Premio internazionale della bontà a don Buonaiuto: un riconoscimento per chi mette la propria vita al servizio degli ultimi

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“Per l’amore di un uomo che, come Gesù, protegge e difende le donne vittime dell’abbandono e del dominio degli uomini”. E’ questa la motivazione con cui don Aldo Buonaiuto, fondatore di In Terris e sacerdote della Comunità Papa Giovanni XXIII, da anni impegnato nella lotta contro lo sfruttamento della prostituzione e la tratta degli esseri umani, ha ricevuto il “Premio Internazionale della Bontà 2020”.

Nella splendida cornice del Santuario Francescano “La Verna” si è svolta la cerimonia di premiazione, nel 20esimo anniversario dell’evento organizzato e promosso dal Comitato della Croce di Cavarzere, coordinato dal Presidente Fiorenzo Tommasi.

Il Santuario Francescano La Verna

Le parole di don Aldo Buonaiuto

“Ringrazio il Comitato della Croce e il suo presidente Fiorenzo Tommasi, ma anche tutti voi che avete risposto a questo invito – ha dichiarato don Aldo Buonaiuto ritirando il premio -. Sento soltanto di rigirare questo premio a tutta la Comunità Giovanni XXIII, fatta di persone stupende che mettono la loro vita accanto a quella degli ultimi. Siamo in quasi 50 Paesi nel mondo dove per vocazione si condivide direttamente la vita con gli ultimi, tantissime persone emarginate, povere, oppresse, quelle che noi chiamiamo in tanti modi diversi, che a volte schediamo e marchiamo”.

“Oggi parlare di un premio della bontà ci deve trasmettere il rispetto, l’amore e la benevolenza per ogni persona, a partire da quella più fragile, più oppressa. Tra loro ci sono anche le giovani donne schiavizzate a causa della prostituzione, il 37% in Italia sono minorenni e sulle strade d’Italia sono circa 120mila e un numero non quantificabile nei night, privé, locali, appartamenti e alberghi. Tanti le chiamano prostitute, sono le nostre figlie, hanno la stessa età delle vostre bambine. Io le incontro sulle strade”.

“Sono donne che hanno aderito, creduto a una promessa di lavoro, ingannate e illuse. Magari portate da qualche ‘principe azzurro’ che le ha manipolate per convincerle a lasciare il proprio Paese – ha aggiunto -. Davanti ai miei occhi ci sono oltre 800 di queste ragazze che sono passate solo nella mia struttura. Penso a quelle che ce l’hanno fatta, che hanno trovato il coraggio di scappare dalla strada, dall’inferno della schiavitù. Penso anche a quelle figlie che rimarranno con noi per sempre perché non possono tornare nei loro paesi, non possono più avere una vita normale”, ha sottolineato.

“C’è chi lo chiama lavoro, ma di fatto è la vergogna più antica del mondo. I rapporti intimi non si acquistano, magari si deve avere la capacità di conquistarli. Allora, se siamo veramente credenti, non parliamo mai a cuor leggero degli altri, mettiamoci nei loro panni per scoprire che nel volto di ogni persona c’è Cristo, c’è Gesù – ha aggiunto – e nei volti di quelle ragazze che sono nelle nostre case rifugio c’è la carne viva di Cristo, loro sono dei tabernacoli viventi. Ho raccontato le loro storie nel mio libro “Donne crocifisse” edito da Rubettino, con la straordinaria prefazione di Papa Francesco.

Il premio internazionale della bontà

Il Comitato della Croce ogni anno organizza ed assegna Il “Premio internazionale della bontà” (giunto quest’anno alla 20ª edizione). È il riconoscimento che attraverso un’apposita Commissione assegna a chi si è distinto particolarmente in azioni volte alla solidarietà o verso chi soffre in vario modo nella nostra società.

Quest’anno il premio internazionale della bontà oltre a don Buonaiuto è stato assegnato anche a

Filippo Cogliandro: chef che unisce la passione della cucina con i valori della solidarietà, accoglienza e altruismo. Ha denunciato chi gli chiedeva il pizzo ed ha accolto nella sua casa due ragazzi arrivati in Italia con quei barconi della speranza. Una volta al mese accoglie nel suo ristorante stellato persone bisognose.

Marco Rodari: fin da giovane ha lavorato con i ragazzi del suo oratorio. A 18 anni inizia a girare le zone difficili dell’Italia e del mondo regalando sorrisi con il nome d’arte di Claun Pimpa. Nel 2005 conosce per la prima volta il Medio Oriente e da allora lavora con continuità nelle zone di guerra con progetti di clown-terapia tra Siria, Iraq e Striscia di Gaza.

Un premio speciale è stato riconosciuto ad Antonino De Masi, imprenditore della Piana di Gioia Tauro, operante nel campo della meccanizzazione agricola. Balza agli onori della cronaca per il forte impegno contro la criminalità. E’ in crisi per mancanza di credito che non gli è stato più concesso dopo aver denunciato alcune tra le maggiori banche nazionali. “Ho pagato prezzi altissimi – ha detto De Masi durante la consegna del premio – Nella mia dignità ho continuato a combattere per un domani migliore”.

Un riconoscimento conferito dal comitato della Croce è stato consegnato al Generale Giuseppe Vadalà, Commissario straordinario per la realizzazione degli interventi necessari all’adeguamento alla normativa vigente delle discariche abusive presenti sul territorio nazionale. Nominato Commissario straordinario dal Consiglio dei Ministri nel marzo 2017, si avvale di una task-force altamente specializzata. Il compito è quello di eseguire i lavori di bonifica dei siti di discariche abusive, alcune delle quali sono già state bonificate proprio grazie al lavoro del Generale Vadalà e dei suoi collaboratori.

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