Laboratorio “Papa Francesco”: il progetto per dare dignità lavorativa agli ex detenuti – Audio

Intervista al presidente di Isola Solidale, il dottor Alessandro Pinna: "Dare fiducia alle persone ed evitare che ricadano nel reato"

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Un laboratorio intitolato a Papa Francesco che coniuga la lotta allo spreco alimentare con il ridare dignità attraverso il lavoro ad ex detenuti. E’ l’iniziativa promossa da Isola Solidale in collaborazione con il Car – Centro Agroalimentare di Roma – e il ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali. Il concetto è semplice: recuperare le eccedenze alimentari di frutta e verdura e trasformarle in succhi di frutta, marmellate e passate. I nuovi prodotti saranno poi distribuiti in parte ai circuiti solidali del comune di Roma.

Il lavoro con gli ex detenuti

Dare fiducia e restituire dignità ad ex detenuti tramite il lavoro è uno degli obiettivi di Isola Solidale, reso possibile anche grazie a Roma Capitale che ha messo a disposizione 4 borse lavoro, pensando già al futuro di ampliare l’iniziativa fino ad arrivare a sei. Saranno, infatti, uomini e donne con un passato detentivo ad essere impegnati in tale progetto. Interris.it ha approfondito l’argomento con il dottor Alessandro Pinna, presidente dell’Isola Solidale.

Dott. Pinna, quali sono le finalità del laboratorio “Papa Francesco”?
“Insieme al Car – Centro agrolimentare di Roma – da due anni è nato il progetto ‘Frutta che frutta non spreca’, con il ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, perché c’era una gran quantità di frutta e verdura che, in particolar modo nel periodo estivo, non viene consumata e quindi gettata. Il laboratorio ‘Papa Francesco’ nasce proprio con l’obiettivo di ridurre lo spreco alimentare e per ridurre i costi di smaltimento. Questo nuovo progetto, riparte dalle eccedenze alimentari per riciclare il materiale ancora buono, in modo che venga rimesso in un circolo virtuoso e reinserito in un processo di distribuzione solidale”.

I prodotti che raccogliere, come verranno trattati?
“Saranno trasformati in marmellate, succhi di frutta, passate, e verrà reinserito nel circuito virtuoso per le persone che sono in difficoltà”

Il laboratorio, insieme a Roma Capitale, mette a disposizione delle borse lavoro per ex detenuti: è un modo per dare fiducia a chi non è ben visto dalla società?
“Il progetto dall’inizio prevedeva che venissero impiegate per il lavoro le persone che sono in fine pena; anche adesso, siccome Roma Capitale ha messo a disposizione delle borse di lavoro, ci saranno delle persone che hanno finito il carcere o sono alla fine. La missione di Isola solidale è quella, come Papa Francesco ha ripetuto più volte, di ridare dignità alla persona. Si può fare in tanti modi e, uno di questi, sicuramente, è dando un piccolo stipendio, poter vivere e non dover delinquere di nuovo. Un progetto importante perchè inizia con il non sprecare il cibo e rimetterlo in circolo, impiegando delle persone fragili che attraverso questo processo avranno un reinserimento sociale adeguato”.

Sono molte le famiglie che beneficiano di questi nuovi prodotti?
“Durante il lockdown abbiamo distribuito pacchi alimentari a più di 300 famiglie nel territorio del comune di Roma, presumiamo di tener presente loro, ma questo è un dato in evoluzione, anche in base alla produzione di alimenti che avremo”.

Quanti sono gli ex detenuti che lavorano al laboratorio?
“Al momento sono quattro, ma stiamo lavorando per farli aumentare a sei”.

Al momento avete altri progetti attivi?
“Si progetti di inclusione, abbiamo realizzato corsi di agronomia, di alfabetizzazione informatica. Iniziative che portiamo avanti sistematicamente”.

Quanto è importante restituire dignità attraverso il lavoro alle persone?
“E’ molto importante, anche dal punto di vista della missione di Isola Solidale, che è quella della non recidiva. Quando una persona termina il suo periodo di detenzione non è semplice, a causa di tutti i pregiudizi che ci sono. La cosa più importante è cercare di dare fiducia alle persone ed evitare che ricadano nel reato”.

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