Perché si deve intervenire presto per il Libano

La drammatica situazione della popolazione libanese aggravata dai gravi fatti accaduti ad agosto 2020

ULTIMO AGGIORNAMENTO 0:04
Il luogo dove sorgerà il memoriale delle vittime a Beirut

La Repubblica del Libano dall’autunno del 2019 è in una situazione di forte crisi sociale ed economica determinata da un default finanziario che ha causato una povertà crescente tra la popolazione. A titolo esemplificativo basti pensare che, nel paese che nei decenni passati era conosciuto come la Svizzera del Medio Oriente per il benessere economico generale. Allo stato attuale oltre il 60% della popolazione vive sotto la soglia di povertà con una disoccupazione endemica ed una instabilità politica generale.

I gravi fatti del 2020

Quanto sopra detto si è aggravato notevolmente dallo scorso 4 agosto 2020 quando nel porto di Beirut, fondamentale infrastruttura economica della Repubblica dei Cedri, si è verificata l’esplosione di una nave posta sotto sequestro con oltre 2700 tonnellate di nitrato d’ammonio a bordo; ciò ha causato la morte di 207 persone, il ferimento di 7000 mila e ingenti danni infrastrutturali che hanno causato la distruzione di oltre la metà delle abitazioni civili di Beirut.

Purtroppo, allo stato attuale, la situazione economica e sociale sta peggiorando notevolmente, tanto che larga parte della popolazione civile fatica a fare fronte alla sussistenza alimentare quotidiana; questo nei giorni scorsi ha causato l’uccisione di un giovane di 24 anni e il ferimento di altri due a causa di un conflitto a fuoco sfociato per tentare di prendere possesso di quantità modiche di olio e farina.

In ultima istanza, alla luce di quanto precedentemente detto, è fondamentale che le istituzioni internazionali deputate agiscano con celerità e sinergia per fornire aiuti umanitari alla popolazione ormai allo stremo delle forze. In correlazione a ciò è fondamentale che le stesse provvedano ad inviare con tempestività in Libano un contingente internazionale di pace al fine di scongiurare ulteriori scontri armati in ossequio al fulgido pensiero di Papa Giovanni Paolo II che era solito dire: “La pace non può regnare tra gli uomini se prima non regna nel cuore di ciascuno di loro”.

 

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