Maurizia Cacciatori: una “schiacciata” contro l’anemia

La campionessa di pallavolo è testimonial della campagna "Anemia? Non aspettare, agisci" promossa da Astellas Italia e Aned

ULTIMO AGGIORNAMENTO 0:04

Maurizia Cacciatori, campionessa di pallavolo e commentatrice tecnica su Sky Sport e Dazn degli incontri di A1 femminile, come pure speaker motivazionale per aziende, debutta alla conduzione di Racconti dal divano, un videoformat social che è anche elemento centrale della campagna “Anemia? Non aspettare, agisci” promossa da Astellas Italia e sostenuta da ANED – Associazione Nazionale Emodializzati Dialisi e Trapianto Onlus, campagna di cui Maurizia è testimonial.

I Racconti dal divano sono quelli delle storie di convivenza con la patologia, le testimonianze di chi non si è arreso e ha deciso di agire per affrontare l’anemia da malattia renale cronica. Pazienti e medico nefrologo raccontano le loro esperienze seduti, appunto, su quattro diversi divani in altrettanti episodi che trovate online sul sito della campagna e sulla pagina Facebook di ANED.

Maurizia, cosa l’ha spinta a partecipare?

“Credo sia importante far conoscere la necessità della prevenzione e anche mettersi in gioco di fronte alle malattie, in questo caso l’anemia. Ed è stato per me anche motivo di orgoglio passare una giornata con tante persone che soffrono di questa patologia e che hanno raccontato le loro storie, per poi svilupparla insieme. Storie di persone che sono state per tanto tempo sedute sul divano, metaforicamente parlando, e poi però da quel divano si sono rialzate”.

Un messaggio molto legato anche allo sport: nella sua carriera ha goduto di tante vittorie, ma ha anche patito delle sconfitte…

“Perdi una partita e sai che il giorno dopo devi rimetterti in gioco perché ce n’è un’altra. C’è il valore della vittoria, ma anche quello del fallimento, perché nella vita di uno sportivo ci sono momenti straordinari e momenti in cui si cade, anche in maniera feroce. Lo sport insegna anche la cultura del fallimento, il sapere che tutti siamo persone che cadono e che subiscono sconfitte, ma è come sappiamo rialzarci che fa poi la differenza”.

C’è una testimonianza che l’ha colpita in modo particolare?

“Mi hanno colpito soprattutto i loro occhi, occhi di persone che non si sono tirate indietro e che hanno combattuto giorno dopo giorno. Ognuna di loro ha avuto un percorso differente, ma gli occhi sono sempre quelli della tigre. Con le loro testimonianze aprono un mondo a chi non conosce la patologia che con i suoi sintomi ti rende stanco. Una stanchezza alla quale non diamo troppo peso, invece bisogna farci venire dei dubbi, fare controlli e andare a fondo e non rimanere fermi”.

Pubblicato sul settimanale Visto

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