I “muri della gentilezza”: riciclo e solidarietà sociale

Un’iconografia molto potente che trasforma il muro da simbolo della divisione e dell’intolleranza a un luogo di potente solidarietà

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I “muri della gentilezza”, idea recente partita dall’Iran (che ha riscosso grande adesione nel Paese persiano e si è diffusa nel resto del mondo, anche in Italia), sono spazi dove lasciare un vestito, un oggetto o un giocattolo, in modo che chi ne abbia bisogno possa prenderlo, con discrezione, senza provare pudore. A volte, quindi, i muri non significano divisione, barriera, indifferenza e odio; al contrario, si tratta di iniziative solidali molto importanti, poco conosciute che dovrebbero avere maggiore risonanza, per offrire un aiuto sempre più consistente a chi è in difficoltà, soprattutto in questo periodo storico.

È importante sottolineare la caratteristica dell’anonimato: il dono è accolto in maniera molto discreta e non pone neanche le due parti a diretto contatto, in un confronto che potrebbe generare soggezione e subalternità da parte di chi riceve. L’origine stessa di tali muri è particolare e dimostra come tutto sia possibile, anche in un luogo che si crede meno adatto, come l’Iran, considerato esempio di intolleranza. Non si è trattato, inoltre, di un caso isolato nel Paese, poiché ha subito riscosso un gran favore tra la popolazione, evidentemente ben predisposta.

Sin dalla sua prima omelia (22 ottobre 1978), San Giovanni Paolo II iniziò il suo appello alla caduta dei muri e delle barriere, esortando “Non abbiate paura! Aprite, anzi, spalancate le porte a Cristo! Alla sua salvatrice potestà aprite i confini degli Stati, i sistemi economici come quelli politici, i vasti campi di cultura, di civiltà, di sviluppo. Non abbiate paura!”.

La caratteristica dei “walls of kindness è di esser molto colorati, curati, nel rispetto di chi dona e di chi riceve che non deve considerare il bene come uno scarto bensì un oggetto valido e in buone condizioni di cui qualcuno si priva. Sui muri, inoltre, campeggiano vari cartelli e scritte improntate a favorire la presa dell’oggetto, senza alcuna vergogna.

L’idea del muro che unisce anziché dividere è un’iconografia molto efficace che permette di capire come, da un simbolo della divisione e dell’intolleranza, possa nascere, invece, un luogo di potente solidarietà. I walls of kindness sono nati in varie città italiane e hanno riscosso un gran successo.

Occorre vigilare e affidarsi alla cura dei volontari che si occupano di tali strutture; il rischio, infatti, è che, se non controllati, questi muri diventino delle discariche. Nella zona Nord di Roma, infatti, nella sede dell’azienda che raccoglie i rifiuti, in cui troneggiava un muro della gentilezza, è stata, purtroppo, alzata bandiera bianca: l’incuria circostante si è conclusa con un fallimento e un invito a non portare altri indumenti.

Oltre all’incuria e al degrado posto “dietro l’angolo” (ai primi sentori di abbandono), questi centri devono essere davvero ispirati da nobiltà e forza d’animo poiché devono tollerare anche gli atti vandalici: azioni proditorie di individui che non gradiscono tali opere di bene e preferiscono che i meno fortunati rimangano senza abiti idonei, soprattutto nel periodo di grande freddo.

L’iniziativa dei muri rientra in un alveo, quello della cosiddetta “economia sospesa”, in cui l’Italia, comunque, ha innovato molto incuriosendo tutto il mondo. La prima idea vincente è stata quella di ripescare (dal dopoguerra) il “caffè sospeso”: una tazzina, piena della piacevole bevanda, lasciata già pagata al bar per chi non è in grado di sostenere tale piccola spesa.

L’idea è piaciuta molto, ha funzionato e, sull’onda di una crescente generosità, ha prodotto, a catena, iniziative simili (pizza sospesa, spesa sospesa). Il settore di questa particolare forma di beneficenza non si è limitato solo all’alimentare ma ha riguardato anche la possibilità di regalare un biglietto al cinema o al museo.

Nonostante le maldicenze e le rassegnazioni circa la forte componente individualista del mondo moderno, accentuata dall’esperienza del Coronavirus, occorre valutare, invece, come la solidarietà italiana abbia prodotto, pur nella difficoltà oggettiva del periodo, dei risultati ottimi, al motto “Chi può lasci, chi non può prenda”. In particolare, va anche sottolineata la creatività e l’inventiva nel far nascere idee nuove, molto efficaci per chi riceve e meno gravose per chi dona.

Il volume dal titolo “Pandemia e diritti umani” (sottotitolo “Fra tutele ed emergenza”), pubblicato da Donzelli Editore l’11 dicembre 2021, curato da Michele Nicoletti, professore ordinario di filosofia politica all’Università di Trento e Marianna Lunardini ricercatrice al CeSPI (Centro Studi di Politica Internazionale), offre un punto di vista importante circa le ripercussioni a livello sociale, dei diritti e delle difficoltà economiche, soprattutto per le categorie più deboli, a cui si è cercato di porre rimedio, anche con le iniziative del Terzo Settore.

L’Istituto Italiano della Donazione (IID), assicura “che l’operato delle Organizzazioni Non Profit (ONP) sia in linea con standard riconosciuti a livello internazionale e risponda a criteri di trasparenza, credibilità ed onestà”. Lo scorso ottobre, al link https://www.istitutoitalianodonazione.it/it/news-eventi/dd_121_4093/il-dono-degli-italiani-nellanno-della-pandemia, ha offerto un quadro sull’andamento del volontariato e della beneficenza degli italiani nel periodo della pandemia. Si legge “‘Il 2020 ha testato la capacità della società italiana di resistere ad una crisi senza precedenti  spiega il presidente dell’IID Stefano Tabò  perché l’emergenza sanitaria ha assorbito la generosità degli italiani, distogliendo in parte risorse che tradizionalmente venivano destinate al non profit. […] Le pratiche di dono in Italia non variano sensibilmente e la quota di coloro che donano denaro, fanno volontariato o donazioni biologiche è sempre minoritaria e vive un trend di lenta decrescita da molti anni. Invertire questa rotta è una delle sfide cruciali’ […] Nel 2020 la quota di cittadini che hanno effettuato donazioni informali (non passando tramite associazione: donazioni alla Messa, elemosina per strada, raccolte informali a carattere religioso e non, donazioni per la scuola etc.) registra un calo rilevante passando dal 41% del 2019 al 33% del 2020. Ciò è dovuto sicuramente alla minore densità di occasioni dove esercitare tale forma di solidarietà (prima di tutto la Messa). Le donazioni alle onp sono passate dal 26% del 2019 al 21%, un calo dovuto appunto al drenaggio di risorse dalle onp all’emergenza. […] Si registra una preponderanza di onp che hanno dichiarato di aver raccolto meno fondi (l’81,8% del campione rappresentato da circa 350 onp di tutta Italia). Solo una quota minoritaria del non profit (14,8%) non ha subito variazioni dall’emergenza. L’indagine dell’Istituto Italiano della Donazione registra un calo inedito rispetto alle precedenti edizioni: la raccolta fondi diminuisce per il 54,5% delle onp, è invariata per il 20,5% e in aumento per il 25%. In netto calo anche la raccolta da aziende (diminuita per il 36,4% e invariata per il 58%) e quella da privati cittadini (diminuita per il 45,5% e invariata per il 37,5%), mentre dalle Fondazioni erogative è aumentata per il 26,1% delle onp e diminuita solo per il 14,8%. Anche il 2021 conferma il trend negativo: è del 43% la quota di organizzazioni che stima di chiudere il 2021 con una diminuzione delle entrate moderata o consistente. In mezzo ad un quadro di crisi per le entrate da raccolta fondi delle onp emerge qualche elemento positivo: per un 28,4% di loro sono aumentate nel 2020 le donazioni online. […] I lockdown più o meno restrittivi hanno impattato fortemente sulla possibilità stessa di fare volontariato degli italiani: secondo l’indagine AVQ Istat la quota di coloro che hanno svolto attività gratuite in associazioni è calata dal 9,8% al 9,2%. […] Anche sul fronte delle donazioni biologiche gli impatti della pandemia sono stati preoccupanti: il numero di coloro che hanno donato il sangue nel 2020 è calato del 3.4% rispetto al 2019 secondo i dati forniti dal Centro nazionale sangue, e la quota di nuovi donatori diminuita del 2%”.

L’augurio è che iniziative di economia sospesa, possano avere sempre maggior spazio e essere sufficienti a colmare i bisogni di tutte le persone disagiate. Al tempo stesso, l’impegno istituzionale e sociale, reale e non utopico, deve essere quello di eliminare tali sacche di povertà.

L’egoismo non trionfa: l’abbattimento di barriere e solitudine, avvenuto in un momento storico così delicato, deve far riflettere su quanto l’italiano sappia prodigarsi. Non sta circolando soltanto il COVID-19 bensì sta diffondendosi anche il virus della reazione, della comunità e dell’aiuto.

Tutti i muri devono crollare tranne quelli della gentilezza, gli unici che necessitano di rimanere in piedi, senza preclusioni ideologiche nei confronti di chi li gestisce.

La divisione sociale e ideologica circa i vaccini e le misure di restrizione, artatamente soffiata da chi ha interesse a slegare l’uomo dall’uomo, trova un primo grande ostacolo in questa forza solidale. Nel dialogo fra le parti in conflitto, inoltre, si otterrà anche la chiave per ricacciare ogni “divisore” nel suo triste spazio.

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