Le crisi? Un’occasione se ci aiutano ad essere migliori

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La catastrofe che può determinare un virus che si diffonde su scala globale, come il covid-19, crea problemi in mille ambiti della vita umana. Tutti noi ci siamo ritrovati dal giorno alla notte a cambiare le nostre abitudini di vita. Eppure, per quanto ci può sembrare assurdo, la nostra specie, da quanto è sul pianeta, ha sempre dovuto combattere contro virus, malattie e contro se stessa.

Basterebbe andarsi a rileggere “Armi, Acciaio e Malattie”, la storia dell’umanità degli ultimi 13mila anni, di Jared Diamond per capire che fa parte della storia della nostra specie quello che oggi stiamo vivendo. In epoche molto lontane da quelle della “globalizzazione”, nel 1300,  la Peste nera decimò la popolazione europea, eppure se stiamo oggi qui è perché alla fine la specie umana ce l’ha fatta.

Il Covid-19 non è la Peste nera e rispetto a quell’epoca abbiamo fatto progressi incredibili sul piano scientifico e tecnologico. Abbiamo sistemi sanitari organizzati, fogne e acqua corrente nelle nostre abitazioni, farmaci, tecnologia e sistemi di comunicazione che ci permettono di sapere in tempo reale quello che sta succedendo e organizzarci di conseguenza. E’ chiaro che l’emergenza sanitaria, in queste ore diventata pandemia, sta creando ansia e paura, ma rispetto ai nostri antenati abbiamo tutte le armi per limitare al massimo gli effetti collaterali. Quello che oggi dobbiamo cominciare a immaginare è che quando saremo usciti da questa crisi e saremo vaccinati dal covid-19, nulla sarà come prima. Possiamo leggere questa grande “emergenza globale” come una prova generale per l’umanità. Un’umanità che dovrà fare un balzo in avanti sul piano evolutivo e sociale.

Fino ad ora hanno vinto quelli che aggregavano le persone intorno alla paura, proviamo oggi, a rimettere insieme le persone e le nostre comunità intorno alla speranza e alla responsabilità. L’idea di chiuderci in un mondo che è passato da circa 2 miliardi di individui, tanti eravamo nel 1950, a 7 miliardi quanti siamo oggi è semplicemente assurda quanto illusoria. E chi la propone è fuori dalla storia e dal futuro. Siamo tutti interdipendenti, il virus ce lo sta dimostrando, non c’è frontiera geografica che regga. Dobbiamo far tesoro di quello che stiamo vivendo perché questa emergenza virus globale forzerà una serie di cambiamenti annunciati e necessari da anni, specie nel nostro Paese.

La tecnologia in questo senso, può e deve rappresentare un grande alleato: Intelligenza artificiale e big dati si stanno dimostrando, contrariamente a certi tecnofobi, nostri alleati anche per combattere il virus.

In queste settimane i supercomputer di Cineca che usano la piattaforma Exscalate, in parte made in Italy,  stanno lavorando senza sosta per trovare una molecola efficace contro il coronavirus. Una rivoluzione possibile grazie al progetto, di scienza aperta avviato anni fa da Ilaria Capua. Una modalità che ci dimostra che si vince, insieme, e non chiudendo illusoriamente le frontiere. Anzi, se da una parte abbiamo preso coscienza che molte industrie e filiere produttive strategiche vanno accorciate, dall’altra tecnologia e commercio digitale ci permettono di allargare i confini. Il nostro paese deve ragionare seriamente su infrastrutture e piattaforme per il commercio digitale. Già oggi gran parte delle merci viaggiano e sono distribuite attraverso l’e-commerce. Nel futuro questa modalità avrà, grazie alla tecnologia, evoluzioni incredibili, dove oltre ai prodotti fisici viaggeranno prodotti attraverso dati che grazie alle stampanti 3d e altre tecnologie creeranno i prodotti “sartoriali” dentro le nostre case.

Anche le modalità di lavoro stanno cambiando e la tecnologia è un grande alleato. Il lavoro fordista, in cui tempo e spazio erano strettamente collegati, sta via via scomparendo. L’emergenza, ci sta mostrando quanto lavoro può essere svolto da casa. Come Fim lo abbiamo sostenuto da tempo, prima dell’emergenza sanitaria, perché andava preparato e strutturato e, quindi, finita l’emergenza, servirà lavorarci seriamente, con accordi sindacali per renderlo strutturale. Dobbiamo ripensare ad un futuro dove il lavoro si concili con i tempi di vita delle persone e con la sostenibilità ambientale. Questo avrà vantaggi e ricadute sulla produttività e quindi sul benessere di tutti.

Una modalità che dovrà in seguito continuare sulle grandi sfide che abbiamo davanti a noi a partire da quella dei cambiamenti climatici.

Questo in gran parte vale anche sul piano educativo e formativo e, quindi, dobbiamo guardare a questa crisi come un’opportunità, per ripensare la scuola e la formazione in genere. Oggi siamo impreparati ad affrontare l’emergenza della didattica a distanza, che la crisi sanitaria ci sta ponendo. Stiamo usando, dove è possibile, le tecnologie per replicare modelli d’insegnamento “fordisti”. L’esperienza che faremo in questi mesi ci dovrà aiutare a pensare e immaginare modelli nuovi e innovativi di formazione, un misto tra tecnologia e saper fare, che non ci trovi più impreparati. Le crisi sono un’occasione se ci aiutano ad essere migliori, quella che stiamo vivendo non è né la prima e non sarà nemmeno l’ultima. Sfruttiamo questa occasione per essere migliori, seguire la scienza e applicare l’umana benevolenza. La sofferenza che stiamo vivendo è anche una grande occasione per capire che il pianeta non è fatto solo da noi in guerra con degli estranei. Il diverso vive accanto a noi, e vive delle stesse nostre paure, corre gli stessi rischi e condivide con noi un unico destino, quello dell’umanità. Recuperiamo il senso del limite e vulnerabilità come un valore e con essa la capacità di contare sulle nostre forze, che sono enormi e collaborare per risolvere i problemi di tutti. Chissà che da questa crisi non ne venga fuori un mondo capace di ripensare al futuro per costruire meglio il nostro domani.

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