Manente: “Prima il lockdown, ora la crisi economica. Sos donne”

A Interris.it il grido d'allarme dei centri e delle case rifugio: l'emergenza sanitaria ha moltiplicato la violenza di genere. Così la pandemia rende più difficile denunciare le sopraffazioni domestiche

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L’altra metà del cielo tra la scure della pandemia e l’incudine della crisi economica. “I centri antiviolenza e le case rifugio di “Differenza donna ong” hanno garantito, a partire dal 9 marzo, la continuità del servizio con l’adozione di misure coerenti con le disposizioni entrate in vigore, assicurando la reperibilità telefonica 24 ore su 24 e colloqui di sostegno telefonici e consulenze legali“, afferma a Interris.it l’‘avvocato penalista Teresa Manente, responsabile ufficio legale di “Differenza Donna”. I centri antiviolenza sono lo strumento prioritario di cui l’associazione si avvale per prevenire e contrastare la violenza di genere.

Dopo il lockdown, lo spettro di una pesantisima recessione. Cosa accadrà nell’universo femminile?

“L’incombente crisi economica provocata dalla pandemia svantaggia e discrimina  le donne nel lavoro. Ciò costituirà un ulteriore, gravoso ostacolo alla loro liberta e al loro diritto di vivere libere dalla violenza maschile”.

Quali sono gli effetti della pandemia sulla violenza di genere?

“Nella attuale situazione, la quotidiana condivisione dello spazio abitativo con il partner violento accresce esponenzialmente il rischio per l’incolumità delle donne e dei bambini. Questo rischio è molto alto e costante per l’escalation delle condotte violente che da lesive del patrimonio morale possono travalicare in violenze fisiche contro le donne. E ciò non di rado alla presenza di figli e figlie minorenni”.

Violenza contro le donne

Perché è così difficile chiedere aiuto?

“In effetti abbiamo registrato, in questi mesi di emergenza sanitaria, la diminuzione di accessi da parte delle donne. Registriamo, però, negli ultimi giorni che molte più donne hanno chiesto il nostro aiuto. Il lockdown ha reso più difficile per le donne chiedere aiuto. Molte tramite sms ci hanno segnalato difficoltà a telefonare a causa delle condizioni di permanenza a casa del partner e perché continuamente controllate dallo stesso. Il controllo é una condotta tipica dell uomo violento. Gli invii da parte delle forze dell’ordine hanno riguardato solo situazioni con accesso al pronto soccorso e quindi quando la violenza fisica é esplosa in maniera gravissima”.

Come bisogna agire in situazioni del genere?

“Le donne che denunciano devono essere immediatamente messe in protezione, allontanando l’uomo da casa attraverso una misura cautelare specifica quale l’ ordine di allontanamento dalla dimora coniugale oppure devono essere ospitate in strutture idonee a sostenerle nel percorso di uscita dalla violenza come i centri antiviolenza. Ciò è essenziale perché una volta che denunciano e si ribellano la loro vita è in pericolo in quanto l’uomo violento aggrava la sua condotta per punirla”.

Ci sono ostacoli burocratici?
“Mi preme segnalare che gli ostacoli all’accesso alla giustizia per le donne non sono legislativi: il nostro ordinamento dispone di strumenti utili a proteggere le donne che, se applicati, garentirebbero tutela e intervento tempestivi ed efficaci per contrastare la violenza di genere e prevenire i femminicidi”.
E allora se non è un problema di leggi, perché è ancora oggi così difficile proteggere le vittime di uomini violenti?
“Quello che ostacola l’applicazione delle norme vigenti è una cultura ancora intrisa di stereotipi e pregiudizi contro le donne per cui ancora oggi troppo spesso non vengono credute e si minimizza la violenza domestica, facendola passare come lite in famiglia. In questo modo, di fatto si sottovalutano le condotte illecite dell’uomo violento che, attraverso la violenza psicologica o fisica, vuole  sottomettere la donna e impedirle di essere libera e di autodeterminarsi”.

Quali sono le cause?

“Come affermano gli atti internazionali della Convenzione di istanbul, la violenza maschile é una forma di discriminazione contro le donne e solo una battaglia culturale che analizzi le cause e le rimuova può davvero contrastare il fenomeno. Ad oggi la situazione è ancora complicata, nonostante il grande lavoro svolto e la rete interistituzionale che si è sviluppata tra istituzioni e associazioni della società civile”.

Come opera “Differenza donna ong”?

“L’associazione “Differenza donna” gestisce centri antiviolenza e da trent’anni istancabilmente lavora per affermare i diritti e la libertà delle donne. Nonostante le ripetute raccomandazioni della commissione di inchiesta sul femminicidio (presieduta dall’onorevole Valeria Valente) riguardo la necessità di un’applicazione rigorosa delle norme vigenti, accade che le donne non vengano adeguatamente  tutelate e a volte anche penalizzate”.

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