Un libro per raccontare don Fortunato Di Noto e la sua missione nelle “periferie digitali”

Intervista a don Maurizio Patriciello, coautore con don Marco Pozza, di "Il pane non ama mangiarlo, ma impastarlo" (Controvento Aps), su don Fortunato di Noto

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“Il pane non ama mangiarlo, ma impastarlo”. E’ questo il titolo del nuovo libro dedicato a don Fortunato Di Noto, con la raccolta degli articoli messi insieme da don Maurizio Patriciello e don Marco Pozza, edito da Controveto Aps.

La prefazione porta la prestigiosa firma di monsignor Nunzio Galantino, già segretario generale della Cei. Il volume, che sarà disponibile a breve, potrà essere acquistato tramite l’Associazione Controvento e l’Associazione Meter. Il ricavato andrà a sostenere l’attività di entrambe le associazioni.

Chi è don Fortunato Di Noto

Classe 1963 e incardinato nella diocesi di Noto, don Fortunato ha piantato le radici della sua missione nelle “periferie digitali” che percorre per scovare ed eliminare gli orchi che popolano la rete. Da oltre trent’anni, con l’Associazione Meter, porta avanti il monitoraggio della rete, l’azione di denuncia, l’attività di formazione e sensibilizzazione sulla piaga degli abusi sessuali sui minori.

don Fortunato Di Noto mentre legge il libro a lui dedicato

Per comprendere meglio la figura e la missione di don Fortunato Interris.it ha intervistato uno degli autori del libro, don Maurizio Patriciello.

Don Maurizio, come mai avete deciso di pubblicare questo libro?

“Nel tempo ho scritto diversi articoli su don Fortunato Di Noto, ho registrato una puntata anche ‘A sua immagine’, ad Avola su d lui, sull’associazione Meter. Ci siamo incontrati diverse volte a convegni dove eravamo relatori insieme, ma anche qui al Parco verde di Caivano, dove si è consumata la tragedia della piccola Fortuna – una ferita aperta – un fatto che ci ha scosso terribilmente. Con don Fortunato siamo stati a casa della mamma della bambina. A sua volta, don Marco Pozza, ha scritto degli articoli su don Fortunato. Abbiamo chiesto a monsignor Galantino di fare la prefazione e lui ha accettato. Un altro modo per far sapere quello che succede, perché mi sono reso conto che sulla pedofilia tanta gente finge di scandalizzarsi e il giorno dopo dimentica tutto”.

Ci può raccontare chi è don Fortunato Di Noto?

“E’ veramente un gigante buono. E’ un giovane prete, parroco della diocesi di Noto, in provincia di Siracusa. E’ un mio confratello di cui veramente vado molto fiero. Non so come abbia fatto trenta anni fa a dare vita a questa associazione. Credo che sia stato il soffio dello Spirito Santo, come lo è stato per don Benzi. Trenta anni fa di questo problema non ne parlava nessuno e già don Fortunato faceva tanto bene. Adesso, il problema è soprattutto la pedopornografia, c’è un mercato terribile, interessi milionari. Ma dietro ogni filmato c’è sempre un bambino che, in qualche parte del mondo viene stuprato e, molte volte, fino alla morte. Se non gli stiamo accanto noi, chi lo deve fare?”.

Secondo lei, don Fortunato e l’Associazione Meter ricevono abbastanza sostegno?

“No, secondo me no. Succede sempre così, è capitato anche a me con la Terra dei Fuochi. Tanti premi, tanti applausi, ma poi il giorno dopo sei ancora solo a lottare. Dobbiamo creare una rete, a partire dalle parrocchie che hanno una potenzialità incredibile, ma spesso ognuno è preso dal suo. Poi tutti quanti insieme dobbiamo stimolare gli altri, la popolazione. C’è anche il problema del turismo sessuale e l’Italia ha il triste primato di questo fenomeno. C’è molto da fare. Il problema della pedofilia penso che sia molto più grave di quello che si possa ammettere. E don Fortunato, trent’anni fa, ha iniziato a preoccuparsene, quando ancora noi stavamo dormendo”.

don Marco Pozza, coautore del libro

Potremmo dire che è stato profetico…

“Si parla molto di profezia, che è un termine che io non uso mai. Però penso che don Fortunato sia stato veramente un profeta”.

Lo Stato italiano cosa potrebbe fare per risolvere questo problema?

“La Polizia Postale sta facendo un buon lavoro. Ma credo che non ci sia un vero interessamento sul problema, siamo lontani mille miglia. Ci vorrebbe un’intelligenza a livello europeo e poi mondiale. Con don Fortunato si comincia a livello italiano, ma la speranza è che possa poi espandersi e arrivare in Europa. Si fanno tante leggi su problemi che nessuno si è posto mai, mentre sulle cose serie, non dico che si chiude un occhio, ma forse non lo si apre proprio”.

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