Manodopera nei campi, Coldiretti: “Chiusura ideologica sui voucher in agricoltura”

L'intervista al dott. Romano Magrini, responsabile Lavoro della Coldiretti, sulle urgenze e sulla modalità di ripartenza del settore agricolo

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Verdura da macero

Sono circa 200mila i lavoratori agricoli stranieri “assenti” nelle campagne italiane a causa della chiusura dei confini nazionali per contrastare la pandemia di coronavirus. Un intervento necessario che però adesso, in piena ripartenza, mostra i suoi limiti. Secondo il presidente della Coldiretti, Ettore Prandini, “la regolarizzazione dei migranti decisa dal governo non risolverà il problema della mancanza di 200mila braccianti a causa del coronavirus, con gli stagionali stranieri rientrati nei Paesi di origine che non possono tornare in Italia”. Rincara la dose il presidente di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti, che punta il dito verso la Ue. “Le misure varate finora dalla Commissione europea per l’emergenza Coronavirus – incalza – sono assolutamente insufficienti. Occorre mobilitare nuove risorse finanziarie ed ampliare la sfera degli interventi di mercato. Nel recente rapporto sulle prospettive economiche, la Commissione ha indicato che la crisi in atto è senza precedenti e può addirittura minare il funzionamento del mercato unico. In questo scenario è stata prevista per l’agricoltura una spesa straordinaria limitata a 80 milioni di euro. E’ un importo del tutto inadeguato“, evidenzia.

Tropicalizzazione

Alle carenze del’Europa, si aggiungono le emergenze climatiche. Il maltempo che ha flagellato il Nord in questi giorni, unito alle temperature troppo alte registrate nel Sud Italia, hanno provocato milioni di euro di danni: grandinate, alluvioni, esondazioni, ma anche il forte vento di scirocco e le trombe d’aria hanno bruciato interi raccolti in tutta la Penisola. L’aumento delle temperature medie, fenomeno definito dagli esperti “tropicalizzazione”, ha visto l’arrivo (non gradito) di diverse “specie aliene” – quali le temute xylella e cimice asiatica e molte altre – da Asia e Africa. Insetti che fino a 5-10 anni fa morivano durante l’inverno a causa delle temperature rigide, ora riescono a sopravvivere a inverni troppo miti, prolificando con gravi danni per le colture di olio, uva, grano e frutta. Il settore agricolo, sulle cui spalle l’Italia si è appoggiata durante la lunga quarantena e il blocco delle attività commerciali, è in definitiva quello maggiormente esposto ad una profonda crisi che poi ricadrebbe su tutto il Paese. Quali allora le possibili soluzioni prima che sia troppo tardi per salvare i raccolti con il rischio che l’agricoltura italiana vada in crack? Per rispondere a questa domanda, In Terris ha intervistato il dott. Romano Magrini, responsabile Lavoro della Coldiretti.

Il dott. Romano Magrini, responsabile Lavoro della Coldiretti

L’intervista

Dott. Magrini, come giudica la Coldiretti il nuovo Decreto Rilancio?
“Il Decreto Rilancio, mettendo sul piatto 55 miliardi di euro, è certamente un impegno importante per l’Italia da parte del Governo. Ora siamo in attesa che il decreto venga pubblicato in Gazzetta Ufficiale con le ultime limature”.

Quali gli eventuali punti in sospeso o da ampliare?
“A causa del coronavirus abbiamo dei comparti che hanno sofferto più di altri e che andrebbero tutelati maggiormente perché stanno affrontando una grave crisi economica. Mi riferisco, ad esempio, al settore florovivaismo, a quello della pesca, a tutti gli agriturismi nonché ai coltivatori di vino e olio”.

Quali sono le proposte della Coldiretti al Governo?
“La Coldiretti ha presentato sia al premier Giuseppe Conte sia alla ministra delle politiche agricole alimentari e forestali, Teresa Bellanova, un pacchetto di interventi per rilanciare un settore, quello agricolo, che ha garantito la presenza e la distribuzione dei prodotti agricoli a tutto il Paese durante l’emergenza sanitaria e conseguente lockdown di moltissime attività produttive. Un settore che però adesso necessita di un intervento importante per il rilancio soprattutto nei settori sopra citati e in quello delle coltivazioni stagionali”.

Quali sono le proposte specifiche per combattere i danni dovuti ai cambiamenti climatici?
“Il primo è quello di evitare il più possibile la cementificazione del suolo, dei territori agricoli, e di ritornare ad un ambiente che sia il più possibile green. Inoltre, per quel che riguarda il singolo cittadino, gli consigliamo di prediligere quei prodotti venduti vicino al luogo di produzione e di mangiare frutti di stagione, perché quelli non stagionali provengono necessariamente da Paesi esteri, lontani, che per arrivare in Italia devono fare migliaia di chilometri, con conseguente produzione di Co2. Proprio per essere vicini ai consumatori che chiedono – anche a domicilio – prodotti freschi, italiani e garantiti, Coldiretti promuove il progetto Fondazione Campagna Amica che, con una rete di oltre 10mila punti radicata su tutto il territorio italiano, organizza e promuove l’eccellenza della filiera agricola italiana dal produttore al consumatore e a km zero”.

Per arrivare in tavola, la frutta va prima raccolta. Siamo in emergenza per quel che riguarda il lavoro stagionale dei campi? Manca la manodopera?
“Sì. Uno dei problemi principali di queste settimane è la mancanza di manodopera – quasi tutta straniera – proveniente da paesi Ue come Romania e Polonia. Operai che normalmente entrano in Italia nei mesi di marzo e aprile, regolarmente sotto contratto, che hanno un rapporto strutturato con le aziende grazie a collaborazioni anche decennali. A causa della pandemia, il loro ingresso è stato ovviamente bloccato, mettendo però in grave difficoltà le aziende”.

Di quanti lavoratori stiamo parlando, in cifre?
“Di circa 150-200mila lavoratori stranieri stagionali, con un regolare contratto da operai agricoli”.

Una provocazione: questi 200mila posti di lavoro vacanti in agricoltura potrebbero essere dati ai tanti italiani rimasti senza lavoro?
“In merito, la Coldiretti ha fatto una proposta al Governo Conte II di ristabilire i voucher ma in una forma molto semplificata per l’emergenza lavorativa scatenata dalla pandemia di Covd-19 proprio per andare incontro alla richiesta di tanti connazionali che sono in cassa integrazione, sono senza sussidi o disoccupati e che, attraverso i voucher, potrebbero venire a lavorare in agricoltura qualche mese, fintanto che non finisce l’emergenza. Però purtroppo davanti a questa nostra richiesta c’è stato un ‘No’ categorico da parte del Governo”.

Questa strada non è dunque al momento praticabile?
“Purtroppo no. Sull’utilizzo dei voucher c’è una chiusura ideologica. Tutte le principali sigle sindacali non sono d’accordo sulla loro reintroduzione e hanno fatto ‘fuoco di sbarramento’.

Perché?
“Per un problema vissuto in passato che ha visto – non nel settore agricolo – un utilizzo indiscriminato dei voucher. Alcune aziende avevano indebitamente “trasformato” dei lavoratori a tempo determinato o indeterminato in voucheristi. Quindi in passato c’è stato un abuso nell’utilizzo di questo strumento in alcuni settori produttivi. Questo però non era accaduto in agricoltura perché all’interno della normativa del settore agricolo c’è un divieto ad hoc che obbliga l’utilizzo dei voucher solo per quei lavoratori che non sono già stati degli operai agricoli. Quindi, potevano essere usati solo con nuovi lavoratori, in aggiunta a quelli già presenti”.

Perciò, per permettere agli italiani di lavorare in sostituzione agli stranieri bloccati all’estero, basterebbe fare ai voucher nazionali la stessa modifica presente in quella del settore agricolo?
“Esatto”.

Emergenza voucher

Ma così non è. E intanto – ha evidenziato nei giorni scorsi su Sir il presidente Coldiretti Cesare Prandini “lasceremo il 40% del raccolto nei campi per mancanza di braccianti. Per questo motivo – concludeva il presidente Coldiretti – insistiamo sui voucher che sono l’unico strumento agile utile in questo momento” per permettere agli italiani di lavorare in agricoltura sostituendo così la manodopera mancante, anche considerando che “comunque il 25% viene versato in contributi”.

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