della Camera è in discussione un testo unico sull’Eutanasia e tutto rientra nel quadro aperto dalla Sentenza 242 del 2019 della Corte Costituzionale. Intanto, se si esclude la Chiesa e i movimenti pro life, non si leva alcuna voce in difesa della vita, sembra l’avanzata dei Talebani, la morte di Stato avanza senza nemmeno lo sparo di un colpo”.

Secondo Mantovano non c’è un adeguata resistenza culturale, “è necessario esporre le ragioni per le quali la strada per la difesa dei più fragili non è questa. Voci autorevoli devono spiegare che accentuare la deriva di morte porta a considerare non degna di essere vissuta qualsiasi esistenza con menomazioni”.

La resistenza è prossima allo zero – prosegue – non ci si può limitare a dire “mamma quanto è brutto il suicidio”, ci sono delle alternative che vanno mostrate. Nel 2010 è stata approvata la legge cure palliative che da 11 anni non è attuata perché non finanziata adeguatamente”. “Si sceglie la strada più facile – aggiunge ancora Mantovano – cinicamente più economica, con l’eutanasia per tutti lo Stato risparmia miliardi nell’assistenza ma è un degrado della nostra civiltà”.

Non è solo la questione etica a investire la richiesta del Ministro Speranza, ci sono infatti gravi carenze anche dal punto di vista giuridico e procedurale. Mantovano ricorda infatti l’assenza di norme che abbiano finora fatto seguito alla sentenza della Corte. Speranza non chiarisce come, mancando una legge del Parlamento, i dipendenti di una ASL possano aiutare al suicidio e non essere sottoposti a un procedimento penale. “Al tempo stesso egli non menziona un passaggio pregiudiziale prescritto dalla Consulta per ogni procedura ‘legale’ di fine vita – sottolinea il vicepresidente del Livatino – ovvero l’avvenuto ricorso alle cure palliative. Se una delle condizioni di non punibilità è che il paziente “sia affetto da una patologia irreversibile, fonte di sofferenze fisiche o psicologiche che reputa intollerabili”, prima di farlo morire è doveroso provare a lenire quelle sofferenze”. Quindi il ministro della Salute non fa quello che a lui compete, cioè rendere operativa una legge che ha l’obiettivo di alleviare il dolore; e fa quel che a lui non compete, cioè scavalcare il Parlamento a proposito di aiuto al suicidio ed eutanasia, scaricando sulle ASL responsabilità che vanno rigorosamente disciplinate.

Mantovano ricorda anche che “Speranza non è nuovo a tutto questo, sempre a cavallo di ferragosto, lo scorso anno ha approvato la circolare per la distribuzione della pillola del giorno dopo alle minorenni senza ricetta”. L’estate diventa quindi di nuovo foriera di provvedimenti controversi e divisivi. Seguendo il ragionamento del ministro, le Regioni dovrebbero organizzare dei comitati etici per la valutazione delle richieste di suicidio assistito, che poi dovrebbero essere attuate nelle Asl.

Per questo motivo Mantovano lancia un appello a tutti quei politici che in campagna elettorale si professano sostenitori della vita, in particolare guarda alle regioni governate dal centro-destra: “E’ auspicabile un intervento in parlamento ma possono porre motivate riserve anche le Regioni, le Asl dipendono da queste istituzioni e se Speranza vuole portare avanti questo provvedimento dovrà discuterlo alla Conferenza Stato-Regioni”.

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