L’evoluzione dello smart working

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Quando tutto sembra buio, completamente avverso, molto spesso si può trovare una via d’uscita, un risvolto positivo! Sir Isaac Newton è uno dei primi che, grazie al suo arcaico “smart working”, è riuscito a stravolgere la fisica! La storia di Isaac Newton è incredibile! Nel 1665 in Inghilterra arrivò la “Grande peste”. Si pensa che il virus si trovasse nelle pulci dei topi che erano nascosti nelle navi che dall’Olanda portavano cotone nel Regno Unito. Dopo un paio di mesi, centinaia e centinaia di persone vennero punte da queste pulci e cominciò l’epidemia, che uccise circa centomila persone, un quinto degli abitanti di Londra!

La Cambridge University scelse la linea dura e chiuse, vietando qualsiasi forma di aggregazione fra studenti, rimandando tutti a casa. Fu così che il ventenne Newton, allora studente, tornò dai genitori, a Woolsthorpe, non interrompendo mai le sue sperimentazioni ed i suoi studi. Cominciò a studiare il metodo delle flussioni: una forma di calcolo differenziale, e del metodo inverso delle flussioni, ovvero il calcolo integrale, per poi passare al calcolo infinitesimale (detto anche “calcolo sublime”). In una camera oscurata, dove eseguiva esperimenti sulla luce, fece passare un raggio di luce dalle imposte con lo scopo di colpire diversi prismi di cristallo e rifrangere la luce. Newton studiò il comportamento dei raggi attraverso questi prismi e dimostrò che un fascio di luce è composto di più lunghezze d’onda e che viene percepito dall’occhio umano come colori differenti. Nel giardino dei genitori, invece, quando vide una mela cadere da un albero ebbe un’intuizione e, nei giorni seguenti, scrisse la famosa legge del moto e della gravitazione universale! Che poi la mela sia caduta o meno sulla sua testa, questo lasciamolo ai romanzieri! Due anni di “smart working” intensi che portarono a scoperte importantissime nel campo della fisica e della matematica, tanto che, alla riapertura di Cambridge, Newton fu ascoltato e fu nominato professore!

Ed ecco che, negli ultimi giorni, milioni di persone sono tornate al lavoro. Ed ecco che, nelle grandi aziende, dove regnano gli open space in stile Silicon Valley, si organizzano entrate a scaglioni e numero massimo, si evitano assembramenti, si controlla digitalmente la temperatura corporea all’ingresso, si fornisce gel antibatterico in tutti i punti di possibile contatto fra persone e cose, si ricorda a tutti, tramite app, di igienizzare le superfici comuni, si ridefiniscono le distanze fra le scrivanie, si invitano i dipendenti a pagare il caffè con smartphone o chiavette personali senza usare contanti, si sistemano sensori per monitorare la qualità dell’aria e si acquistano licenze di software per videoconferenza, per dare a tutti i dipendenti la possibilità di fare videochiamate.

Ed ecco che metà di questi milioni di persone che hanno ripreso a lavorare è rimasta a casa, “che è meglio”! Ed ecco che ritorna la costante diatriba tra lavoro da casa e lavoro in gruppo, fra spazi aperti e microuffici chiusi, tra individualismo e collaborazione, tra privacy e condivisione… Anche qui il COVID-19 è riuscito a stravolgere le cose! Ma grazie ad Internet ed alle nuove tecnologie riusciamo a trovare degli stratagemmi per ridurre al minimo i disagi. Rinasce il concetto di smart working.

Mi piace pensarlo come il nuovo “smart working 2.0”. Il primo smart working veniva percepito come “manna dal cielo” per nullafacenti e svogliati. Ora, quello nuovo, sembra essere la soluzione per “fare bene e meglio”, senza rischiare di essere contagiati. Abbiamo esempi positivi di istituti scolastici che stanno riprendendo le lezioni in videoconferenza, di tribunali che svolgono udienze via Web, di medici che operano anche a 10.000 km di distanza, di aziende che sviluppano e lanciano nuovi progetti grazie a dipendenti e collaboratori dislocati in tutto il mondo, e così via.

Google e Microsoft hanno scelto di mettere a disposizione, gratuitamente in tutto il mondo, le loro piattaforme di collaborazione via Web! Forse molti di noi non sono pronti, forse altri non attendevano che questo… Forse così stiamo bene. O forse no… L’unica cosa che sappiamo è che dobbiamo andare avanti e dobbiamo cercare di fare tutto il possibile per riprenderci la nostra vita il prima possibile. E che dobbiamo, impegnandoci, rendere quella attuale più “smart”. E, magari, nel frattempo qualche “nuovo Newton” riuscirà a trasformare questo periodo di isolamento e privazione in qualcosa di nuovamente straordinario. E, magari, riuscirà a farlo grazie proprio allo smart working.

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