Progetti e piattaforme per aiutare chi soffre grazie al digitale

Alcune delle possibilità per fare del volontariato in sicurezza e, anche dal proprio divano di casa, in tempo di pandemia

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L’avvento della pandemia ha reso più evidente che mai quanto ci sia ancora molto bisogno di solidarietà tra cittadini per far fronte a determinate mancanze: purtroppo però ha reso anche più difficile attivarsi per aiutare attivamente chi ne ha bisogno. Come si può pensare di fare attività di volontariato durante la quarantena? In che modo ci si può rendere utili quando le possibilità di uscire di casa sono limitate?

Marta Margiulo, Research Assistant all’università di Leicester, si è posta queste domande a Marzo di quest’anno, quando l’università ha chiuso e si è trovata con fin troppo tempo libero a disposizione. Si è quindi immediatamente attivata per cercare attività da svolgere via web e, come ci ha raccontato, ha trovato delle realtà molto interessanti.

1 hour life

1 hour life (https://1hourlife.org/) è una piattaforma tramite cui è possibile svolgere attività di volontariato a distanza. Più nello specifico, i volontari hanno la possibilità di dedicare il loro tempo all’insegnamento di lingue straniere, economia, programmazione a singoli individui ma anche a intere classi scolastiche: non a caso il fondatore, Madi Karada, ha avuto l’idea dopo aver tenuto delle lezioni di principi di programmazione in una classe della scuola frequentata dalle sue figlie.

Madi descrive 1 hour life come “l’Airbnb del volontariato”, e infatti il sito è molto immediato, si può cercare l’attività adatta selezionando per luogo, tipo di attività e interessi personali. Ci occupiamo noi di fornire alle scuole il materiale necessario.”, racconta Marta. “Al momento stiamo coprendo perlopiù India e Regno Unito perchè abbiamo più contatti, ma speriamo di ampliarci di più in futuro.” Dal momento che le lezioni dei volontari si tengono dopo l’orario di svolgimento delle lezioni la possibilità di collaborare dipende anche dai regolamenti interni ai singoli stati sulle attività di doposcuola.

Proporsi come insegnante non è l’unico modo per sostenere 1 hour life: è anche possibile entrare nel team che si occupa del sito, come ha fatto Marta. “Si può collaborare in qualità di assistant manager, autore del nostro blog, responsabile della gestione dei social, dipende dalle proprie attitudini”, spiega. “È lasciata massima libertà di scelta sulle ore settimanali da dedicare a 1 hour life e ovviamente facciamo tutto da remoto. Questo tipo di esperienza è anche un buon modo per affinare le proprie skills, il che può tornare utile nella ricerca di lavoro.” 1 hour life ha profili su Facebook, Twitter, Linkedin e YouTube. Per offrirsi come volontario basta compilare il form che si trova sul sito.

Project Lockdown

Project Lockdown (https://projectlockdown.world/) nasce con un intento completamente diverso ma ugualmente nobile: tenere una mappa interattiva delle misure che i vari Stati del mondo hanno preso in risposta al Covid-19, con particolare attenzione alla limitazione delle libertà personale. L’idea del fondatore, il programmatore spagnolo Jean Queralt, era infatti rispondere alla domanda “In quale modo i provvedimenti (NPI, Non Pharmaceutical Intervention) che si stanno prendendo in questo periodo si ripercuoteranno sulla nostra vita futura?”

“Sulla piattaforma scriviamo se in un determinato paese c’è il coprifuoco, se le scuole sono chiuse o meno, per quali motivi è permesso uscire e così via”, spiega Marta. “Teniamo conto soprattutto dei valori di Comunità, Responsabilità e Impatto. Cerchiamo i dati solo su fonti ufficiali, come i siti dei governi; in questo senso è una fortuna che il nostro team sia dislocato in tutto il mondo, perchè ci sono delle pagine che in alcuni paesi non si possono aprire e in altri sì.”

Marta per Project Lockdown si occupa di comunicazione, al momento gestisce uno dei profili Twitter (ne hanno tre, dedicati rispettivamente alla diffusione di notizie sui diritti umani e digitali, al progetto in sè e al reclutamento di nuovi collaboratori) e in passato si è occupata anche dei comunicati stampa. Anche in questo caso chiunque può offrirsi per collaborare, che sia per la ricerca dei dati, per il settore comunicazione, per le risorse umane o per qualunque altro dei numerosi settori in cui è diviso il team, basta compilare il modulo presente sul sito. La possibilità di collaborare è aperta anche alle aziende, ed è capitato che alcuni liceali statunitensi svolgessero un periodo di collaborazione come tirocinio. Quest’estate Project Lockdown è stato finalista dell’hackathon EU vs Virus.

1 hour life e Project Lockdown sono solo due delle miriadi di possibilità che internet ci offre per metterci in gioco in totale sicurezza e comodità. Se dobbiamo trarre delle lezioni da quest’anno di pandemia, questa dovrebbe essere in cima alla lista: chiunque può fare la sua parte per un mondo più solidale e sostenibile, anche senza muoversi dal divano.

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